<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-569643677970321498</id><updated>2011-07-30T14:57:01.358-07:00</updated><category term='Amazzonia'/><category term='Papua Nuova Guinea'/><category term='Africa'/><category term='Europa'/><category term='Indonesia'/><category term='Globale'/><category term='Siberia'/><category term='Finlandia'/><title type='text'>Foreste</title><subtitle type='html'>In viaggio nelle foreste del pianeta, tra crimini ambientali, attivisti e popoli indigeni</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>Sergio Baffoni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13873605405503264369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='28' src='http://lh5.google.com/sergio.baffoni/R0aQhRLpyiI/AAAAAAAABLU/IQ9N_pvWIdY/kalimantan-sergio.jpg?imgmax=640'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>77</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-569643677970321498.post-3210668800757472184</id><published>2011-07-03T14:53:00.001-07:00</published><updated>2011-07-03T14:57:45.122-07:00</updated><title type='text'>Conglomerati cinesi e fondamentalisti americani</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-FZqYKkwigUU/ThDlqgC38-I/AAAAAAAACx8/p5SwOV2m2DA/s1600/suluk.jpg" imageanchor="1" style="clear:left; float:left;margin-right:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;img border="0" height="243" width="320" src="http://4.bp.blogspot.com/-FZqYKkwigUU/ThDlqgC38-I/AAAAAAAACx8/p5SwOV2m2DA/s320/suluk.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;L’elicottero sorvola il villaggio, e all’improvviso si scatena l’inferno. Una pioggia di fuoco quella che cade sulle case, tra la gente che fugge. Il liquido infiammabile è sparso da un elicottero della polizia, dopo che nel villaggio ha fatto irruzione una composita truppa d’assalto composta da agenti di polizia, security privata e bande criminali.&lt;br /&gt;Alla fine dell’incursione sul villaggio indonesiano di Suluk Bongkal, 400 capanne sono state carbonizzate, 70 abitanti del villaggio arrestati, e due bambini sono trovati morti, uno ucciso dalle fiamme, l’altro annegato in una pozza mentre fuggiva nella foresta. Gli arrestati saranno poi trattenuti per mesi senza processo.&lt;br /&gt;I contadini del villaggio non volevano cedere le loro terre al colosso cartario che aveva ottenuto la concessione in una fetta di foresta già abitata. Il colosso cartario sino-indonesiano Asia Pulp &amp; Paper (APP) ha un pressante bisogno di nuovi terreni da ripulire e mettere a piantagione, e il governo rilascia loro nuove concessioni senza curarsi dei diritti di indigeni e comunità locali e quando questi non accettano di abbandonare le proprie case, si passa alle maniere spicce. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’impresa PT Arara Abadi aveva ottenuto la concessione alcuni anni prima, ma assieme ad altre imprese del gruppo APP, era finita nel mirino di investigazioni sul taglio illegale, che avevano portato al sequestro di un milione di metri cubi di legname. Secondo gli investigatori le concessioni erano state rilasciate in modo irregolare. &lt;br /&gt;Probabilmente gli abitanti del villaggio di Suluk Bongkal avevano festeggiato, ma contro la polizia di Riau è intervenuto l’allora ministro delle foreste Malam Kaban, e dopo mesi di braccio di ferro istituzionale, il capo della polizia di Riau, brigadiere Suciptadi, era stato rimosso. Nel giro di pochi giorni, ecco la polizia locale schierata assieme alle guardie private della Arara Abadi nel distruggere il villaggio.&lt;br /&gt;Suluk Bongkal non un’eccezione. L’espansione delle piantagioni minaccia, inoltre, direttamente la sussistenza e i diritti delle comunità forestali e dei popoli indigeni dell'area rischiando di aggravare le loro già difficili condizioni di vita, e conflitti similari sono diffusi trai Jambi e Riau. Le violazioni dei diritti umani si estendono anche ai giornalisti: nel luglio 2009 la security aziendale a di un’altra impresa del gruppo APP, la PT Lontar Papirup Pulp and Papers, ha sequestrato due reporter della televisione France 24, che riprendevano camion di tronchi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Con il vostro appoggio stiamo contribuendo a creare centinaia di migliaia di posti di lavoro in Indonesia" scrive la APP ai propri clienti preoccupati del fatto che iniziano a circolare sempre più informazioni sulle pratiche della APP.&lt;br /&gt;La APP sostiene di lavorare per il benessere delle comunità delle aree in cui opera, lasciando intendere che il sacrificio delle foreste sia necessario allo sviluppo di un paese povero. Ma l’espansione delle piantagioni, quando non avviene ai danni della foresta pluviale, distrugge più posti di lavoro di quanti ne crei (le piantagioni industriali hanno un'intensità di lavoro molto più bassa dell'agricoltura tradizionale indonesiana) e causa grandi conflitti, spesso scacciando le comunità contadine dalle loro terre, lasciandole senza lavoro, casa e mezzi di sussistenza. Le foreste indonesiane danno da vivere a 30 milioni di persone, tra cui 300 gruppi indigeni, e la loro distruzione lascia questa gente senza casa, senza fonti di sussistenza, senza il loro ambiente e la loro cultura. La loro vita, sostenuta dalla foresta per migliaia di anni, si trasforma in una povertà senza radici né mezzi di sussistenza dignitosi. Secondo la FAO, in tutto il mondo le foreste danno da vivere 1,2 miliardi di persone, che vivono in sistemi agro-forestali, e ovunque, la deforestazione crea miseria. Non stupisce che i conflitti tra le sussidiarie della APP e le comunità contadine che vivono nelle nuove aree assegnate in piantagione, siano spesso aspri. Secondo un rapporto pubblicato da Human Rights Watch redatto sulla base dei dati forniti dalla Commissione per lo Sradicamento della Corruzione (KPK) voluta dallo stesso Presidente della Repubblica, il settore forestale indonesiano avrebbe sottratto circa 2 miliardi di dollari, tra tasse evase, sussidi "aggiustati" e prelievo di tronchi senza le necessarie autorizzazioni. La stessa cifra, secondo i calcoli della Banca Mondiale, sarebbe sufficiente ad assicurare l'assistenza sanitaria a 100 milioni di indigenti per almeno due anni. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Eppure, dall'altra parte dell'oceano, le accuse di imperialismo ambientaliste stanno  Una associazione chiamata "Consumers Alliance for Global Prosperity" si è specalizzata in campagne contro gli ambientalisti, la cui colpa principale è proteggere le foreste e le specie minacciate "in questo modo condannano milioni di persone nei mondo in via di sviluppo ad ignobile povertà. Guarda caso, dietro la Consumers Alliance for Global Prosperity e le violente campagne anti-ambientaliste, si nascondono i finanziatori cinesi della APP, che secondo un'inchiesta del New York Times, sono riusciti a coinvolgere i Tea Party, l'ala più oltranzista del Partito Repubblicano, nel sostegno alla causa della APP: il diritto di importare cellulosa e carta dalla Cina e dall'Indonesia senza curarsi di inezie come gli impatti ambientali. Una bizzarra alleanza, ma il denaro fa miracoli. E il denaro alla APP non manca. Mentre assieme ai Tea Party, accusa gli ambientalisti di condannare alla povertà 100 milioni di indonesiani, l'impresa, controllata da uno degli uomini più ricchi del paese, continua sottrarre terreni ai contadini poveri. Sarà difficile convincere i contadini di Suluk Bongkal che le loro case e i loro campi sono stati dati alle fiamme per promuovere sviluppo e benessere.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/569643677970321498-3210668800757472184?l=sergiobaffoni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/feeds/3210668800757472184/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=569643677970321498&amp;postID=3210668800757472184' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default/3210668800757472184'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default/3210668800757472184'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/2011/07/conglomerati-cinesi-e-fondamentalisti.html' title='Conglomerati cinesi e fondamentalisti americani'/><author><name>Sergio Baffoni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13873605405503264369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='28' src='http://lh5.google.com/sergio.baffoni/R0aQhRLpyiI/AAAAAAAABLU/IQ9N_pvWIdY/kalimantan-sergio.jpg?imgmax=640'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-FZqYKkwigUU/ThDlqgC38-I/AAAAAAAACx8/p5SwOV2m2DA/s72-c/suluk.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-569643677970321498.post-4617304412457313905</id><published>2010-09-03T14:48:00.000-07:00</published><updated>2011-07-11T06:12:56.659-07:00</updated><title type='text'>C'è posta per te</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-nNYqMs2MucU/ThDjdMbsPbI/AAAAAAAACx0/mKS3B29mKFA/s1600/denuncia.jpg" imageanchor="1" style="clear:left; float:left;margin-right:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;img border="0" height="320" width="300" src="http://3.bp.blogspot.com/-nNYqMs2MucU/ThDjdMbsPbI/AAAAAAAACx0/mKS3B29mKFA/s320/denuncia.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Il postino non suona sempre due volte, e a volte vorresti non suonasse mai. Come quando, fra pubblicità indesiderate e bollette ancor più indesiderate, spunta una denuncia con una richiesta di risarcimento di 500.000 euro. E allora la cosa si fa seria.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Qualche mese fa, l'associazione ambientalista Terra! ha fatto luce su un’aggressiva campagna di espansione nel mercato italiano da parte di una delle imprese più distruttive del mondo, la Asia Pulp &amp; Paper (APP). Nel giro di pochi mesi, questa impresa - che da sola a spianato oltre un milione di ettari di foreste pluviali, un'area vasta quanto l'Abruzzo, per farne piantagioni di acacia - ha aperto uffici in Italia, Spagna, Regno Unito, Austria e Germania. Da questi uffici organizza un esercito di venditori sguinzagliati a proporre nuove carte a prezzi vantaggiosi. E così l'Italia è divenuta il primo importatore europeo di prodotti cartari dall’Indonesia, superando le 77.000 tonnellate. Nel 2009, editori, tipografie e rivenditori di carta hanno acquistato oltre 40.000 tonnellate di carta soltanto dalle tre cartiere indonesiane del gruppo APP: Tjiwi Kimia, Pindo Deli e Indah Kiat. Questo aumento delle vendite spinge il colosso cartario a produrre di più e ne alimenta la cronica fame di fibre che lo spinge a convertire sempre nuove foreste in piantagioni di acacia. Per questo Terra!, assieme a 40 associazioni ambientaliste europee, ha chiesto alle imprese del settore di interrompere ogni relazione commerciale con il colosso cartario sino-indonesiano. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Terra! sottolineava che acquistando prodotti della APP, si favorisce l'espansione sul mercato italiano dei suoi prodotti, che rischiano di mettere fuori gioco la produzione cartaria nazionale proprio in un momento di crisi, e al tempo stesso si incoraggia la APP ad espandere ulteriormente le proprie pratiche distruttive in Indonesia, ai danni delle residue foreste pluviali e delle comunità che vi abitano&lt;br /&gt;Imprese come Mondadori Printing, De Agostini, Gucci, Versace, Ferragamo, Burgo, Fedrigoni, Kimberly-Clark, Nestle, Kraft, Fuji Xerox, Unilever, Stamples, Office Depot, Corporate Express, Metro, hanno compreso come le pratiche della APP siano distruttive e  incompatibili con i propri valori aziendali e hanno evitato o interrotto l'acquisto di prodotti da APP. &lt;br /&gt;Chi la campana di Terra! proprio non ha voluto ascoltarla sono le Cartiere Paolo Pigna invece non hanno ritenuto importante dare una risposta e quando Terra! ha divulgato il legame commerciale tra la APP e Cartiere Pigna, quest’ultima si è affrettata a dichiarare alla stampa che si trattava di una menzogna: "Cartiere Pigna non tiene rapporti commerciali con la società indonesiana Asian Pulp and Paper e non si approvvigiona di prodotti derivanti dalle foreste indonesiane".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Pigna però non si è limitata a diramare comunicati: ha citato Terra! per danni. L’associazione ambientalista è stata così condannata a pagare 20.000 euro più le spese, per aver rivelato un fatto vero. Infatti, in sede processuale, Terra! ha fornito gli estremi di diverse fatture che provano gli scambi commerciali tra Cartiere Pigna e la APP, per cui Pigna ha dovuto ammettere di aver acquistato carta dalla APP. Ma non basta: Terra! ha fatto analizzare dei quaderni Pigna Monocromo, uno dei prodotti più venduti dall’impresa, e sono risultati pieni di fibre provenienti da foreste pluviali: tra il 62 e il 74% di acacia (le cui piantagioni vengno messe su abbattendo le foreste pluviali e torbiere) e tra il 19% e il 36% di latifoglie miste tropicali (MTH), ossia foresta pluviale ridotta in trucioli. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le prove evidenti del legame di alcuni prodotti della Pigna con la deforestazione non ha impedito a questa impresa di tirare dritto e ottenere una condanna per Terra! "Certo è che una associazione ambientalista ci penserà due volte prima di esporre un crimine ambientale" sostengono preoccupati gli attivisti di Terra!. Insomma, deforestare va bene, distruggere il clima globale anche, denunciare quanto accade invece no. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Terra! ovviamente è riscorsa in appello, ma nel frattempo ha trovato la solidarietà di oltre cinquanta associazioni: "la legge dovrebbe perseguire le imprese responsabili di crimini ambientali contro le forese pluviali dell'Indonesia e contro il clima, invece di condannare chi ha messo in luce il problema - recita il comunicato - E' una palese violazione del diritto di parola, e un tentativo di impedire le campagne ambientali". Tra i firmatari del comunicato, Greenpeace, Legambiente, Friends of the Earth, Rainforest Action Network e numerosi altri.&lt;br /&gt;"Sosteniamo Terra! nella sua battaglia contro un verdetto ingiusto - prosegue il comunicato - Consideraiamo l'attacco di Pigna a Terra cone un attacco a ciascuno di noi, che lavoriamo per un ambiente più sostenibile".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un recente rapporto di Reporter Senza Frontiere, ha messo in guardia sulla crescita delle intimidazioni verso chi rivela crimini ambientali: "Quando si rivelano crimini commessi da imprese e governi locali, iniziano i guai" . Ora, fanno notare gli attivisti di Terra! dall'Uzbekistan all'Indonesia, le intimidazioni sono arrivate all'Italia. Ora Terra! dovrà pagare alla Pigna il danno causato dalle proprie rivelazioni. Ma chi pagherà per i danni al clima globale?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/569643677970321498-4617304412457313905?l=sergiobaffoni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/feeds/4617304412457313905/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=569643677970321498&amp;postID=4617304412457313905' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default/4617304412457313905'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default/4617304412457313905'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/2011/07/ce-posta-per-te.html' title='C&apos;è posta per te'/><author><name>Sergio Baffoni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13873605405503264369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='28' src='http://lh5.google.com/sergio.baffoni/R0aQhRLpyiI/AAAAAAAABLU/IQ9N_pvWIdY/kalimantan-sergio.jpg?imgmax=640'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-nNYqMs2MucU/ThDjdMbsPbI/AAAAAAAACx0/mKS3B29mKFA/s72-c/denuncia.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-569643677970321498.post-8909358124173560538</id><published>2010-03-29T10:32:00.000-07:00</published><updated>2010-04-04T06:41:34.774-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Indonesia'/><title type='text'>L’uomo della foresta</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://lh6.ggpht.com/_dDd2Pf71v2M/Rxbq7gqNPMI/AAAAAAAAAX0/dZ_C4-IDnTY/s576/2007-09-20-75-kalimantan-foresta.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 576px; height: 472px;" src="http://lh6.ggpht.com/_dDd2Pf71v2M/Rxbq7gqNPMI/AAAAAAAAAX0/dZ_C4-IDnTY/s576/2007-09-20-75-kalimantan-foresta.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;La fragile struttura di metallo oscilla a ogni gradino. La scala pioli sale lungo la torre per sessanta metri. Dal suolo le carnivore colorate e le piccole palme di sago si fanno sempre più piccole, fino a profondare nel buio, man mano che gradino dopo gradino la luce inizia a penetrare fra le fronde degli alberi e compaiono i rimi pezzi di cielo. In cima alla torre vigilano silenziosi i macchinari per le rilevazioni atmosferiche e lo studio dei gas rilasciati dalla foresta.&lt;br /&gt;Un rumore secco vibra nell’aria, come un tronco vuoto percosso. Poi un muoversi di fronde. Accelero la salita, le mani sudate scivolano sul metallo umido, ma arrivo in temo all’appuntamento: due alberi più in la si affacciano due oranghi, una madre con un piccolo. Siamo alla stessa altezza, faccia a faccia. Loro su un ramo di ditperocarpa, io sul mio albero artificiale di metallo. Mi guardano con una curiosità celata da apparente disinteresse: che ci fa questo estraneo nel loro territorio? È uno sguardo  indulgente, da vecchio saggio. Che ha visto tante storie, tante intemperanze, e ora guarda alla vita degli umani con pietoso distacco. &lt;br /&gt;Oscillano tra i rami senza fretta, poi, realizzato che non succede niente, oscillano mollemente sulle lunghe braccia. Smetto di sperticarmi verso il vuoto e riprendo a salire mentre l’oscillare dei rami si allontana lentamente.&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://lh4.ggpht.com/_dDd2Pf71v2M/RxbqfAqNPKI/AAAAAAAAAXg/iM3Upo3j8h0/s640/2007-09-20-56-kalimantan-foresta.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 640px; height: 480px;" src="http://lh4.ggpht.com/_dDd2Pf71v2M/RxbqfAqNPKI/AAAAAAAAAXg/iM3Upo3j8h0/s640/2007-09-20-56-kalimantan-foresta.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Orango in realtà significa uomo. Il nome vero è orang-utan, che in malay significa uomo della foresta. E per millenni questi uomini delle foreste hanno abitato pacificamente le loro foreste. Ma poi gli uomini delle città hanno cominciato ad abbattere le loro foreste, e i pacifici oranghi si sono ritirati, e poi ritirati ancora man mano le motoseghe avanzavano. Ora stanno per estinguersi, come tutti gli altri parenti dell’uomo: gorilla, scimpanzè, bonobo. Gli scalini scorrono uno dopo l’altro. Quanti ne restano ancora? Quanti anni restano agli oranghi prima di sparire per sempre? Quando arrivo in cima alla torre, la vegetazione è completamente diversa. Al nero macchiato di verde scuro e marrone si sostituisce un tappeto di fronde verde chiaro, quasi argentato, appena ingrigito dall’umidità verso l’orizzonte. Il sole picchia diretto e brucia sulla pelle quassù. Da sopra vedo i due oranghi allontanarsi lentamente, come due ragnetti rossi, allungandosi con le braccia, di ramo in ramo.&lt;br /&gt;Verso ovest il mare di foresta si stende all’infinito, fino a sciogliersi nel cielo. Ma a est dopo qualche chilometro la foresta s’interrompe brutalmente lasciando posto a un deserto costellato di tronchi secchi. È l’inarrestabile avanzata della civiltà.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/569643677970321498-8909358124173560538?l=sergiobaffoni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/feeds/8909358124173560538/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=569643677970321498&amp;postID=8909358124173560538' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default/8909358124173560538'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default/8909358124173560538'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/2009/03/luomo-della-foresta.html' title='L’uomo della foresta'/><author><name>Sergio Baffoni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13873605405503264369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='28' src='http://lh5.google.com/sergio.baffoni/R0aQhRLpyiI/AAAAAAAABLU/IQ9N_pvWIdY/kalimantan-sergio.jpg?imgmax=640'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://lh6.ggpht.com/_dDd2Pf71v2M/Rxbq7gqNPMI/AAAAAAAAAX0/dZ_C4-IDnTY/s72-c/2007-09-20-75-kalimantan-foresta.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-569643677970321498.post-1322119630507641918</id><published>2010-02-04T10:38:00.000-08:00</published><updated>2010-04-04T06:42:50.695-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Indonesia'/><title type='text'>Vi ricordate le lucciole?</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://lh6.ggpht.com/_dDd2Pf71v2M/RxbvYgqNPXI/AAAAAAAAAZs/LMnI5OiOTpo/s640/2007-10-51-kalimantan-foresta.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 640px; height: 470px;" src="http://lh6.ggpht.com/_dDd2Pf71v2M/RxbvYgqNPXI/AAAAAAAAAZs/LMnI5OiOTpo/s640/2007-10-51-kalimantan-foresta.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;L’ora è arrivata. Dal tappeto di fronde, venti metri più in basso, si leva un coro di suoni, sirene e ululati, come se qualcuno stesse cercando di rubare contemporaneamente tutte le auto parcheggiate di un’intera città.&lt;br /&gt;È il canto del tramonto, che in realtà precede il tramonto di alcune ore. Sceso alla base della torre mi trovo immerso nel buio, e solo dopo alcuni minuti gli occhi si riabituano completamente alla penombra. Arrivato al campo la penombra si è fatta buio pesto. Un buio vivo, abitato da suini, scricchiolii, cicaleggi, fruscii. Impastato di odori umidi, caldi, viscosi. Un buio interrotto e reso più denso dal fitto svolazzare delle lucciole. Le lucciole… È un tuffo nell’infanzia, quando volavano a centinaia nell’aria fredda dietro casa, in Trentino. Cercavo di acchiapparle per fare le lanterne degli gnomi. Ricordo la delusione di questa magica luce delle fate, che una volta portata alla luce si rivelava un banale coleotterino dal colore insipido. Era difficile capire che le magie non possono essere portate in casa, che devono restare nel loro mondo. Ma erano sempre una magia. Ora non ci sono più, come le magie dell’infanzia, come gli gnomi, come le favole: una cosa del passato. Ma a differenza delle favole, non le ha fatte svanire la scuola, le hanno eliminate in pochi decenni i pesticidi dei nostri campi.&lt;br /&gt;Guardo le piccole luci che oscillano tremolando nell’aria e mi domando decenni ci vorranno per far piazza pulita di questa foresta, di questo buio così intenso e vivo, delle sue luci tremolanti, dei suoi suoni. E un giorno anche questa notte non sarà che la dolce bugia di un racconto fatato.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/569643677970321498-1322119630507641918?l=sergiobaffoni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/feeds/1322119630507641918/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=569643677970321498&amp;postID=1322119630507641918' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default/1322119630507641918'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default/1322119630507641918'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/2009/03/vi-ricordate-delle-lucciole.html' title='Vi ricordate le lucciole?'/><author><name>Sergio Baffoni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13873605405503264369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='28' src='http://lh5.google.com/sergio.baffoni/R0aQhRLpyiI/AAAAAAAABLU/IQ9N_pvWIdY/kalimantan-sergio.jpg?imgmax=640'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://lh6.ggpht.com/_dDd2Pf71v2M/RxbvYgqNPXI/AAAAAAAAAZs/LMnI5OiOTpo/s72-c/2007-10-51-kalimantan-foresta.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-569643677970321498.post-3386539742841013416</id><published>2009-12-16T11:08:00.000-08:00</published><updated>2011-07-03T14:59:29.393-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Globale'/><title type='text'>In nome della Regina</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.portalestoria.net/IMAGES%2051/margrethe%20II.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 180px; height: 240px;" src="http://www.portalestoria.net/IMAGES%2051/margrethe%20II.jpg" border="0" alt="" /&gt; &lt;a href="http://www.salvaleforeste.it"&gt;-&lt;/a&gt; Un lussureggiante ciuffo di palme si erge, offuscato appena dall'aria umida. Gocce di condensa si raggrumano sul terriccio. Penso alle piantagioni che in Indonesia divorano la foresta, liberando tonnellate di carbonio in atmosfera man mano che la torba viene drenata e si ossida. Sono lontane quelle piantagioni, ma qui vicino si decide il futuro di quelle foreste. Dietro dietro le palme , il bianco azzurrino di un vetro incrostato di neve: è qui, a Copenaghen, che si riunisce il vertice mondiale del clima. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il palmizio non è che un'aiola della piscina comunale, temporaneamente adibita a centro rionioni del Clima Forum, il forum della gente e della società civile. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_dDd2Pf71v2M/Sy0m5FBs2oI/AAAAAAAACos/5eUBmIApOxw/s1600-h/palmizi.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 230px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_dDd2Pf71v2M/Sy0m5FBs2oI/AAAAAAAACos/5eUBmIApOxw/s320/palmizi.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5417028688840284802" /&gt;&lt;/a&gt; Associazioni ambientaliste, gruppi indigeni, fondazioni e centri culturali si riuniscono per parlare di clima con de cine di dibattiti e workshop in contemporanea. Un modo per coinvolgerli  - o meglio per tenerli a distanza dal vertice vero e proprio, che si tiene al Bella Center, a diversi chilometri di distanza, protetto da numerose recinzioni. Un segnale in questo senso viene proprio dal Bella Center: migliaia di rappresentanti di asso citazioni già accreditate non vengono fatti entrare. Lo spazio delle strutture risulta essere inadeguato a un vertice ONU, a cui ormai da anni partecipano numerosi rappresentanti delle associazioni della società civile. Di 30.000 accreditati ne entrano solo 900, e per il giorno successivo si annuncia un numero chiuso di 90. Intanto delegati, parlamentari e perfino ministri gelano facendo la fila per cinque, otto, nove ore. Invano..&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_dDd2Pf71v2M/Sy0q1SYZNjI/AAAAAAAACqU/dQGzJtBAT-A/s1600-h/CIMG4446.JPG"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 214px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_dDd2Pf71v2M/Sy0q1SYZNjI/AAAAAAAACqU/dQGzJtBAT-A/s320/CIMG4446.JPG" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5417033021752161842" /&gt;&lt;/a&gt; Gli esclusi si ritrovano al Clima Forum: "Abbiamo il diritto di entrare" sostengono. E lamentano la mancanza di trasparenza del vertice, dove i delegati fanno la notte a stilare su una bozza, mentre la mattina dopo la Presidenza presenta un documento completamente diverso, buttato giù nel corso di una trattativa privata. È così che si decide la manifestazione del giorno successivo si recherà al Balla Center e tenterà di entrare nel parcheggio, dove organizzerà un incontro con i delegati che vorranno uscire. Ma anche il parcheggio è off-limits, e la polizia ha già mostrato la mano pesante. Pochi giorni prima, la manifestazione è stata caricata per la presenza di un non ben specificato gruppo "sospetto". De cine di pacifici manifestanti sono stati costretti a restare cinque ore sdraiati per terra nel gelo, con le mani legate dietro la schiena. Successivamente la polizia ha assaltato con i lacrimogeni la conferenza tenuta da Naomi Klein al Cristiania. Agenti di polizia si sono fatto irruzione anche nella sauna annessa al centro, esigendo i documenti da anziani signori completamente nudi.&lt;br /&gt;Anche il gruppo di manifestanti in bicicletta ha visto un'irruzione delle forze dell'ordine, che hanno sequestrato pericolosi strumenti dotati di ruote e pedali. La polizia sembra avere liste dettagliate degli organizzatori delle diverse associazioni, che arresta preventivamente, senza che abbiano commesso alcun reato. Il governo ha fatto arrivare delle gabbie modello Guantanamo, per quelli che chiama i "prigionieri del clima".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E il clima sembra davvero prigioniero di un vertice strozzato da interessi e veti incrociati. Intanto il messaggio è chiaro: nessuna voce diversa deve disturbare un manovratore troppo impegnato a distruggersi da solo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_dDd2Pf71v2M/Sy0pgdjrOoI/AAAAAAAACp8/bEbPytiedtA/s1600-h/climate_police_660477a.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 238px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_dDd2Pf71v2M/Sy0pgdjrOoI/AAAAAAAACp8/bEbPytiedtA/s320/climate_police_660477a.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5417031564463389314" /&gt;&lt;/a&gt;  &lt;/a&gt;  Le palme sono rimaste al Clima Forum. È ancora buio alla stazione metro di Tåmby, il buio pastoso dell'inverno nordico, anche se sono le otto passate. Attorno al cono di luce di un fanale danza un mulinello di fiocchi di neve. Si imbiancano i cappucci, i fazzoletti, i colorati cappelli indigeni, sui volti scuri di gente che non ha mai visto la neve in vita sua, che non sapeva cos'è il freddo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Frotte di giornalisti e fotografi sciamano attorno ai manifestanti come mosche al miele. chi si sofferma sui dread infiocchettati di un alto scandinavo, chi si butta a pesce su un pagliaccio malandato. Basta una bicicletta dalla forma originale a far guadagnare un minuto di celebrità. Guardo con un certo disgusto a quel carosello di interviste e scatti, ma chi è senza peccato s cagli la prima pietra. E del resto è così che funziona: se il folklore è l'unico mezzo per esistere, ben venga il folklore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La manifestazione parte ordinatamente e si avvia verso un nulla silenzioso dei fiocchi di neve. Un cordone di manifestanti stringe i lati del corteo per evitare l'entrata o l'uscita dei soliti gruppetti fuori controllo, si tratti di manifestanti o di polizia in borghese. Il sistema funziona: non si vedono i fantomatici &lt;span style="font-style:italic;"&gt;black blocker&lt;/span&gt;, non vola un sasso, nessun danno, nessuna violenza. &lt;br /&gt;Ma all'arrivo c'è una brutta sorpresa: la strada è interrotta da un nuovo recinto di muro e ferro. Pochi mesi fa tutti i media del mondo commemoravano la caduta del muro di Berlino. Nessuno nota l'erezione di questo nuovo muro, fra tanti altri, che divide tra governanti e governati. E davanti al muro un recinto di giganti in armatura. chissà se li selezionano in base all'altezza come i corazzieri, o se si tratta di un esperimento genetico di razza superiore. Magari hanno solo le scarpe col tacco nascosto, come il premier italiano. Fatto sta che ci guardano dall'alto, somministrando manganellate e spray urticante. La manifestazione era autorizzata fino al Bella Center, ma a quanto pare non potrà arrivare fino all'entrata. I manifestanti sono disorientati. Provano a stringersi contro quella rete di ferro, ma vengono respinti con poca grazia. I fotografi entrano in visibilio. Meno male.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_dDd2Pf71v2M/Sy0pwQwU5oI/AAAAAAAACqE/EsTsyEhepQg/s1600-h/climate-11.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 230px; height: 290px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_dDd2Pf71v2M/Sy0pwQwU5oI/AAAAAAAACqE/EsTsyEhepQg/s320/climate-11.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5417031835904697986" /&gt;&lt;/a&gt; Dal Bella center gruppi di delegati provano a uscire per unirsi alla manifestazione, ma vengono anche loro respinti con violenza. Volano le prime bastonate, poi la polizia scatena i cani, che si avventano sui delegati. Sul corteo si stringe una morsa di blindati e polizia, che avanza progressivamente.&lt;br /&gt;Dall'alto di un blindato un altoparlante recita in inglese: "In nome della Regina, dichiariamo questa manifestazione illegale. Lasciate questo luogo immediatamente e in modo pacifi co o sarete arrestati. In nome della Regina..."&lt;br /&gt;Mi domando se è in nome della Regina che il summit di Copenaghen sta sprofondando nel nulla, se è in nome della Regina che il pianeta si avvierà a friggere come una patatina.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In nome della Regina. I blindati avanzano sui manifestanti come un rullo compressore. Alcuni ragazzi legano una fila di biciclette, sperando di fermarli, almeno simbolicamente. L'ammasso di ferri contorti viene trascinato via.&lt;br /&gt;Mi volto e vedo che un blindato sta avanzando sul lato, tagliando in due i manifestanti. Diamine: stanno circondando migliaia di persone, chiudendo la strada sui due lati. Ma che strategia è questa? Imbottigliare migliaia di persone senza lasciare loro una via di uscita, significa tenerle compatte e spaventate, significa istigare reazioni violente. che senso ha? L'aria sa di spray urticante. In lontananza sento il ringhiare dei cani. Ma chi diavolo è questa perfida Regina?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il blindato avanza verso l'ultimo punto di strada libera. È una follia, bisogna impedirlo. Vorrei chiamare qualcuno, e provo anche a lanciare qual che grido, ma sono tutti occupati a difendere il camion dei manifestanti, che è stato espugnato dai gendarmi. c'è solo una cosa da fare: allargo le braccia e mi metto davanti al blindato. chissà, forse è proprio quello che lanciava proclami in nome della Regina.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_dDd2Pf71v2M/Sy0n2LAQD0I/AAAAAAAACo8/HJUSg0KY4AI/s1600-h/4191461740_51a1e00666.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 213px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_dDd2Pf71v2M/Sy0n2LAQD0I/AAAAAAAACo8/HJUSg0KY4AI/s320/4191461740_51a1e00666.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5417029738416836418" /&gt;&lt;/a&gt; Il blindato spinge, ma mi aggrappo alla grata, e quello si ferma. È stato facile, pure troppo. Penso che se uno o due di questi giganti escono, mi portano via in un secondo e manco se ne accorge nessuno. Per fortuna restano dentro il blindato, forse lo ritengono più sicuro, forse anche loro stanno chiamando i loro colleghi. come io vorrei altri manifestanti venire al mio misero blindato. Ma nessuno di loro sembra notarmi. Provo a chiamare, ma c'e' troppa confusione, nessuno mi sente, nessuno mi vede. Anzi, no, mi vedono i fotografi. In un attimo me ne trovo attorno una decina. La cosa mi imbarazza, vorrei digli di chiamare qualcuno invece che farmi fare la figura dell'esibizionista, ma so che non avrebbe senso. Appena si distraggono un attimo, sguscio via senza dare nell'occhio, magari riesco pure a chiamare un po' di gente. Ma come mi sposto il blindato riprende subito ad avanzare. Guardo il blindato, e penso: torno. Guardo i fotografi, e penso: no, manco morto, ora tocca a qualcun'altro. Però quel blindato avanza e avanza ancora. Ho perso. Rialzo le braccia e mi rimetto là davanti. I fotografi tornano come pesciolini attorno al mangime. Ora sono tutti li, inginocchiati di fronte, mentre me ne sto aggrappato al blindato, crocifisso alla stupidità mediatica. E probabilmente anche alla mia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fino a quano da sinistra avanza un'altro blindato. Non ne posso fermarne due allo stesso tempo. Contemporaneamente il muro di biciclette, tutto accartocciato, viene spinto di lato, la folla si sposta e posso andarmene. Abbandono senza rimpianti il mio blindato, e scompaio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_dDd2Pf71v2M/Sy0oOl2opXI/AAAAAAAACpM/Kgu2pyiAMRk/s1600-h/bici.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 214px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_dDd2Pf71v2M/Sy0oOl2opXI/AAAAAAAACpM/Kgu2pyiAMRk/s320/bici.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5417030157941122418" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/569643677970321498-3386539742841013416?l=sergiobaffoni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/feeds/3386539742841013416/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=569643677970321498&amp;postID=3386539742841013416' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default/3386539742841013416'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default/3386539742841013416'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/2009/12/in-nome-della-regina.html' title='In nome della Regina'/><author><name>Sergio Baffoni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13873605405503264369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='28' src='http://lh5.google.com/sergio.baffoni/R0aQhRLpyiI/AAAAAAAABLU/IQ9N_pvWIdY/kalimantan-sergio.jpg?imgmax=640'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_dDd2Pf71v2M/Sy0m5FBs2oI/AAAAAAAACos/5eUBmIApOxw/s72-c/palmizi.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-569643677970321498.post-5070302652268920272</id><published>2009-09-14T02:53:00.000-07:00</published><updated>2009-12-19T23:56:08.408-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Europa'/><title type='text'>E' morto il dio della foresta?</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_dDd2Pf71v2M/Sp-S7OKF0xI/AAAAAAAACmU/8uKvw-J_cQA/s1600-h/CIMG4203.JPG"&gt;&lt;img style="cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 240px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_dDd2Pf71v2M/Sp-S7OKF0xI/AAAAAAAACmU/8uKvw-J_cQA/s320/CIMG4203.JPG" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5377178026214019858" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;I larici si arrampicano sul ciglio della montagna. I loro aghi soffici sono accesi dal sole al tramonto, e rilucono come ricami luminescanti, lievemente dorati sul verde scuro dell'erica.&lt;br /&gt;Poco più sotto il lago brilla del suo azzurro più intenso. Sulle sue rive dorme Sills Maria, quieto villaggio semiesclusivo per professionisti annoiati.&lt;br /&gt;I pini cembri, che contendono il suolo ai larici, palmo a palmo, profumano l'aria di balsamo. Più che una foresta, è una sottile striscia di bosco, che si snoda tra la valle, già a quota milleottocento, ai prati di apleggio sopra i duemila metri sul livello del mare. Eppure questo sottile e civilizzatissimo bosco, imbrigliato in una fittissime rete di sentieri, si trasformava in immense foreste incontaminate nella fantasia dei turisti ottocenteschi. Foreste impervie e buie, estese per valli e monti, popolate da belve feroci e bizzarri eremiti. Tra questi turisti, Friedrich Nietzsche, che nel suo vagare inquieto tra boschetti rocciosi, sistematizzava il suo Zarathustra.&lt;br /&gt;Passeggiando sul morbido suolo del bosco, Nietzsche immagina di essere Zarathustra che discende dai monti dopo anni di eremitaggio, e si imbatte in un vecchio santo, che vive tra i boschi componendo inni a Dio. L'eremita lo sconsiglia dal lasciare la natura incontaminata e tornare nella città. "Non recarti tra gli uomini! Rimani nella foresta! Va' piuttosto tra gli animali! Perché non vuoi tu essere come me, orso tra gli orsi, uccello tra gli uccelli?" Il Nietzsche-Zarathustra non segue il consiglio del vecchio eremita, per un motivo preciso: "è mai possibile? - si domanda - questo vecchio santo nella sua foresta non sa ancora che Dio è morto."&lt;br /&gt;Il mondo è ora incerto. Dio è morto, e la foresta non è più un rifugio dalla furia degli uomini. Non è più luogo di ritorno alla purezza originaria. La foresta sarà presto sbancata per fare posto a villette in cemento, o per produrre carta su cui stampare pubblicità - Gli uomini e la foresta condividono oramai lo stesso futuro di incertezza. Il destino dell'uomo non origina più dai riti ancestrali della foresta. E' il destino della foresta ad essere appeso al filo della produzione di massa. Nessuno potra più essere orso tra gli orsi, uccello tra gli uccelli.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/569643677970321498-5070302652268920272?l=sergiobaffoni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/feeds/5070302652268920272/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=569643677970321498&amp;postID=5070302652268920272' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default/5070302652268920272'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default/5070302652268920272'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/2009/09/e-morto-il-dio-della-foresta.html' title='E&apos; morto il dio della foresta?'/><author><name>Sergio Baffoni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13873605405503264369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='28' src='http://lh5.google.com/sergio.baffoni/R0aQhRLpyiI/AAAAAAAABLU/IQ9N_pvWIdY/kalimantan-sergio.jpg?imgmax=640'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_dDd2Pf71v2M/Sp-S7OKF0xI/AAAAAAAACmU/8uKvw-J_cQA/s72-c/CIMG4203.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-569643677970321498.post-7121557333078812266</id><published>2009-08-05T08:51:00.000-07:00</published><updated>2009-12-19T23:55:23.064-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Europa'/><title type='text'>Rugiada</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_dDd2Pf71v2M/Snmsku_qijI/AAAAAAAACls/ZTcqO88RGGk/s1600-h/alchemilla.jpg"&gt;&lt;img style="cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 289px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_dDd2Pf71v2M/Snmsku_qijI/AAAAAAAACls/ZTcqO88RGGk/s320/alchemilla.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5366510178078984754" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una radura nel bosco. Erba verde, ancora giovane e umida di rugiada, nell'aria calda dell'estate. Un'ape ronza a distanza, assieme a qualche mosca. Un lieve stormire di foglie, su tra i faggi, e un silenzio avvolgente, come il sole che brilla sugli steli. Ma qualcos'altro brilla. È un pullulare di lucine. Rosse, gialle, turchesi, rosa. Si accendono e si spengono al minimo movimento, basta spostare la testa di qualche centimetro. Come le luci di una minuscola città di notte. Ma è giorno pieno.&lt;br /&gt;Me ne resto affascinato a guardare questi fuochi artificiali in miniatura, catturato dai colori splendenti e sempre diversi, affascinato come un bambino. Ed è proprio da bambino questo spettacolo. Ha tutto il sapore della meraviglia per quell'evento di sogno che era l'albero di natale. O per la scoperta delle luci, dei disegni e degli strani animali del bosco, fatta quando ancora si dovevano portare i pantaloni corti e le ginocchia erano sempre sbucciate.&lt;br /&gt;Me ne resto lì incantato, a guardare quei puntini che si accendono e spengono.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_dDd2Pf71v2M/SnmtOmWdQiI/AAAAAAAACl0/Yb17iuv-IfA/s1600-h/rugiada.jpg"&gt;&lt;img style="cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 199px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_dDd2Pf71v2M/SnmtOmWdQiI/AAAAAAAACl0/Yb17iuv-IfA/s320/rugiada.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5366510897313169954" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non è che acqua. Stupide gocce d'acqua, vapore condensatosi al freddo della notte e poggiatosi sulla prima superficie a disposizione. Eppure quanta magia che c'è in questa cosa stupida. Ci sono i broccati di argentea filigrana intarsiati dalle gocce cristalline sulle tele di ragno. Ci sono le perle di luna, poggiate dalle fate, una a una, sulle foglie di alchemilla, le cui proprietà curative sono famose per i raffreddori. Del resto, cosa aspettarsi dall'erba degli alchimisti?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/569643677970321498-7121557333078812266?l=sergiobaffoni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/feeds/7121557333078812266/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=569643677970321498&amp;postID=7121557333078812266' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default/7121557333078812266'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default/7121557333078812266'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/2009/08/rugiada.html' title='Rugiada'/><author><name>Sergio Baffoni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13873605405503264369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='28' src='http://lh5.google.com/sergio.baffoni/R0aQhRLpyiI/AAAAAAAABLU/IQ9N_pvWIdY/kalimantan-sergio.jpg?imgmax=640'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_dDd2Pf71v2M/Snmsku_qijI/AAAAAAAACls/ZTcqO88RGGk/s72-c/alchemilla.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-569643677970321498.post-7517924824009246830</id><published>2009-05-23T14:21:00.000-07:00</published><updated>2009-05-23T14:29:18.420-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Europa'/><title type='text'>Faggeta notturna</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_dDd2Pf71v2M/ShhqLmnpNVI/AAAAAAAAClE/haYleovUlLw/s1600-h/CIMG2822.JPG"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 300px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_dDd2Pf71v2M/ShhqLmnpNVI/AAAAAAAAClE/haYleovUlLw/s400/CIMG2822.JPG" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5339134105825654098" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Un vento leggero porta profumo di terra. Un cerchio di ombre attorno a un lume. Le loro voci coperte dai rumori del bosco. Sul suolo di foglie secche, un cerchio di sagome mostruosamente distorte, si estendono fino a confondersi con l’oscurità circostante. Come colonne grigiastre, i tronchi dei faggi svettano scomparendo nel nulla opaco del cielo. La foresta non è diversa dal tempio in cui i druidi celti invocavano le divinità silvestri, fino a quando le ordinate legioni romane non hanno fatto piazza pulita dei druidi e dei loro alberi sacri.&lt;br /&gt;La luce si riflette su strati di foglie, che uno sull’altro, ramo su ramo. Cielo su cielo, come un caleidoscopio di  universi sovrapposti.&lt;br /&gt;Gli alberi tacciono. Gli alberi non camminano, non pensano, non parlano. Ma la foresta vive di loro: animali camminano, pensano, alcuni parlano, e tutti lavorano per gli alberi. Diffondono semi, spargono pollini, e ricevono in cambio cibo, riparo, acqua, ossigeno. Gli alberi, nel loro silenzio apparentemente ozioso, orchestrano i diversi strati di vita, la rete di nicchie ecologiche che pullula fra le radici e le fronde. Singoli alberi che ospitano centinaia, a volte migliaia di specie animali, un intero zoo in pochi metri, senza gabbie e senza sbarre. È un governo illuminato, forse perché non pensante, ma è sotto le sue leggi che gli umani hanno imparato il pensiero razionale, quello che nel giro di pochi millenni – in attimo – li ha portati rimuovere tutti gli alberi sul cammino della civiltà industriale.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/569643677970321498-7517924824009246830?l=sergiobaffoni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/feeds/7517924824009246830/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=569643677970321498&amp;postID=7517924824009246830' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default/7517924824009246830'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default/7517924824009246830'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/2009/05/faggeta-notturna.html' title='Faggeta notturna'/><author><name>Sergio Baffoni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13873605405503264369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='28' src='http://lh5.google.com/sergio.baffoni/R0aQhRLpyiI/AAAAAAAABLU/IQ9N_pvWIdY/kalimantan-sergio.jpg?imgmax=640'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_dDd2Pf71v2M/ShhqLmnpNVI/AAAAAAAAClE/haYleovUlLw/s72-c/CIMG2822.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-569643677970321498.post-4723301731693105388</id><published>2009-02-16T12:17:00.000-08:00</published><updated>2009-03-29T10:47:23.335-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Europa'/><title type='text'>Inverno</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_dDd2Pf71v2M/SaBigLd7E4I/AAAAAAAACjY/HtW1E8551Hw/s1600-h/CIMG3054.JPG"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 390px; height: 300px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_dDd2Pf71v2M/SaBigLd7E4I/AAAAAAAACjY/HtW1E8551Hw/s320/CIMG3054.JPG" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5305348666016076674" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;La neve scricchiola sotto lo scarpone, un sussurrio sottile che si fonde al frusciare di un ramo, al gocciolare gelato da un sasso. Ogni tanto il tonfo che libera un ramo dall’eccesso di neve, ogni tanto lo schianto di un ramo che non ce l’ha fatta. E il volo silenzioso di due nibbi reali, fotografati immobili nell’aria gelata.&lt;br /&gt;Sapore di neve sul palato, odore di vento e resina gelata- La foresta è un ammasso di acqua cristallizzata e carbonio vivo, che pulsa lentamente sotto la scorza di freddo.&lt;br /&gt;Unica cosa viva, un corvo si alliscia le penne, dall’alto di un albero secco. Ma sotto di lui cento occhi scrutano silenziosi le ombre di luce sotto il manto bianco. L’inverno sarà duro, come ogni inverno che viene, e un intero popolo di zampe, code e piccoli occhi neri si domanda se vedrà un’altra primavera.&lt;br /&gt;L’inverno è un nemico terribile, per chi lo vive, ma è indulgente. L’inverno uccide, ma non stermina. La foresta tornerà a fiorire. L’inverno non è fuoco, non è cemento, non è bulldozer, e nemmeno pioggia acida. L’inverno è vento che scema, neve che si scioglie al sole di marzo. L’inverno è un respiro nella foresta.&lt;br /&gt;La foresta si illumina all’improvviso di un sole sfolgorante. Un abbaglio di tramonto prima che torni il sonno gelato della notte.&lt;br /&gt;Fuori, la morsa di cemento avanza, metro per metro. Senza fermarsi.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/569643677970321498-4723301731693105388?l=sergiobaffoni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/feeds/4723301731693105388/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=569643677970321498&amp;postID=4723301731693105388' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default/4723301731693105388'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default/4723301731693105388'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/2009/02/inverno.html' title='Inverno'/><author><name>Sergio Baffoni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13873605405503264369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='28' src='http://lh5.google.com/sergio.baffoni/R0aQhRLpyiI/AAAAAAAABLU/IQ9N_pvWIdY/kalimantan-sergio.jpg?imgmax=640'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_dDd2Pf71v2M/SaBigLd7E4I/AAAAAAAACjY/HtW1E8551Hw/s72-c/CIMG3054.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-569643677970321498.post-6844673135399097921</id><published>2008-09-22T03:16:00.000-07:00</published><updated>2009-02-21T12:19:41.504-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Europa'/><title type='text'>Bosco sacro</title><content type='html'>&lt;table style="width:auto;"&gt;&lt;tr&gt;&lt;td&gt;&lt;a href="http://picasaweb.google.com/lh/photo/Lv8XOL2oRcgRwP2N2TgRog?authkey=SbI6xtKXiBI&amp;feat=embedwebsite"&gt;&lt;img src="http://lh4.ggpht.com/_dDd2Pf71v2M/SXhYlULSp6I/AAAAAAAACjQ/DqCoALUuJMs/s400/bosco-sacro.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td style="font-family:arial,sans-serif; font-size:11px; text-align:right"&gt;Da &lt;a href="http://picasaweb.google.com/sergio.baffoni/Foreste?authkey=SbI6xtKXiBI&amp;feat=embedwebsite"&gt;Foreste&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/table&gt;Notte. La processione avanza nella foresta. I sacerdoti danzando battendo il ritmo. Le donne, ghirlande di fiori nei capelli e fiaccole alla mano invocano alla Dea fertilità e elevano misteriose e terribili preghiere, il cui significato si è perso nel tempo. La dea è presente, ne percepiscono i passi tra le le fronde buie. O forse sono animali notturni, che osservano con attenzione lo strano corteo. Ma non fa differenza, gli animali selvatici sono la dea e la dea sono gli animali. Sanno che oggi, in onore alla dea, non la caccia è bandita, nessuno li importunerà.&lt;br /&gt;La foresta respira, trasuda, vibra. Saranno le presenze appena percepibili nel buio, saranno quelle parole arcaiche pronunciate con voce densa, saranno i desideri, i voti, gli auspici. E' la foresta madre, e al tempo stesso ribelle e misteriosa, come il mito stesso della terra. &lt;br /&gt;Non bisogna attraversare gli oceani per trovare foreste magiche. Siamo a pochi passi da Roma, quasi alla sua periferia, e ancora vive il Bosco sacro di Nemi, disteso attrono al lago sacro alla dea. Il potere di questo luogo era grande. La Via Sacra, l'arteria principale del Foro Romano, quella in cui fluivano processioni d'inizio anno, feste sacre e trionfi, punta dritta al Bosco di Nemi, centro religioso di cui Roma era una semplice periferia.&lt;br /&gt;Il Bosco sacro allora si estendeva su tutti i colli Albani, una selva di querce e di lecci che aveva illago come epicentro, il Sacro Specchio di Diana. &lt;br /&gt;Diana Nemorensis (Diana del bosco) era la dea delle foreste. Era Artemide, il mistero delle selve, l'imprendibile dea della natura selvaggia. E non accettava violazioni. Quando il principe tebano Atteone la spiò farsi il bagno nuda, Artemide non perdonò la profanazione, e lo condannò alla pena del contrapasso del cacciatore: lo trasformò in cervo. Il tronfio principe provò cosa vuol dire essere braccati dai cani, e lo sbranarono quegli stessi cani da lui addestrati ad uccidere.&lt;br /&gt;Artemide, la vendetta delle selvaggine, in questo bosco era onorata come Diana, Lucina ed Ecate (e perfino come Iside) &lt;br /&gt;Protetta da Diana, in questo bosco sacro aveva vissuto la ninfa Egeria. Era onorata, e in tanti si recavano fin qui per ascoltare i suoi vaticini, ma non viveva in palazzi o in templi, perchè la sua  casa era la foresta.&lt;br /&gt; Egeria, ispiratrice e sposa del secondo re di Roma, Numa Pompilio. Quando lo sposo morì, Egeria, cui non era dato seguirlo, si sciogliesse in lacrime nel suo bosco, finché Diana, impietosita dal suo dolore, la trasformò in una fonte, una sorgente sgorgava dalle rocce per scendere con cascatelle nel lago. &lt;br /&gt;Oggi Diana Nemorense non regna più su questa regione, e pochi hanno occhi per vedere le lacrime di Egeria confluire nel Sacro Specchio della Dea.&lt;br /&gt;Ma Artemide-Diana è ancora qui, in questo bosco ridotto al cratere, violato dalle ville che hanno strangolato il lago, dalle strade e dai campi recintati.&lt;br /&gt;Artemide tiene ancora qui le sue feste. Non ci sono sacerdoti, né fanciulle coronate di fiori. Ci sono solo loro, gli animali del bosco, i pochi sopravvissuti: ghiri, moscardini, lepri, talpe, arvicole, conigli, donnola, faina, puzzole, volpi ed tassi. &lt;br /&gt;Non è una festa maestosa, come forse l'immaginavano i latini. Da sopra le rupi in tufo arrivano i rumori di una periferia tronfia e sguaiata. Un furgoncino smarmittato, una fresa di ferro, il rantolo di una motosega. Gli antichi canti sono note mute aggrappate alle rocce, le invocazioni misteriose sono dimenticate. Eppure l'antica dea è qui, negli alberi, nelle foglie, nel fremito degli animali. I suoi piedi nudi calpestano sacchetti di plastica e cocci di bottiglia, i resti abbandonati di uno scavo archeologico. Nella sua terra più antica, Artemide si accampa come un'immigrata clandestina. Violata, umiliata, costretta a subire in silenzio ogni profanazione, Artemide non reagisce più con punizioni esemplari. Sa, la dea decaduta, che questi umani sordi al suo potere, si getteranno da soli nella trappola di Atteone. Si faranno sbranare dai loro stessi cani. E allora le selve ricresceranno attorno alla dea. Con la pazienza dei secoli che verranno.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/569643677970321498-6844673135399097921?l=sergiobaffoni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/feeds/6844673135399097921/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=569643677970321498&amp;postID=6844673135399097921' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default/6844673135399097921'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default/6844673135399097921'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/2008/05/bosco-sacro.html' title='Bosco sacro'/><author><name>Sergio Baffoni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13873605405503264369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='28' src='http://lh5.google.com/sergio.baffoni/R0aQhRLpyiI/AAAAAAAABLU/IQ9N_pvWIdY/kalimantan-sergio.jpg?imgmax=640'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://lh4.ggpht.com/_dDd2Pf71v2M/SXhYlULSp6I/AAAAAAAACjQ/DqCoALUuJMs/s72-c/bosco-sacro.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-569643677970321498.post-7735804183798796422</id><published>2007-11-22T03:33:00.000-08:00</published><updated>2009-02-21T12:18:53.317-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Indonesia'/><title type='text'>Un arcobaleno su Jakarta</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp3.blogger.com/_dDd2Pf71v2M/R0Y7phLpyhI/AAAAAAAABIU/pjo7kaTpZ24/s1600-h/CIMG6558.JPG"&gt;&lt;img style="cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://bp3.blogger.com/_dDd2Pf71v2M/R0Y7phLpyhI/AAAAAAAABIU/pjo7kaTpZ24/s320/CIMG6558.JPG" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5135858009530550802" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ci sono almeno sei diversi corpi di polizia ad aspettare l'attracco della Rainbow Warrior. Fanno sfoggio di divise, mostrine e ghette di colori e fogge diverse. E osservano.&lt;br /&gt;Ma nesuna nave compare all'orizzonte. Per il semplice fatto che l'orizzonte non esiste. Il cielo sopra Jakarta e' un'unica e compatta massa grigiastra, a volte dalle tonalita' giallognole. E non potrebbe essere diverso, un cielo condannato a sonnecchiare sopra quindici milioni di abitanti, con i loro rifiuti bruciati in mezzo alla strada, con i loro otto milioni di veicoli che ogni giorno sbuffano e tossiscono folate nere.&lt;br /&gt;Cosi', senza orizzonte, la Rainbow Warrior semplicemente emerge dalle foschia umida, si manifesta dal nulla, come un arcobaleno. E come un arcobaleno, e' una promessa. La nave arriva dal porto di Dumai, in Sumatra, dove ha bloccato per giorni un carico di olio di palma destinato all'Europa. Nelle settimane precedenti, a poca distanza, gli attivisti nel Forest Defender Camp, hanno conforntato direttamente l'espansione delle piantagioni di palma da olio, costruendo dighe dove le compagnie distruggono la foresta e drenano il terreno. E ora e' qui, nella capitale, che deve essere chiusa la partita, con una legge che vieti una volta per tutte la distruzione delle foreste umide e delle torbiere. Per proteggere il clima globale dal rilascio di carbonio causato dall'erosione della torba, e per proteggere le foreste dalla completa distruzione. &lt;br /&gt;Come un arcobaleno dopo settimane di tempesta. Era ora.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/569643677970321498-7735804183798796422?l=sergiobaffoni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/feeds/7735804183798796422/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=569643677970321498&amp;postID=7735804183798796422' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default/7735804183798796422'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default/7735804183798796422'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/2007/11/un-arcobaleno-su-jakarta.html' title='Un arcobaleno su Jakarta'/><author><name>Sergio Baffoni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13873605405503264369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='28' src='http://lh5.google.com/sergio.baffoni/R0aQhRLpyiI/AAAAAAAABLU/IQ9N_pvWIdY/kalimantan-sergio.jpg?imgmax=640'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp3.blogger.com/_dDd2Pf71v2M/R0Y7phLpyhI/AAAAAAAABIU/pjo7kaTpZ24/s72-c/CIMG6558.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-569643677970321498.post-5909587570629852949</id><published>2007-11-16T18:01:00.000-08:00</published><updated>2007-11-21T21:31:32.969-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Indonesia'/><title type='text'>Caccia all'orso</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://lh4.google.com/sergio.baffoni/Ry6pfO3FtNI/AAAAAAAAAok/xpgwyhOys1E/CIMG6004.JPG?imgmax=640"&gt;&lt;img style="cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px;" src="http://lh4.google.com/sergio.baffoni/Ry6pfO3FtNI/AAAAAAAAAok/xpgwyhOys1E/CIMG6004.JPG?imgmax=640" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sembra Emiliano Zapata. Grande e grosso, non parla mai e gli enormi baffi gli conferiscono un'espressione severa. Ma il sorriso e' dolce come quello di una scolaretta. Se ne sta seduto tutto il tempo, a guardare oltre l'orizzonte, il sarong blu notte avvolto attorno ai fianchi come su un antico guerriero giavanese, o drappeggiato sulle spalle con dignita' senatoriale.&lt;br /&gt;Ci ha guardato in silenzio mentre indicavamo stupiti coppie di buceri o aquile di passaggio. Ci ha guardato in silenzio mentre discutevamo la specie di un gruppo di scimmie. Disapprova? Gli e' indifferente? Difficile dedurlo da quel silenzio, da quella nobile immobilita'.&lt;br /&gt;Ma oggi si e' mosso, Emiliano Zapata.. Non si e' solo mosso. Mi ha afferrato per le spalle e trascinato via come un fuscello. Ha perfino parlato, spiegandomi nonsocche' con concitazione. Ma non ha mollato la presa. &lt;br /&gt;E' uno che inspira fiducia, Emiliano Zapata, forse per il suo silenzio ostinato. Lo seguo docile lungo il sentiero, poi attraverso campi recentemente aperti. Un albero ancora brucia dalle radici, aspettando lo schianto che lo butti giu'. E io continuo a seguirlo, inciampando sulle radici, camminando sopra tronchi abbattuti. Lo seguo nella foresta, dove un albero abbattuto giace in un letto di segatura. Lo segui e non capisco dove, non capisco cosa succede. Ogni tanto giro lo sguardo verso il suo corpo massiccio, e lui mi risponde con uno sguardo di conferma e rassicurazione. Non mi resta che seguirlo. E o seguo attraverso gli sterpi le liane sempre piu' fitte, lo seguo mentre la foresta si fa nera come la notte. &lt;br /&gt;Ed e' li, nel nero, che un'ombra nera si muove dondolando. Solo allora capisco cosa sta succedendo. E' un orso, si agita preso in una trappola di cacciatori. Finito per sbaglio nella trappola destinata a qualcun altro. Furioso e spaventato, affonda le zanne nell'albero cui è legata la corda che lo lega. E il tronco e'ora  un unico ammasso di trucioli sparsi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://lh6.google.com/sergio.baffoni/R0TgDBLpx_I/AAAAAAAAA_Y/SxA8ZBIH7CM/CIMG6468.JPG?imgmax=640"&gt;&lt;img style="cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px;" src="http://lh6.google.com/sergio.baffoni/R0TgDBLpx_I/AAAAAAAAA_Y/SxA8ZBIH7CM/CIMG6468.JPG?imgmax=640" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sotto la gola la falce bianca che rende riconoscibile la sua specie, e' un orso malese, o sun bear. Del resto non c'e' una gran possibilita' di errore: e' l'unico orso che vive in Indonesia. Ma e' rarissimo. L'IUCN l'ha appena inserito nella lista rossa delle specie minacciate, denunciando un declino della popolazione del trenta per cento in trenta anni. &lt;br /&gt;Trenta per cento in trenta anni. Che percentuale rappresenta la massa di pelo nero che si agita di fornte a me? Dal buio delle fronde appare un'altra figura, una specie di fauno, con un trenta per cento di maglietta sulle spalle, e un venti per cento di pantaloni alla cintola. Il resto sono muscoli scuri, tatuaggi e stringhe.&lt;br /&gt;Improvvisamente il gap linguistico diventa un dramma. I due ora si aggirano attorno all'orso con minacciosa cautela. Studiano l'animale a debita distanza, tagliano rami lunghi e drtitti. Vorrei spiegare loro quanto e' raro questo animale, quanto e' prezioso. Cerco di spiegarmi a gesti, ma come spiegare a gesti che una specie animale e' in via di estinzione? E so che per loro e' un animale feroce, un pericolo per le famiglie e i bambini. Immagino le storie raccontate la sera, di fronte al fuoco, di orsi feroci e terribili, delle astuzie per mettersi in salvo dal terribile predatore. Cosi' terribile che e' praticamente vegetariano. Ma come spiegarmi? E' uno scontro antico, ancestrale, tra l'Uomo e la Bestia, fatto di paure reciproche, che non consoce ragioni.&lt;br /&gt;La povera bestia agita le zampe. I lunghi artigli lasciano file di solchi nella corteccia degli alberi circostanti.&lt;br /&gt;Ma io cosa ci faccio qui, tra i cacciatori? Sono la persona sbagliata nel posto sbagliato. E nel momento sbagliato. L'orso latra come un cane al laccio. Attorno a lui e' un campo di battaglia di rami spezzati, fronde affastellate. Le parole vagano senza meta, senza effetto. Sono parole inutili, morte. Il terrore accomuna preda e cacciatori. &lt;br /&gt;E' sera ormai. Altre ombre si sono materializzate tra le fronde sempre piu' scure. E' la gente delle baracche della zona. Sono venuti tutti per la caccia all'orso.&lt;br /&gt;Ormai siamo alla fase finale. Con lunghi bastoni immobilizzano l'animale, con mosse precise, caute, evitando i fendenti artigliati dell'orso. Rapidamente strisce di corteccia catturano le zampe, le immobilizzano, fissandole ai bastoni. Dura un attimo, e l'animale e' legato attorno al bastone. Le parole continuano a uscire mute dalla mia bocca. L'orso continua a latrare disperato.&lt;br /&gt;Finalmente trovo qualcuno in grado di tradurre qualche spezzone di frase. Mi rassicura: nessuno mangia orsi qui, ne' si uccide senza ragione. Ma l'orso minaccia le famiglie, i bambini, e torna sempre nel posto del primo incontro. Quindi lo porteranno lontano, oltre il fiume, dove non sara' piu' una minaccia. &lt;br /&gt;Vorrei sentirmi rassicurato, ma i guaiti dell'animale non me lo consentono. Continuo ad essere nel posto sbagliato. Ma chi di noi e' nel posto giusto? L'orso? I volti spaventati della gente che mi circonda? No, non e' il posto giusto per nessuno, qui. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://lh4.google.com/sergio.baffoni/Ry6q0O3FtXI/AAAAAAAAAp8/aD2OrwrRqeA/CIMG6040-jurrien.JPG?imgmax=640"&gt;&lt;img style="cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px;" src="http://lh4.google.com/sergio.baffoni/Ry6q0O3FtXI/AAAAAAAAAp8/aD2OrwrRqeA/CIMG6040-jurrien.JPG?imgmax=640" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La zanzariera oscilla lievemente. La pioggia cade ticchetando sul tetto di foglie, come una solerte dattilografa. L'aria è calda e oleosa. Travi e bambù creano un intarsio di poligono a righe orizzontali e verticali, come una intarsio giavanese. Attraverso i veli, fuori dalla finestrella gli alberi come ombre nere oscillano al vento contro un cielo sempre più scuro. &lt;br /&gt;Il mondo sembra muoversi con leggerezza, come navigando sul pelo di onde leggere. O forse e' la febbre che ricordi e delirio in un'unica trama. Poi i brividi lasciano spazio a un sonno pesante e senza colori. Rincantucciato nel fondo del sacco a pelo,  ritrovo finalmente il posto giusto.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/569643677970321498-5909587570629852949?l=sergiobaffoni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/feeds/5909587570629852949/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=569643677970321498&amp;postID=5909587570629852949' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default/5909587570629852949'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default/5909587570629852949'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/2007/11/caccia-allorso.html' title='Caccia all&apos;orso'/><author><name>Sergio Baffoni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13873605405503264369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='28' src='http://lh5.google.com/sergio.baffoni/R0aQhRLpyiI/AAAAAAAABLU/IQ9N_pvWIdY/kalimantan-sergio.jpg?imgmax=640'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-569643677970321498.post-6997149001134731821</id><published>2007-11-15T19:27:00.001-08:00</published><updated>2007-11-18T23:24:08.570-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Indonesia'/><title type='text'>Notte in citta'</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_dDd2Pf71v2M/R0EVaxLpxyI/AAAAAAAAA8k/axmGV_usAHg/s1600-h/2007-10-67-kalimantan-millepiedi.jpg"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://4.bp.blogspot.com/_dDd2Pf71v2M/R0EVaxLpxyI/AAAAAAAAA8k/axmGV_usAHg/s320/2007-10-67-kalimantan-millepiedi.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5134408599802070818" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Dopo una giornata di cammino nel fango, finalmente posso mettermi a letto. Ma quando sistemo il sacco a pelo gia' disteso sul materasso, ci trovo sotto un nido di bigattini. Forse e' rimasto qualche avanzo di cibo da qualche parte, forse dovrei lavare tutto. In effetti c'e' un fetore eccessivo nella stanza. Guardo ai vestiti messi a stendere, zuppi di fango e sudore. Cerco di lavarre alla meno peggio qualche camicia, rimuovo i bigattini, scopo accuratamente per terra, ne trovo altri sotto le assi del pavimento. Alla fine ho pulito tutto, e mi metto a dormire stremato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fra me e me penso di essere una persona un po' troppo suggestionabile. Sto ancora dormendo, accoccolato sul sacco a pelo, la mano sotto il cuscino, e mi ripeto di non lasciarmi impressionare, di continuare a dormire. Ma la sensazione di avere la mano piena di vermi continua a restare. E' solo una sensazione. E' un sentire-non sentire, un impercettibile movimento. E' solo un'impressione. Ma troppi concetti non aiutano il sonno, e alla fine mi sveglio. Guardo la mia mano ed e' in effetti piena di vermi. Ce n'e' una bella popolazione annidata sotto il cuscino. Mi domando da dove siano venuti, spero non dalle mie orecchie. Alla mente mi tornano vecchi film dell'orrore, con flussi di vermi che escono dal naso e dalla bocca. Basta sciocchezze, la cosa piu' ovvia e' che i vermi salgano da sotto il pavimento, attraverso le fessure tra le assi. Rimuovo i bigattini, pulisco di nuovo tutto, ma non mi sento nella migliore predisposizione per fare colazione e iniziare la giornata. Mi distendo un attimo sul letto, accuratamente ripulito, e chiudo gli occhi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come una pioggerella rada, un rumore viene dal letto. Mi guardo attorno, e altri vermi marciano verso un riparo. Plick, e un altro verme appare sul letto. I vermi piovono dal soffitto, dalle fessure tra le assi. Ci deve essere un animale morto lassu', forse un topo. Questo spiega anche il terribile fetore nella stanza. Impacchetto rapidamente le mie cose, comprese le camice ancora umide, carico lo zaino e mi avvio, mentre la pioggerella di vermi continua a ticchettare sul materasso. Plick… plick.... plick....&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/569643677970321498-6997149001134731821?l=sergiobaffoni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/feeds/6997149001134731821/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=569643677970321498&amp;postID=6997149001134731821' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default/6997149001134731821'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default/6997149001134731821'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/2007/11/notte-in-citta.html' title='Notte in citta&apos;'/><author><name>Sergio Baffoni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13873605405503264369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='28' src='http://lh5.google.com/sergio.baffoni/R0aQhRLpyiI/AAAAAAAABLU/IQ9N_pvWIdY/kalimantan-sergio.jpg?imgmax=640'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_dDd2Pf71v2M/R0EVaxLpxyI/AAAAAAAAA8k/axmGV_usAHg/s72-c/2007-10-67-kalimantan-millepiedi.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-569643677970321498.post-4810617749007805394</id><published>2007-11-14T19:26:00.000-08:00</published><updated>2007-11-18T23:24:08.570-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Indonesia'/><title type='text'>Vedi Rengat e poi muori</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_dDd2Pf71v2M/R0EWARLpxzI/AAAAAAAAA8s/ft_3CQmD5pM/s1600-h/CIMG6479.JPG"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://2.bp.blogspot.com/_dDd2Pf71v2M/R0EWARLpxzI/AAAAAAAAA8s/ft_3CQmD5pM/s320/CIMG6479.JPG" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5134409244047165234" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;"Ti piacerebbe morire a Rengat? - Click". E' da prendere sul serio una telefonata minatoria sul telefono di uno dei nostri attivisti? Forse si, se due giorni prima qualcuno ha pensato bene di organizzare una manifestazione contro Greenpeace nella capitale della regione, Pekanbaru (due decine di persone, ma e' il pensiero che conta) e se il giorno dopo dei ceffi venuti da fuori, proclamatisi "brigata giovanile per la pace" distribuiscono a Kuala Cenaku un volantino che propone di buttare fuori Greenepeace dall'Indonesia e dal Kuala Cenaku in particolare. Alcuni dei  ceffi, detto per inciso, erano in divisa. Della polizia secondo al testimonianza degli abitanti del villaggio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Domani dimostrazione contro Greenpeace di fronte al piccolo ufficio provvisorio di Rengat. Incrociamo le dita. Noi intanto si continua a lavorare alle dighe. Oggi per la prima volta la diga non ha avuto flusso di controllo, il che vuol dire che abbiamo fermato completamente il coso dell'acqua.  La torma si inumidisce di girono in giorno, e le nuove piante crescono a vista d'occhio. E col verde tornano anche gli animali: i pesci saltano nel canale stagnante, in due giorni si sono fatti vedere un orso, una specie di gatto selvatico (qui lo chiamano tigre delle radici) e dei gibboni. Un segno della foresta che verra'.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/569643677970321498-4810617749007805394?l=sergiobaffoni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/feeds/4810617749007805394/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=569643677970321498&amp;postID=4810617749007805394' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default/4810617749007805394'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default/4810617749007805394'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/2007/11/vedi-rengat-e-poi-muori.html' title='Vedi Rengat e poi muori'/><author><name>Sergio Baffoni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13873605405503264369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='28' src='http://lh5.google.com/sergio.baffoni/R0aQhRLpyiI/AAAAAAAABLU/IQ9N_pvWIdY/kalimantan-sergio.jpg?imgmax=640'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_dDd2Pf71v2M/R0EWARLpxzI/AAAAAAAAA8s/ft_3CQmD5pM/s72-c/CIMG6479.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-569643677970321498.post-6129509740539711456</id><published>2007-11-12T19:22:00.000-08:00</published><updated>2007-11-21T19:13:08.351-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Indonesia'/><title type='text'>Naufragio nello Stretto di Malacca</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://lh4.google.com/sergio.baffoni/Rz0NcRLpw4I/AAAAAAAAAyc/wZTl-iO_6ww/CIMG5664.JPG?imgmax=640"&gt;&lt;img style="cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px;" src="http://lh4.google.com/sergio.baffoni/Rz0NcRLpw4I/AAAAAAAAAyc/wZTl-iO_6ww/CIMG5664.JPG?imgmax=640" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Batam. Di nuovo sulla strada verso il porto. Tra le rocce basaltiche piccoli boschetti si specchiano sulle acque del lego. Guardo questo verde che non vedro' mai piu': se anche mai dovessi tornare, al suo posto trovero' banche, magazzini portuali e centri commerciali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il porto pero' e' ancora vecchio stile, a differenza del terminal per Singapore. Una fila di panche affollate da gnete carica di pacchi. Facchini spingono verso il molo carretti ingolfati di merce. Mi guardo attorno, siamo gli unici bianchi. Alla biglietteria ci hanno ritirato il biglietto e ce ne hanno dato un altro: stessa destinazione, stesso prezzo, ma un altro orario. Il primo sospetto e' che abbiano cancellato un viaggio per concentrare i passeggeri su un unico battello. Il sospetto si rafforza quando vedo la massa di gente che attende in fila.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un impiegato grida le destinazioni "Sembulunsebulunembulung", "Bulanbulanbualn". Non sembra sia la nostra. Alla fine arriva il grido "Bilahabilahabilahan" Ci siamo, e' Tembilahan, almeno speriamo. Ed e' qui che l'iniziale sospetto diventa certezza: il traghetto non e' che un grosso motoscafo, non piu' grande di un pullman da 70 posti ben stretti, in cui si accalcano centoventi persone. Ci saranno posti per poco piu' della meta' delle persone. Guardo in alto, nelle piccole scansie che contengono i giubbotti salvagente. Non bastano neppure per i posti a sedere. Dietro il finestrino il porto e' gia' un puntino. Spero tanto di non dover fare un bagno in mare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il motoscafo coore sussultando sulle onde, col suo carico di gente compressa. Le isole si susseguono, una dietro l'altra. Ciuffi di mangrovie abbarbicate su fazzoletti di terra. Sono le isole a cui Conrad e tanti altri hanno affibbiato il sapore selvaggio e esotico, con storie di pirati e avventurieri dallo sguardo triste su un mare giallo e stagnante.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I vecchi malay invece raccontano altre storie. Leggende di esseri traslucidi che abitano presso alberi, rocce e insenature, e che tessono i destini degli uomini in trame segrete e innominabili. Scacciati dal progresso che sta divorando Batam, devono essersi rifugiati in queste isolette E mi sembra di sentine affiorare il respiro, dietro al frastuono del motore, in brandelli di profumo che la brezza porta dalla foresta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un sussulto improvviso mi riporta al battello. No, non e' un sussulto, e' un colpo secco, sulla fiancata. Il motoscafo inchioda in un tripudio insistente di sirene che perforano l'aria. Mi guardo attorno. Voci e grida incomprensibili. Decine di mani frugano concitatamene le scansie sopra i sedili e afferrano i giubbotti salvagente. Un bambino piange.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non capisco cosa succede, so solo che per me i giubbotti sono fuori portata. Non c'e' molto che possa fare. Resto li' a pensare che non mi piacerebbe affondare in mezzo a tante mani disperate che mi tirano a fondo. Resto li a pensare quanto inutile sia il mio pensare. Il motoscafo oscilla sulle onde. Tutto attorno travi, taniche, bagagli scaraventati in acqua.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I secondi scorrono lenti, lentissimi, ma il battello non inizia a inclinarsi su un fianco, ne' ci sono spruzzi d'acqua da tutte le parti, non ancora almeno. Poi delle grida verso l'acqua mi fanno capire cosa e' successo. Una piccola barca di legno giace sventrata e capovolta. E' lei la vittima, non il mio battello. I giubbotti di salvataggio volano in acqua. Due uomini grondanti e in evidente stato di shock vengono tirati a bordo. Uno viene disteso sul tettuccio del motoscafo, non reagisce. L'altro grida qualcosa con voce rotta dal pianto, indicando il relitto quasi spezzato in due. E' scomparso un vecchio, il terzo passeggero della barchetta, disperso sotto i bagagli che fluttuano sparsi sulle onde.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Guardo le facce ammucchiate nel piccolo traghetto. Vecchi cinesi muti dallo sguardo impenetrabile, giovani donne che stringono i neonati, altre che si nascondono nei fazzoletti colorati che portano sul capo, giovani vecchi malay dai volti scavati. E fuori bordo, i due uomini che si sono gettati in acqua per cercare il vecchio e recuperare ameno parte dei bagagli. Mi domando a cosa stanno pensando. E penso a come e' difficile vivere e morire tra queste isole.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Penso a un corpo anziano che fluttua in una danza senza vita, in quello che avrebbe potuto essere il posto mio o di ciascuna di queste persone che mi circondano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Penso che il mio corpo, le mie membra, il mio baglio sono stati massa d'urto, proiettile piantato in una vita spezzata. Mi domando come sono le facce che stanno aspettando un uomo che non tornera' piu', che nuota immobile sotto di me, sotto le taniche sparse, sotto le travi spezzate. Forse decine di esserini translucidi lo stanno accompagnando a nuoto verso luoghi misteriosi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Barche di pescatori arrivano, caricano i feriti e quel che resta dei bagagli. Le sirene  continuano a perforare l'aria, quando il motoscafo lentamente riparte, guidato da un pilota in stato di shock.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La pioggia arriva improvvisa, una striscia scura nel cielo giallastro. Calda e generosa, porta via sudore, lacrime e pensieri.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/569643677970321498-6129509740539711456?l=sergiobaffoni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/feeds/6129509740539711456/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=569643677970321498&amp;postID=6129509740539711456' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default/6129509740539711456'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default/6129509740539711456'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/2007/11/naufragio-nello-stretto-di-malacca.html' title='Naufragio nello Stretto di Malacca'/><author><name>Sergio Baffoni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13873605405503264369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='28' src='http://lh5.google.com/sergio.baffoni/R0aQhRLpyiI/AAAAAAAABLU/IQ9N_pvWIdY/kalimantan-sergio.jpg?imgmax=640'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-569643677970321498.post-35562242369374088</id><published>2007-11-10T19:18:00.000-08:00</published><updated>2007-11-18T23:24:08.571-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Indonesia'/><title type='text'>Singapore</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_dDd2Pf71v2M/Rz0MrxLpw3I/AAAAAAAAAyU/BhEaa-2e3Ck/s1600-h/CIMG5592.JPG"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://4.bp.blogspot.com/_dDd2Pf71v2M/Rz0MrxLpw3I/AAAAAAAAAyU/BhEaa-2e3Ck/s320/CIMG5592.JPG" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5133273096348353394" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Singapore&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non e' un posto, Singapore e' un segno su una carta geografica, una citta' virtuale, un immenso transito di merci anone racchiuse in milioni di container uguali a se' stessi. E poi, grattacieli, giardini e centri commerciali, e tutto il necessario per una perfetta immagine di city globale, come in un modellino  in scala appena uscito da uno studio di architetti. Qui hanno sede molte delle holding che governano il saccheggio delle foreste del Sud-est asiatico, dell'Oceania, dell'Africa, perfino dell'Amazzonia. Carta, legname, olio di palma passano di qui sotto forma di cascate numeriche, di rimbalzo tra conti bancari sparsi per il mondo. Ma non c'e' traccia di disordine, qui. Ordine, pulizia e consumo, comandamenti di un capitalismo asiatico liberista e autoritario. Qui perfino i piloni di cemento dei viadotti sono dipinti di un bianco immacolato, ed e' severamente vietato masticare chewing gum in pubblico. Solo frammenti nella citta' vecchia ricordano che ogni posto e' fatto di persone: un tempio buddista soffocato da grattacieli, una bettola cinese, un vicolo di retrobottega, ma sono solo labili dejavou, trasparenze inafferrabili.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E allora, via, di nuovo verso la costa dirimpettaia di Sumatra, e le sue sofferenti foreste. Ma non ci sono voli via Pekanbaru ne' via Jakarta. Bisogna andare via nave: traghetto per Batam, quindi altro battello per Tembilahan, e via strada fino a Rengat.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Arrivanti a Batam, scopriamo che il battello per Tembilahan parte da un altro porto, sul lato opposto dell'isola. L'aria e' arroventata dal sole. Bene, carichiamo i bagagli e cerchiamo un autobus che ci porti la'. Troviamo un pullman scalognato che ci porta traballando attraverso una strada costeggiata da colline, laghi e piccoli boschetti. Ma quando arriviamo scopriamo che frattempo il traghetto se n'e' andato. Dobbiamo aspettare l'indomani.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cosi' passiamo la notte a Batam, citta' quieta e mezzo addormentato porto franco, pieno di negozi e dancing equivoci frequentati da mercanti cinesi e prostitute malay. Ma e' un sonno apparente. Sorella minore di Singapore, ha ricevuto lo status di zona franca che dovrebbe assicurarle uno sviluppo sfolgorante. Immigrati da tutta l'Indonesia accorrono a frotte intere citta' di villette a schiera vengono costruite sulle colline.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/569643677970321498-35562242369374088?l=sergiobaffoni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/feeds/35562242369374088/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=569643677970321498&amp;postID=35562242369374088' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default/35562242369374088'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default/35562242369374088'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/2007/11/singapore.html' title='Singapore'/><author><name>Sergio Baffoni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13873605405503264369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='28' src='http://lh5.google.com/sergio.baffoni/R0aQhRLpyiI/AAAAAAAABLU/IQ9N_pvWIdY/kalimantan-sergio.jpg?imgmax=640'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_dDd2Pf71v2M/Rz0MrxLpw3I/AAAAAAAAAyU/BhEaa-2e3Ck/s72-c/CIMG5592.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-569643677970321498.post-4196379299587587700</id><published>2007-11-02T20:14:00.000-07:00</published><updated>2007-11-18T23:24:08.571-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Indonesia'/><title type='text'>Pompieri scalzi</title><content type='html'>&lt;a href="http://lh4.google.com/sergio.baffoni/Rx7ZjAqNQEI/AAAAAAAAAlI/cqkhgk0SNGg/CIMG5871.JPG?imgmax=640"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px;" src="http://lh4.google.com/sergio.baffoni/Rx7ZjAqNQEI/AAAAAAAAAlI/cqkhgk0SNGg/CIMG5871.JPG?imgmax=640" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Kuala Cenaku, 2 novembre 2007. Il campo pullula di gente oggi. Le magliette verdi Selamarkan Hutan (proteggiamo le foreste) sono una minoranza, sovrastate dalle maglie rosse Pemadam Kebakaran Hutan (forest fires fighting).&lt;br /&gt;Sono una sessantina di persona, occhi neri di ragazzi, che ti fissano con uno sguardo intenso e diretto, ma e' difficile indovinare l'eta' di ciascuno. Alcuni volti sono rugosi e disseccati dal sole, altri butterati da malattie sconosciute, altri ancora lisci e tesi come appena usciti da un istituto di bellezza. Sono venuti dalla citta' di Rengat e dai villaggi qui attorno. Sono studenti dell'universita' e contadini. Ascoltano in silenzio le spiegazioni dell'istruttore, un esperto di incendi forestali venuto da Jakarta. Spiega loro come attivare le pompe che pescano l'acqua dal canale, per bagnare la torba in prossimita' degli incendi, e fermare il tunnel di brace che avanza sotto la superficie, oppure come scavare pozzi di emergenza per portare l'acqua in superficie.&lt;br /&gt;I ragazzi ascoltano le istruzioni, impalati e imbacuccati nelle tute, malgrado il sole a picco. Poi uno a uno azionano gli strumenti. E' così che nasce la brigata volontaria dei vigili del fuoco di Kuala Cenaku. Questa gente era abituata ad aprire i campi col fuoco. Una pratica usata da millenni nell'agricoltura semi nomade, lo slash and burn, senza creare radicali modifiche all'ambiente, almeno fino a quando si limitava a fazzolettini di terra circondati da foresta naturale. Ma con l'arrivo delle grandi piantagioni questa pratica e' divenuta letale, una devastazione senza ritorno.&lt;br /&gt;I primi a pagare il prezzo dello sviluppo sono gli abitanti dei villaggi. Il fumo che avvolge le loro case per mesi interi lascia uno strascico di malattie respiratorie, specie tra i bambini. La crescita della mortalita' e' l'unica compensazione per le terre rubate alle comunita' locali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lavorano alacremente, sotto un solo impietoso, e quando la pompa manda uno spruzzo giallognolo verso il cielo, sembra acqua benedetta, come nuova speranza tra la terra bruciata.&lt;br /&gt;Il training e' finito. I ragazzi tornano al campo, dove te', riso e banane fritte non mancano. E poi il giuramento, l'impegno di fronte alla comunita' a continuare i training e a proteggere la foresta. &lt;br /&gt;Poi viene sempre l'ora di andare. I discorsi sono finiti, sessanta strette di mano, centoventi occhi che ti guardano dentro, che senti vicino. Sorrisi aperti e diretti a cui non sei abituato. E sai che molti di questi volti non li rivedrai mai piu'. Ma qualcosa ti lasciano dentro.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/569643677970321498-4196379299587587700?l=sergiobaffoni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/feeds/4196379299587587700/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=569643677970321498&amp;postID=4196379299587587700' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default/4196379299587587700'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default/4196379299587587700'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/2007/11/pompieri-scalzi.html' title='Pompieri scalzi'/><author><name>Sergio Baffoni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13873605405503264369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='28' src='http://lh5.google.com/sergio.baffoni/R0aQhRLpyiI/AAAAAAAABLU/IQ9N_pvWIdY/kalimantan-sergio.jpg?imgmax=640'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-569643677970321498.post-8976020925110929616</id><published>2007-10-30T20:11:00.000-07:00</published><updated>2007-11-21T21:40:37.762-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Indonesia'/><title type='text'>Kris Yoyo</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://lh3.google.com/sergio.baffoni/Ry6zA-3FtgI/AAAAAAAAArw/U8FPGU_xPGg/CIMG6190.JPG?imgmax=640"&gt;&lt;img style="cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px;" src="http://lh3.google.com/sergio.baffoni/Ry6zA-3FtgI/AAAAAAAAArw/U8FPGU_xPGg/CIMG6190.JPG?imgmax=640" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Kuala Cenaku, 30 ottobre 2007. Kris Yoyo e' ingegnere sul campo. Corpo adulto e occhi da bambino, Kris sembra un attore, ma il suo mestiere e' un altro. Kris costruisce dighe, organizza pattuglie contro il talgio illegale, lavora alla brigata volontaria antincendi della sua regione, in Kalimantan.&lt;br /&gt;Kris nuoa come una lontra tra i pali conficcati nel canale. Tiene il metro in una mano, la sigaretta nell'altra, e non bagna mai nessuno dei due. Misura, da' indicazioni alla scuadra di lavoro, aggiusta le distanze tra le assi, controlla che tutto funzioni come deve. E lavora assieme agli altri, non ha problemi a sporcarsi le mani, ne' si stanca,  perche' Kris e' ingegnere sul campo. La sua universita' e' stata la foresta, la sua facolta' il taglio illegale. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quanti alberi avra' abbattuto? Nessuno puo' dirlo, certamente migliaia. E senza un rimpianto. Dopo le superiori non c'era modo di frequantare l'universita', e Kris si e' cercato un lavoro. Il lavoro a disposizione era il tagliaboschi. Su duemila abitanti nella sua comuita', trecento erano tagliaboschi. E ris e' diventato tagliaboschi. Lavorava con la sua squadra, due ore  di lavoro, e un albero andava giu, due ore, e un altro albero. E cosi' per intere settimane, e poi per altre settimane a portar via i tronchi. Una ventina di Euro (300.000 Rupie) per un tronco di ramino che in Europa veniva venduto per migliaia di Euro, ma in buona parte finivano nelle tasche degli intermediari, i baroni del ramino, che gestivano i canali e affittavano le motoseghe. Una volta scavato il canale, il barone si assicurava il controllo della foresta circostante. La legge del fatto compiuto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dal 2003 Kris fa un lavoro diverso. Organizza le unità di pattuglia contro il legno illegale, un progetto che invece di mobilitare la polizia, comunque corrotta, ha coinvolto le comunita' locali. E chi sa meglio come combattere il legno illegale, se non chi ci e' passato? &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora Kris e' contento. A volte i suoi ex colleghi lo mettono in mezzo, si prendono gioco di lui, ma lui tira dritto. Sa che che oltra a un lavoro ha anche uno scopo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/569643677970321498-8976020925110929616?l=sergiobaffoni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/feeds/8976020925110929616/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=569643677970321498&amp;postID=8976020925110929616' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default/8976020925110929616'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default/8976020925110929616'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/2007/10/kris-yoyo.html' title='Kris Yoyo'/><author><name>Sergio Baffoni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13873605405503264369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='28' src='http://lh5.google.com/sergio.baffoni/R0aQhRLpyiI/AAAAAAAABLU/IQ9N_pvWIdY/kalimantan-sergio.jpg?imgmax=640'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-569643677970321498.post-2085463982489599085</id><published>2007-10-29T20:05:00.000-07:00</published><updated>2007-11-21T21:42:55.943-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Indonesia'/><title type='text'>Il salto della nave</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://lh4.google.com/sergio.baffoni/Ry6zKO3FthI/AAAAAAAAAr4/npsF9Bg1CQk/CIMG6094.JPG?imgmax=512"&gt;&lt;img style="cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px;" src="http://lh4.google.com/sergio.baffoni/Ry6zKO3FthI/AAAAAAAAAr4/npsF9Bg1CQk/CIMG6094.JPG?imgmax=512" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Kuala Cenaku, 29 ottobre 2007. Il sole si alza dietro agli alberi. Una coppia di buceri saluta la giornata sorvolando a grandi falcate la piccola squadra di magliette arancione chiazzate di fango: "Tim Pembendung Kanal - Damming Crew".  Ma nessuno indossa i guanti zuppi, c'e' qualcosa che non quadra: dall'altro lato della diga, ancora in costruzione e' posteggiato un lungo battello, di una decina di metri e passa. Fermo, come a un semaforo sempre rosso. &lt;br /&gt;No, questa davvero non ce l'aspettavamo. Che ci fa un'imbarcazione di quella portata in un canale di drenaggio?&lt;br /&gt;Dalla barca escono un uomo e una donna, e dietro la il tendone fanno capolino tre bambini. I vestiti sono stracci scoloriti, i volti portano il peso di rassegnati, abituati a vagare sul fango se su fatiche grandi. &lt;br /&gt;Uno scambio di sigarette e di parole, ed esce una nuova storia. Abitavano nella foresta, pescando, coltivando un po' di manioca in un fazzoletto di terra. Poi sono arrivati gli impiegati della compagnia e gli hanno detto di andarsene. Così, da un giorno all'altro. Hanno messo le loro poche cose sulla barca-casa, e si sono avviati. Ma nessuno gli aveva detto che il canale era chiuso. Ora aspettano, con la pazienza di chi non ha alternative.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Che si fa? Di smontare il canale non se ne parla, e poi i pali sono ormai profondamente conficcati nel terreno, non mollerebbero mai la presa. No, la soluzione e' solo una: costruire uno scivolo per la barca, sopra la diga. E poi tirare, tirare, con tutta la forza possibile.&lt;br /&gt;Mentre costruiamo lo scivolo la marea lentamente sale. L'acqua inverte la marcia e fluisce dal fiume, riempiendo il canale. La barca poco a poco si solleva. Quando iniziamo a tirare tutte le corde con cui abbiamo imbragato al nave, sembra una scena surreale, a meta' tra Frizcarraldo e un kolossal sulle piramidi egiziane. Ma e' tutto vero. Alla fine l'imbarcazione si arrampica in cima alla diga e si tuffa pigramente dall'altra parte, immergendosi senza danni apparenti.&lt;br /&gt;"Selamat tinggal, Pak" arrivederci zio. Due braccia si agitano nell'aria, sulla barca che si allontana, mentre nuove travi continuano ad impilarsi sulla diga in costruzione.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/569643677970321498-2085463982489599085?l=sergiobaffoni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/feeds/2085463982489599085/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=569643677970321498&amp;postID=2085463982489599085' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default/2085463982489599085'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default/2085463982489599085'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/2007/10/il-salto-della-nave.html' title='Il salto della nave'/><author><name>Sergio Baffoni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13873605405503264369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='28' src='http://lh5.google.com/sergio.baffoni/R0aQhRLpyiI/AAAAAAAABLU/IQ9N_pvWIdY/kalimantan-sergio.jpg?imgmax=640'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-569643677970321498.post-8776297107177143332</id><published>2007-10-28T20:22:00.000-07:00</published><updated>2007-11-21T19:04:57.284-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Indonesia'/><title type='text'>Arriva la polizia</title><content type='html'>&lt;a href="http://lh4.google.com/sergio.baffoni/Ry6yPO3FtcI/AAAAAAAAArQ/9OdzDcii65A/MG_0287.jpg?imgmax=720"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px;" src="http://lh4.google.com/sergio.baffoni/Ry6yPO3FtcI/AAAAAAAAArQ/9OdzDcii65A/MG_0287.jpg?imgmax=720" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Kuala Cenaku, 28 ottobre 2007.&lt;br /&gt;Sono venuti nel pomeriggio al campo, apparentemente una visita di cortesia. Poche divise, molti abiti in borghese. Ma tanti. Uno dopo l'altro entrati dal viottolo che porta al fiume. Uno dopo l'altro, ventidue poliziotti venuti da Kuala Cenacu, Rengat, Pekambaru. E hanno intimato a tutti gli stranieri di lasciare il campo. E infatti la presenza degli stranieri significa attenzione internazionale e pressione politica, atorno a cui si sviluppano leggende di spie e faccendieri: ogni straniero qui e' potenzialmente un agente segreto.&lt;br /&gt;Ma il clima e' disteso, non c'e' tensione, almeno non ancora. Due dei nostri si siedono sotto un tendone con i ventidue rappresentanti dell'ordine, e inizia una lunga trattativa, intervallata da te', caffe' e sigarette. Alla fine rinunciano a portarsi via gli stranieri, e decidono di lasciare il campo. Ma due di loro resteranno con noi, per nostra protezione, ci dicono. E così due poliziotti si apprestano a risiedere in pianta stabile al Forest Defenders Camp. Ma non resteranno a lungo: una sera di fronte al fuoco e le leggende sugli uomini-tigre che infestano questo lembo di terra bastano a fargli cambiare idea. Di buon mattino si avviano verso il fiume per non farsi piu' vedere.&lt;br /&gt;Beh, essere salvati dall'uomo-tigre e' pur sempre un'esperienza non comune.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/569643677970321498-8776297107177143332?l=sergiobaffoni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/feeds/8776297107177143332/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=569643677970321498&amp;postID=8776297107177143332' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default/8776297107177143332'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default/8776297107177143332'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/2007/10/arriva-la-polizia-kuala-cenaku-28.html' title='Arriva la polizia'/><author><name>Sergio Baffoni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13873605405503264369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='28' src='http://lh5.google.com/sergio.baffoni/R0aQhRLpyiI/AAAAAAAABLU/IQ9N_pvWIdY/kalimantan-sergio.jpg?imgmax=640'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-569643677970321498.post-3718384047392324433</id><published>2007-10-24T23:37:00.000-07:00</published><updated>2010-11-15T07:58:36.475-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Indonesia'/><title type='text'>Ritorno a Kuala Cenaku</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://lh5.google.com/sergio.baffoni/RxcSOAqNPzI/AAAAAAAAAfc/Rr-uBoeCBQM/2007-10-kualacenaku-452.JPG?imgmax=512"&gt;&lt;img style="cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px;" src="http://lh5.google.com/sergio.baffoni/RxcSOAqNPzI/AAAAAAAAAfc/Rr-uBoeCBQM/2007-10-kualacenaku-452.JPG?imgmax=512" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Kuala Cenaku, Sumatra&lt;br /&gt;Un gruppo di bambini siede abbarbicato sul piccolo molo traballante e osserva le operazioni di carico dei gommoni. I motori richiedono una revisione, e il sole e' gia' alto quando vengono mollate le cime. Il fiume continua a scorrere contro corrente col suo carico di giacinti d'acqua, lentamente. Sembra che il tempo scorra seguendo ritmi antichi. A volte si arriva in mezzora, a volte in due ore. A volte quando capita.&lt;br /&gt;Appena attraccato iniziamo a scaricare l'attrezzatura portata dal Kalimantan, e subito iniziamo a testare il terreno. Kitzo maneggia gli strumenti con cura. Semplici pezzi di ferro robusto, ma ingegnosamente messi assieme. La perforatrice per i carotaggi non e' che una specie di grosso coltello che si avvita a un manico di ferro. Ne risulta una sorta di alabarda che viene conficcata con forza nel terreno, fino a quando non e' completamente affondata nella torba. Se non affonda perche' incontra una radice si cambia punto e si ricomincia da capo. Se si raggiunge il fondo bisogna svitare e aggiungere una prolunga, quindi si torna a spingere. Metro dopo metro, la perforatrice continua ad affondare, fino a quando non arriva al suolo minerale. A questo punto la perforatrice viene girata su se' stessa, e una faccia del "coltello" si sfoglia come la pagina di un libro, catturando una perfetta carota di suolo. A quel punto basta tirare su tutto quanto e misurare.&lt;br /&gt;In ogni foro nel terreno viene piantato un tubo di plastica bloccato sul fondo e perforato ogni dieci centimetri con un chiodo rovente. L'acqua che impregna la torba entra nel tubo dai piccoli fori, e il tubo si riempie consentendo facilmente di misurare il livello dell'acqua nel terreno.&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://lh6.google.com/sergio.baffoni/RxbpKgqNPDI/AAAAAAAAAWk/vvLxCFJ-C7A/by%20Ardiles%20Rante_7692.jpg?imgmax=640"&gt;&lt;img style="cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px;" src="http://lh6.google.com/sergio.baffoni/RxbpKgqNPDI/AAAAAAAAAWk/vvLxCFJ-C7A/by%20Ardiles%20Rante_7692.jpg?imgmax=640" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Ogni cinquecento metri, un nuovo foro. Ai margini della piantagione registriamo quasi cinque metri e mezzo di torba, molto di piu' di quanto consentito dalla legge. Mano a mano che si va verso il centro della piantagione, lo spessore della torba aumenta, fino a essere piu' profondo della perforatrice con tutte le prolunghe montate: otto metri. Siamo una maschera di fango nero e viscido, appena allungato dalla pioggia che da qualcue ora ha iniziato a inzupparci. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma la profondita' dell'acqua non supera il metro e mezzo. La torba e' ancora umida. Ma il canale a un passo da noi continua a trascinare via acqua. "Se il drenaggio viene fermato subito, qui siamo ancora in tempo - commenta Kitso -  Ma se aspettiamo cinque anni sara' troppo tardi. Come la' da noi, in Kalimantan". La foresta e' stata ormai abbattuta, almeno da questo lato, ma il suolo e' ancora vivo. Ai nostri piedi un vivace torrente di acqua nera e spumosa se ne va verso il fiume con l'acqua drenata dai canali. Stavolta possiamo fare ancora qualcosa. Vale la pena di tentare, anche se qualcuno si arrabbiera'.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sulla via del ritorno la pioggia continua a battere il fiume. L'aria si e' fatta fredda, e sulle acque ancora tiepide si formano batuffoli di nebbiolina. Un paesaggio magico e surreale, che sembra venire da altri mondi.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/569643677970321498-3718384047392324433?l=sergiobaffoni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/feeds/3718384047392324433/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=569643677970321498&amp;postID=3718384047392324433' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default/3718384047392324433'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default/3718384047392324433'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/2007/11/ritorno-kuala-cenaku.html' title='Ritorno a Kuala Cenaku'/><author><name>Sergio Baffoni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13873605405503264369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='28' src='http://lh5.google.com/sergio.baffoni/R0aQhRLpyiI/AAAAAAAABLU/IQ9N_pvWIdY/kalimantan-sergio.jpg?imgmax=640'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-569643677970321498.post-6176307759268920519</id><published>2007-10-23T06:24:00.000-07:00</published><updated>2010-11-15T07:58:48.384-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Indonesia'/><title type='text'>Sul fiume</title><content type='html'>&lt;a href="http://lh3.google.com/sergio.baffoni/RxbmswqNO0I/AAAAAAAAAUk/iYDg0Uul6vo/2007-10-kualacenaku-532.JPG?imgmax=640"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px;" src="http://lh3.google.com/sergio.baffoni/RxbmswqNO0I/AAAAAAAAAUk/iYDg0Uul6vo/2007-10-kualacenaku-532.JPG?imgmax=640" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Kualacenaku, 29 agosto. La piccola barca da pesca si avvia faticosamente. Il motore di fabbricazione cinese deve essere stato piu' e piu' volte modificato. Ora e' un insieme di ammaccate pentole tenute assieme con lo spago. Quando alla fine riesce a partire, fa un baccano del diavolo, sputando gorghi di fumo nero e schizzi d'acqua ogni volta che si incanta. Teres tiene con un piede la corda legata alla leva di accensione, e con  l'altro un bastone legato all'acceleratore. Mentre il motore sussulta in preda alle convulsioni, la barca scivola sul fiume leggera.&lt;br /&gt;Lungo il fiume donne che lavano i panni e uomini che fanno toletta, piu' di rado qualche pescatore. Ciuffi di giacinti d'acqua corrono speditamente verso la sorgente come se risalissero la corrente, allungando i loro colli di cigni con eleganza desueta. In realta' e' la corrente a risalire il fiume, spinta dalla marea montante a decine di chilometri di qui. E la mare ci porta lungo il fiume verso le concessioni di palma da olio.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/569643677970321498-6176307759268920519?l=sergiobaffoni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/feeds/6176307759268920519/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=569643677970321498&amp;postID=6176307759268920519' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default/6176307759268920519'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default/6176307759268920519'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/2007/11/sul-fiume.html' title='Sul fiume'/><author><name>Sergio Baffoni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13873605405503264369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='28' src='http://lh5.google.com/sergio.baffoni/R0aQhRLpyiI/AAAAAAAABLU/IQ9N_pvWIdY/kalimantan-sergio.jpg?imgmax=640'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-569643677970321498.post-2854419497716379213</id><published>2007-10-23T06:23:00.001-07:00</published><updated>2010-11-15T07:57:44.335-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Indonesia'/><title type='text'>Sulla via</title><content type='html'>&lt;a href="http://lh3.google.com/sergio.baffoni/RxbnFwqNO3I/AAAAAAAAAU8/3BEXnwVW73c/026%20slash6burn.jpg?imgmax=576"&gt;&lt;img style="cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px;" src="http://lh3.google.com/sergio.baffoni/RxbnFwqNO3I/AAAAAAAAAU8/3BEXnwVW73c/026%20slash6burn.jpg?imgmax=576" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Pekanbaru, 26 agosto. Cerco di ricordami di quel poster, quando sono sul pullman. Il finestrino e' il retroscena di quella pubblicita', l'altra faccia della stessa macchina: guadagni per pochi, distruzione e miseria per tutti gli altri. In realta' non e' un pullman, e' un semplice furgoncino. Ma ha gli stessi passeggeri di un pullman, e ogni volta che prende velocita', cioe' sempre, bascula come una valigia a rotelle troppo carica, schivando di un pelo autocarri e biciclette. Ma sono ormai quasi cinque ore che sfreccia tutta velocita', e il panorama ai bordi della strada e' sempre lo stesso: palme, palme, palme. Ogni tanto un brandello di foresta, ogni tanto un campo di riso, ogni tanto un'area spianata da cui emergono come neri artigli i ceppi bruciati degli alberi abbattuti. E' uno scenario che si ripete senza finire mai, impossibile credere che na ventina di anni fa qui c'erano grandi foreste. Eppure e' cosi'. Poi sono arrivate le prime piantagioni di gomma, poi il taglio a raso su vasta scala e le piantagioni di acacia, e alla fine e' ecco la palma da olio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Man mano che il pullmino divora la strada, le aree bruciate si fanno piu' estese. E i risultati si vedono: gli incendi diffusi in Indonesia nel 1997 hanno rilasciato oltre 2,57 miliardi di tonnellate di carbonio.  Da allora, ad ogni stagione asciutta, migliaia di incendi hanno rilasciato ogni anno tra i 0,39 e i 1,18 miliardi di tonnellate di carbonio. Queste emissioni sono destinate a crescere parallelamente alla conversione delle foreste palustri in piantagioni di palma da olio.&lt;br /&gt;E questo e' facile  da dire. Ma vederlo con i tuoi occhi fa un effetto diverso. Fuori dal finestrino scorre per chilometri un brullo campo di terra abbrustolita, sempre uguale a se' stessa. Alla fine ti appisoli, e quando una buca di sveglia con un sussulto, non sai quanto tempo dopo, il campo e' ancora li, che scorre come un nastro incantato. Un nastro che scorre, scorre, scorre, fino al villaggio di Kualacenaku. La frontiera della foresta e' arrivata qui, con la sua organizzazione di motoseghe, ruspe e canali.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/569643677970321498-2854419497716379213?l=sergiobaffoni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/feeds/2854419497716379213/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=569643677970321498&amp;postID=2854419497716379213' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default/2854419497716379213'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default/2854419497716379213'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/2007/11/sulla-via.html' title='Sulla via'/><author><name>Sergio Baffoni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13873605405503264369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='28' src='http://lh5.google.com/sergio.baffoni/R0aQhRLpyiI/AAAAAAAABLU/IQ9N_pvWIdY/kalimantan-sergio.jpg?imgmax=640'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-569643677970321498.post-8046723280632252319</id><published>2007-10-23T06:23:00.000-07:00</published><updated>2010-11-15T07:57:18.431-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Indonesia'/><title type='text'>Kualacenaku</title><content type='html'>&lt;a href="http://lh3.google.com/sergio.baffoni/Rx8K4gqNQPI/AAAAAAAAAnw/m3UAIuuEZnE/CIMG5915.JPG?imgmax=576"&gt;&lt;img style="cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px;" src="http://lh3.google.com/sergio.baffoni/Rx8K4gqNQPI/AAAAAAAAAnw/m3UAIuuEZnE/CIMG5915.JPG?imgmax=576" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Kualacenaku, 28 agosto. Il villaggio e' un gruppo di casette e capanne stretto fra il fiume e la strada. Camion sfrecciano tra i bambini che giocano, portando petrolio, olio, frutti di palma. Non e' da ieri che la gente di Kualacenaku si batte contro le grandi compagnie. Una decina di anni fa sono riusciti a cacciare via una grande impresa che si era impossessata delle loro terre. Ora se ne e' presentata un'altra, Duta Palma si chiama, e mostra di aver imparato la lezione: in men che non si dica ha deforestato, scavato canali, drenato e messo a coltivazione una buona parte delle terre comunitarie. E' la politica del fatto compiuto. Ma non si ferma qui. I macchinari continuano ad avanzare, mangiando ogni giorno nuove fette di foresta. In mano ha un permesso di concessione rilasciato dal governo provinciale. Una recente investigazione della polizia della provincia di Riau ha dimostrato come gran parte dei permessi nella regione siano stati rilasciati in modo illegale, ma Duta Palma non si preoccupa: ha gia' travalicato i limiti della concessione assegnata, e continua a spingersi avanti, come se dovesse raggiungere i confini del cielo. E' verso questi confini che andiamo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/569643677970321498-8046723280632252319?l=sergiobaffoni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/feeds/8046723280632252319/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=569643677970321498&amp;postID=8046723280632252319' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default/8046723280632252319'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default/8046723280632252319'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/2007/11/kualacenaku.html' title='Kualacenaku'/><author><name>Sergio Baffoni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13873605405503264369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='28' src='http://lh5.google.com/sergio.baffoni/R0aQhRLpyiI/AAAAAAAABLU/IQ9N_pvWIdY/kalimantan-sergio.jpg?imgmax=640'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-569643677970321498.post-3654105925788959326</id><published>2007-10-22T20:19:00.000-07:00</published><updated>2007-11-21T21:43:48.672-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Indonesia'/><title type='text'>Sulle dighe</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://lh4.google.com/sergio.baffoni/Ry6zwO3FtlI/AAAAAAAAAsc/zg12L1itXG8/_MG_0150.jpg?imgmax=512"&gt;&lt;img style="cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px;" src="http://lh4.google.com/sergio.baffoni/Ry6zwO3FtlI/AAAAAAAAAsc/zg12L1itXG8/_MG_0150.jpg?imgmax=512" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Kuala Cenaku, 22 ottobre 2007. Ci si alza tutti prima dell'alba. Non e' il freddo, qui anche la pioggia e' calda, ma indossare appena svegliati i vestiti fradici di fango del giorno prima non e' una cosa piacevole. Eppure e' saggio: meglio tenere la maglia asciutta per la sera, quando torneremo al campo distrutti di stanchezza.&lt;br /&gt;Imprecando, i piedi rientrano negli stivali di gomma, le vesciche strillano, le dita slogate protestano, le ossa sono ammaccate, ma il caffe' e' caldo, e ti rimette sempre su. Un altro giorno di lavoro duro, al canale di drenaggio. A trascinare travi e sacchi di sabbia, a scavare immersi nell'acqua fino al collo, a piantar travi nella torba col bum-bum, il gigantesco martello fatto con una sezione di tronco.&lt;br /&gt;Nessuno pensava che fosse semplice costruire dighe sui canali. No, nessuno lo pensava, ma ora il corpo si ribella. I piedi scivolano sulle passerelle che a mala pena affiorano sul mare di fango, le mani perdono la presa sulle travi irte di schegge, gli attrezzi scivolano. Non e' che dentro una sauna finlandese ti verrebbe proprio voglia di darti ai lavori pesanti.&lt;br /&gt;Ma colpo dopo colpo,  uno dopo l'altro i tronchi penetrano nella torba per uno, due, tre metri. E una dopo l'altra, file di tronchi creano uno sbarramento all'acqua. Sacco dopo sacco, le file di tronchi si riempiono di sabbia, uno sbarramento fatto per durare,  almeno fino a quando la foresta sara' ricresciuta, e sara' lei a prendersi cura del canale e a regolare il flusso dell'acqua.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://lh6.google.com/sergio.baffoni/Ry6ydu3FteI/AAAAAAAAArg/5Z7YN2S3HnE/CIMG6155.JPG?imgmax=512"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px;" src="http://lh6.google.com/sergio.baffoni/Ry6ydu3FteI/AAAAAAAAArg/5Z7YN2S3HnE/CIMG6155.JPG?imgmax=512" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando l'ultimo palo viene conficcato e i sacchi di sabbia iniziano a riempire il fondo del canale, il livello dell'acqua si alza a vista d'occhio. La torba succhia l'acqua man mano che sale, si riempie, si gonfia, prepara nuova vita.&lt;br /&gt;Ai margini della piantagione, tra i tizzoni carbonizzati abbiamo trovato giovani piante di meranti, duriam, garcinia e bintangor: segno che la vita e' ancora disposta a tornare su questa terra, se torna l'acqua. Ogni anno milioni investiti in piani di riforestazione se ne vanno in fumo su un suolo ormai compromesso, su una torba ormai disseccata.  E allora, perche' aspettare? Agire subito, per non avere rimpianti domani. A un chilometro di qui abbiamo scovato una popolazione di gibboni, confinati dall'avanzata delle ruspe in un fazzolettino di foresta residua. Di sicuro non se la passano bene, ma se la foresta tornera' ad espandersi, si cureranno loro di ripopolarla.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://lh5.google.com/sergio.baffoni/Ry6z7e3FtmI/AAAAAAAAAsk/KhaPcjK3m-k/_MG_0386.jpg?imgmax=640"&gt;&lt;img style="cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px;" src="http://lh5.google.com/sergio.baffoni/Ry6z7e3FtmI/AAAAAAAAAsk/KhaPcjK3m-k/_MG_0386.jpg?imgmax=640" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/569643677970321498-3654105925788959326?l=sergiobaffoni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/feeds/3654105925788959326/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=569643677970321498&amp;postID=3654105925788959326' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default/3654105925788959326'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default/3654105925788959326'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/2007/10/sulle-dighe.html' title='Sulle dighe'/><author><name>Sergio Baffoni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13873605405503264369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='28' src='http://lh5.google.com/sergio.baffoni/R0aQhRLpyiI/AAAAAAAABLU/IQ9N_pvWIdY/kalimantan-sergio.jpg?imgmax=640'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-569643677970321498.post-5700724419559703812</id><published>2007-09-02T23:37:00.000-07:00</published><updated>2007-11-21T19:38:12.757-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Indonesia'/><title type='text'>Kalimantan, Sumatra - Dighe contro il fuoco</title><content type='html'>&lt;a href="http://lh4.google.com/sergio.baffoni/RxbqfAqNPKI/AAAAAAAAAXg/dX1cT4UbzaE/2007-09-20-56-kalimantan-foresta.jpg?imgmax=640"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px;" src="http://lh4.google.com/sergio.baffoni/RxbqfAqNPKI/AAAAAAAAAXg/dX1cT4UbzaE/2007-09-20-56-kalimantan-foresta.jpg?imgmax=640" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Palang Karaya, Kalimantan&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Campi verdi scorrono sotto un cielo brillante. Il vento fresco mi smuove i capelli, sotto di me un motore canta. Gli occhi appena aperti faticano a mettere a fuoco quel verde. Sembra di vedere fasci d'erba tenera ammassati a ciuffi sotto i muri a secco delle malghe alpine. Una palma isolata mi proietta di colpo ai tropici, e ricordo di essere seduto su una motocicletta in viaggio tra Palangka Raya e  Sebangau, nel Kalimantan Centrale.&lt;br /&gt;Davanti a me Ciscius guida ad andatura costante, oscillando dolcemente sulla strada irregolare. Ai bordi della via un mare di felci si china in onde regolari al passaggio del mezzo. Ciscius lavora all'Universita', ma non insegna formule, non tiene esami. Il suo lavoro e' nei campi e nelle foreste, il laboratorio del mondo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mi stropiccio gli occhi spaesato, ma non sono troppo stupito per lo sfasamento. e' stato un vero e proprio viaggio nel tempo, quello in cui Ciscius  mi ha guidato. Una visita al futuro prossimo di Sumatra e Papua: i grandi progetti agricoli di sviluppo che hanno portato solo miseria, incendi e devastazione ambientale. Un milione di ettari, era lo slogan. Un progetto megalitico: bonificare le foreste palustri e trasformarle nella ciotola di riso dell'Indonesia, facendo diventare il paese esportatore mondiale di cereale. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un esercito di contadini e' stato deportato dalle regioni sovrappopolate di Java fin nel cuore delle paludi torbiere del Kalimantan Centrale. Gli hanno assegnato un fazzoletto di terra rasa al suolo, e se ne sono andati via. Solo che non era terra, era torba. E sotto la torba, sabbia. Un suolo improduttivo e soggetto a incendi terribili, come tutte le torbiere drenate e disseccate. Anche perche' il fuoco e' l'unico modo economico per rendere appena un po' fertile un suolo che non lo e', almeno per una stagione. Ma anno dopo anno, fuoco dopo fuoco, la torba finisce in cenere e viene drenata via. Quel che resta e' sabbia sterile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo pochi anni di vita nella miseria, migliaia di questi contadini sono scappati via. Alcuni, non avendo dove andare, resistono come spettri in una terra abbandonata, dove perfino quel po' di manioca che riescono a produrre giace invenduta nei cortili polverosi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Chi ha guadagnato con questo progetto e' gia' scomparso da tempo, e ora investe in altre regioni, nella speranza di ripetere il colpo grosso. Sono le compagnie del legno indonesiane, malesi e cinesi, create dai potenti amici dell'ex dittatore Suharto. Si sono aggiudicate i diritti per la rimozione del legname nelle aree di "bonifica". Nessuna necessita' di piani di gestione, nessuna regola, se non quella di portare via il massimo nel piu' breve tempo possibile. E così tonnellate di meranti e ramino hanno fatto rotta verso i mercati italiani e europei.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Ho spiegato ai funzionari del governo che il Mega Rice Prject non avrebbe funzionato. Non poteva funzionare - dice il professor Suwido Limin, della'Universita' di Palangka Raya - Non poteva, perche' il suolo e' povero, e il fondo sabbioso drena quel po' di i nutrienti generati bruciando la torba. Ma non mi hanno dato ascolto. Ora riparare i danni e' un processo lungo e costoso."&lt;br /&gt;Con un piccolo gruppo di persone legate all'universita' lavora con i pochi contadini rimasti ostaggio della torba, e tenta di restaurare le foreste devastate. Assieme hanno costruito dighe per bloccare i canali di drenaggio, per restituire a quei campi sventurati l'acqua e la vita. Assieme hanno organizzato squadre di pompieri volontari per contrastare gli incendi. E hanno piantato alberi che proteggessero il suolo dal sole facendone un vettore delle fiamme. Ma e' un processo lento, costoso, faticoso. e' una lotta contro il tempo e contro il fuoco che funesta la regione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le immense fortune accumulate dai baroni del legno oggi non basterebbe a coprire un centesimo dei costi di riabilitazione. e' stata un'autentica guerra di saccheggio, così come e' una guerra di saccheggio l'espansione delle piantagioni di acacia e di palma da olio su terreni tanto ricchi di vita quanto poveri di nutrienti. Ma tra le pieghe della devastazione questi universitari contadini hanno preservato tesori inestimabili. Ciscius mi porta in una foresta protetta da un progetto congiunto con l'Hokkaido Institute. Una foresta protetta con la scusa di studi meteorologici. Una scusa neppure troppo sfacciata, dato che le principali ricerche sulle emissioni delle torbiere tropicali si svolgono proprio nella piccola capanna nel cuore di questa foresta. Ed e' qui che, arrampicandomi su una torre di avvistamento, ho il mio primo faccia a faccia con un orango. Anzi due, una mamma col piccolo. Un presagio? Non so, a me sembra tale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://lh6.google.com/sergio.baffoni/Rxbq7gqNPMI/AAAAAAAAAX0/ACsfM22Or1I/2007-09-20-75-kalimantan-foresta.jpg?imgmax=640"&gt;&lt;img style="cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px;" src="http://lh6.google.com/sergio.baffoni/Rxbq7gqNPMI/AAAAAAAAAX0/ACsfM22Or1I/2007-09-20-75-kalimantan-foresta.jpg?imgmax=640" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo viaggio nel tempo, questo passato consumato, questo futuro di devastazione e' ora una promessa di speranza. Un team di esperti dell'universita' di Palangka Raya verra' a Sumatra per aiutarci a costruire dighe nei canali di drenaggio, e a impedire che il passato si ripeta. Perche' c'e' sempre il tempo per le scelte.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/569643677970321498-5700724419559703812?l=sergiobaffoni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/feeds/5700724419559703812/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=569643677970321498&amp;postID=5700724419559703812' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default/5700724419559703812'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default/5700724419559703812'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/2007/11/kalimantan-sumatra-dighe-contro-il.html' title='Kalimantan, Sumatra - Dighe contro il fuoco'/><author><name>Sergio Baffoni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13873605405503264369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='28' src='http://lh5.google.com/sergio.baffoni/R0aQhRLpyiI/AAAAAAAABLU/IQ9N_pvWIdY/kalimantan-sergio.jpg?imgmax=640'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-569643677970321498.post-4288666921698803761</id><published>2007-08-30T23:36:00.000-07:00</published><updated>2010-04-23T06:24:30.443-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Indonesia'/><title type='text'>Palude della desolazione</title><content type='html'>&lt;a href="http://lh4.google.com/sergio.baffoni/Rxbm0AqNO1I/AAAAAAAAAUs/FHKB0k6fU7c/030%20slash6burn.jpg?imgmax=576"&gt;&lt;img style="cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px;" src="http://lh4.google.com/sergio.baffoni/Rxbm0AqNO1I/AAAAAAAAAUs/FHKB0k6fU7c/030%20slash6burn.jpg?imgmax=576" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Palude della desolazione, 30 agosto. Un campo di stoppie bruciate non e' la piu' allegra delle immagini. La puzza di bruciato, gli steli sporchi di carbone, la polvere. Ma una foresta palustre bruciata e' un'immagine incomparabilmente orribile. &lt;br /&gt;Una distesa di nero fango putrescente e cenere, da cui affiorano come ossa scarnificate, brandelli di tronchi e rami bruciacchiati, in parte ancora neri dal fuoco, in parte sbiancati dal sole e dalle piogge. Un inferno esteso per chilometri fino all'orizzonte, dove ancora resiste compatta la muraglia della foresta, un nastro azzurro da cui affiora il suono delle motoseghe in azione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Camminare in questo pantano e' complicato. I piedi affondano in una mota soffice e senza fondo, ma abbastanza elastica da richiudertisi sui sandali e succhiarteli nei suoi recessi profondi. L'unico modo e' cercar di camminare in equilibrio suiu rametti affioranti o sui tronchi abbattuti. Perfino dove e' secco, il fuoco ha bruciato la torba sotto la superficie, scavando voragini che fanno cedere il terreno come una sottile crosta di pasta frolla. E' un marciare lento e incespicante su un terreno che non sai se c'e' o e' pura immagine.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'aria attorno e' silenziosa, Non ci sono uccelli, ne' rane, ne' grilli, non c'e' il frastuono della foresta. C'e' silenzio. Di lontano arriva il richiamo di un predatore, ma non ci sono piu' predi qui attorno. E se ne vola via.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il ciclo della vita si e' spezzato, anzi e' sprofondato nella palude e succhiato via con l'acqua che i canali drenano costantemente dalla torbiera per prosciugarla.Via l'acqua, via la vita. E si fa spazio al fuoco.&lt;br /&gt;E' un fuoco che non si puo' spegnere, che marcia invisibile, sbucando all'improvviso contro il cielo. E quando lo vedi e' troppo tardi. Tonnellate di torba bruciano sottotraccia, passando perfino al di sotto dei canali di drenaggio, scavano gallerie  incontrollate che si estendono per chilometri e chilometri, per poi riemergere all'improvviso in un macabro festino di tronchi e ceppaie in fiamme. Tigri, elefanti, oranghi, e le migliaia di specie animali e vegetali cedono il posto all'ordinata schiera di palme da olio, fino a quando l'ultimo albero sara' abbattuto, l'ultima foresta trasformata in un silenzioso inferno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In lontananza, offuscati dalla polvere, alcuni automezzi arancioni dragano il fondo del canale di drenaggio. Sull'acqua di torba, nera come caffe', ondeggiano lente file di tronchi uniti tra loro da assicelle inchiodate. Serviranno a tirar via questo triste treno, destinato al mercato internazionale del meranti e del ramino.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come in un triste presagio, quando torniamo all'approdo troviamo la barca inclinata sul fianco. La marea e' calata e il fiume ha ripreso a scorrere verso la foce. Bisogna aspettare sotto il sole che l'acqua risalga, senza neppure il sollievo di un bagno nel fiume: in questo punto i coccodrilli pare che scorrazzino a schiere. E allora pazienza. E sottomissione alla dittatura dei cicli naturali, fino quando non saranno estirpati una volta per tutte dalla faccia della terra. Ma quello, per quanto vicino, e' ancora un altro giorno. E un brandello di futuro e' ancora nelle nostre mani.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/569643677970321498-4288666921698803761?l=sergiobaffoni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/feeds/4288666921698803761/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=569643677970321498&amp;postID=4288666921698803761' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default/4288666921698803761'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default/4288666921698803761'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/2007/11/palude-della-desolazione.html' title='Palude della desolazione'/><author><name>Sergio Baffoni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13873605405503264369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='28' src='http://lh5.google.com/sergio.baffoni/R0aQhRLpyiI/AAAAAAAABLU/IQ9N_pvWIdY/kalimantan-sergio.jpg?imgmax=640'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-569643677970321498.post-3718088631043188086</id><published>2007-08-23T23:33:00.000-07:00</published><updated>2007-11-18T23:24:08.573-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Indonesia'/><title type='text'>Pekanbaru</title><content type='html'>&lt;a href="http://lh3.google.com/sergio.baffoni/Ry6ps-3FtPI/AAAAAAAAAo4/w0oZKZsK8x8/CIMG6017.JPG?imgmax=576"&gt;&lt;img style="cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px;" src="http://lh3.google.com/sergio.baffoni/Ry6ps-3FtPI/AAAAAAAAAo4/w0oZKZsK8x8/CIMG6017.JPG?imgmax=576" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Pekanbaru, capitale di Riau (Provincia orientale di Sumatra), 23 agosto. I cartelli ai bordi delle strade anninciano al mondo una nuova era. Il Governatore della provincia e' raffigurato in posa statuaria assieme al Presidente della Repubblica, sorridente davanti a sterminate piantagioni di palma da olio. E' l'ideologia della nuova frontiera, la nuova corsa all'oro e' iniziata, avventurieri e disperati accorrono per raccogliere denaro contante e speranze nate morte. Giganteschi alberghi di lusso costeggiano le strade. Sfoggiano marmi e cristalli, ma l'acqua non esce dai rubinetti, e i tappeti, appena messi, cominciano già marcire. Questa volta pero' la foresta non riuscira' a prendersi la sua rivincita, occupando di nuovo gli spazi sottrattigli. Semplicemente perche' qui, ormai, la foresta non c'e' piu'. E' stata ormai sradicata da tempo. Pekambaru e' solo una tappa, e l'epicentro della nuova corsa, ma la frontiera si e' ormai spostata lontano. E piu' che una frontiera e' un piccolo arcipelago di isolette circondate dalle ruspe. E la marcia continua. "The Golden Crop" reclamizza la televisione di stato, il raccolto d'oro. Ma e' oro di  cattiva fusione, fatto di carbonio che se ne va per l'atmosfera. Infatti l'espansione delle piantagioni ha un target ben preciso: le terre non  "produttive". Ossia, le foreste palustri. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Peccato che queste foreste, oltre ad ospitare una biodiversita' unica, covano una ricchezza immensa per il pianeta: la torba. Per millenni il materiale organico delle foreste palustri si e' accumulato sul suolo, creando uno strato di torba che va dai due ai venti metri e piu'. E' di uno dei piu' grandi serbatoi di carbonio del pianeta.  Circa 550 miliardi di tonnellate di carbonio sono sequestrate nelle torbiere di tutto il mondo, circa il 75% di tutto il carbonio presente nell'atmosfera, o l'equivalente delle emissioni globali di carbonio in circa 70 anni. La torba e' zuppa di acqua. ma quando viene bruciata o seccata, viene a contatto con l'ossigeno e si decompone, a rilasciando carbonio in atmosfera. E danni saranno altri a pagarli. Dei 27,1 milioni di ettari di foreste palustri del Sud-est asiatico, 12 milioni sono già stati deforestati e in gran parte drenati. Un terzo delle torbiere si trova nei tropici, e di questo il 60% si trova proprio in Indonesia: 22,5 milioni di ettari di torbiere, ma il volto sorridente del Governatore non lascia dubbi: l'assalto e' gia' cominciato.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/569643677970321498-3718088631043188086?l=sergiobaffoni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/feeds/3718088631043188086/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=569643677970321498&amp;postID=3718088631043188086' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default/3718088631043188086'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default/3718088631043188086'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/2007/11/pekanbaru.html' title='Pekanbaru'/><author><name>Sergio Baffoni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13873605405503264369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='28' src='http://lh5.google.com/sergio.baffoni/R0aQhRLpyiI/AAAAAAAABLU/IQ9N_pvWIdY/kalimantan-sergio.jpg?imgmax=640'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-569643677970321498.post-9111220516905236286</id><published>2007-08-13T00:54:00.000-07:00</published><updated>2010-04-23T06:22:34.585-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Indonesia'/><title type='text'>Piantagioni sterminate</title><content type='html'>Kuala Lampur, 13 agosto. Poco prima di atterrare all'aeroporto di Kuola Lampur dove l'aereo fa scalo, un'eneorme impianto industriale scorre sotto il veicolo. Ha tutta l'apparenza di una raffineria, ma senza i segni che in gerenere accompagnano queste strutture: i fuochi che in cima ai pinnacoli delle ciminiere, il fumo nero, i segni inconfondibili che il petrolio lascia attorno a se'. No, qui si raffina altro, e la risposta e' distesa tutta attorno: palme da olio. Un'unica distesa per chilometri e chilometri, si estende fino a perdersi nell'azzurro dell'orizzonte. Come un pattern riprodotto da un computer, quadrati di pixel verdi tutti uguali e se stessi si riproducono uno in fila al''altro, come soldatini di un esercito digitale , divisi da strade e canali accuratamente regolari, come un infinito gioco di specchi dominato da un supremo ordine di perfezionismo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non so, non posso sapere cosa c'era qui un tempo. Foresta pluviale di pianura? Foresta palustre? Torbiere? &lt;br /&gt;Ma non so neppure cosa c'e' adesso, questo nulla verde riprodotto all'infinito, e in continua, progressiva espansione. Una espansione che continuera' fino a quando ci sara' terra da erodere, foreste da abbattere, mercati da saturare. Che sia per produrre panettoni e merendine, oppure saponi, dentifrici, saponi e rossetti, o per l'ultima onda del massacro energetico: il biodiesel. La Malesia è il gigante mondiale dell'olio di palma, ma l'Indonesia mira a strapparle il primato. Assieme controllano oltre il 70 per cento del mercato. Intanto la richiesta di olio di palma cresce senza fermarsi. Banche e azionisti investono nella commodity del futuro, nuove societa' nascono, si fondono, fanno accordi. Linee vengono tracciate sulla carta geografica, per smembrare foreste e terre indigene native in concessioni di piantagione. La corsa al petrolio verde e' appena cominciata, e gia' corre a piena velocita' di marcia, come normale nella nuova economia. E nulla sembra poter fermare questo enorme schiacciasassi, neppure l'orizzonte grigioazzurro in cui si perde il ripetersi dei quadrati verdi.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/569643677970321498-9111220516905236286?l=sergiobaffoni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/feeds/9111220516905236286/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=569643677970321498&amp;postID=9111220516905236286' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default/9111220516905236286'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default/9111220516905236286'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/2007/11/piantagioni-sterminate.html' title='Piantagioni sterminate'/><author><name>Sergio Baffoni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13873605405503264369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='28' src='http://lh5.google.com/sergio.baffoni/R0aQhRLpyiI/AAAAAAAABLU/IQ9N_pvWIdY/kalimantan-sergio.jpg?imgmax=640'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-569643677970321498.post-2468080941770223642</id><published>2006-05-28T05:36:00.000-07:00</published><updated>2007-11-18T23:24:54.581-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Papua Nuova Guinea'/><title type='text'>L'ora dell'addio</title><content type='html'>Lago Munray, 28 maggio 2006. Un uomo barbuto, con l'aspetto un po' ottocentesco di un brigante, siede sull'erba presso la riva del lego, riempiendo formulari. E' il check-in dell'aeroporto  Lago Munray - Boboa Station. Senza troppe formalita',  sono tutti pronti all'imbarco. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'ultimo addio e' il piu' duro. Questo in questi occhi scuri, questa facce barbute, segnate dal sole e dall'acqua, e mi domando se le rivedro' mai piu'. Sembra impossibile andarsene cosi', dopo aver condiviso tutto, il cibo, il sudore, le zanzare, per tornarsene alla propria vita 'normale', confortevole, rassicurante, ricca, vuota. So che ogni promessa di tornare potrebbe essere una colpevole bugia. Preferisco tacere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vorrei raccontare loro quello che provo, ringraziarli per quello che mi hanno insegnato, in questo breve tempo, semplicemente, con naturalezza. La vita nella foresta, a cominciare dai piccoli gesti quotidiani del sopravvivere. E poi la resistenza e la determinazione, il lavoro di squadra e la condivisione,  i valori di vita. Vorrei ringraziarli per avermi mostrato che anche con cosi' pochi mezzi - praticamente con niente - e' possibile progettare e mettere in pratica un modo alternativo di sviluppo, su cui tante think-tanks milionarie in giro per il mondo dibattono da decenni senza approdare a nulla. Ma le mie parole sono troppo povere. Una stretta di mano, un abbraccio e solo il silenzio e' in grado di esprimere cosa sto provando.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'aereo arriva, traballando sulla pista di erba, e solleva spruzzi di fango iridescente. Una folla si e' riunita lungo i bordi della pista, in prevalenza donne e bambini. Ci guardano in silenzio mentre issiamo a bordo i nostri sguardi persi, e continuano a fissarci attraverso gli oblo', fino a quando le eliche ci trascinano via. E' un saluto silenzioso, difficile da dimenticare. La profondita' di questo silenzio terribile copre il frastuono dei motori, come se l'aereo non fosse mai partito, come fosse ancora saldamente ancorato al suolo. E sento che qualcosa di me e' rimasto laggiu', sotto il cielo infinito del Lago Murray.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/569643677970321498-2468080941770223642?l=sergiobaffoni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/feeds/2468080941770223642/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=569643677970321498&amp;postID=2468080941770223642' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default/2468080941770223642'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default/2468080941770223642'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/2006/05/lora-delladdio.html' title='L&apos;ora dell&apos;addio'/><author><name>Sergio Baffoni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13873605405503264369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='28' src='http://lh5.google.com/sergio.baffoni/R0aQhRLpyiI/AAAAAAAABLU/IQ9N_pvWIdY/kalimantan-sergio.jpg?imgmax=640'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-569643677970321498.post-6110073814428057091</id><published>2006-05-27T05:32:00.000-07:00</published><updated>2007-11-18T23:24:54.581-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Papua Nuova Guinea'/><title type='text'>Stasera c'e' festa</title><content type='html'>&lt;a href="http://lh6.google.com/sergio.baffoni/RYLcWmFZE0I/AAAAAAAAACI/shfHyjHJ4fA/CIMG2590-xiao.JPG?imgmax=640"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px;" src="http://lh6.google.com/sergio.baffoni/RYLcWmFZE0I/AAAAAAAAACI/shfHyjHJ4fA/CIMG2590-xiao.JPG?imgmax=640" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Lago Munray, 27 maggio 2006. C'e' un mare di gente oggi alla stazione forestale. Un intero clan si e' accampato qui attorno. Su quattro - cinque fuochi pendono pentoloni dove manioca e banane ribollono nel latte di cocco. Ciambelle artigianali che friggono allegramente nell'olio, donne che rimestano, torme di bambini che schiamazzano correndo. E' la festa dell'addio e del ringraziamento. Stasera ci sara' da mangiare per tutti, ci saranno i discorsi, gli addii, i canti e i propositi per nuovi progetti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Guardo questa gente che e' venuta qui per condividere il cibo e la festa. Oltre la riva arrivano nuove canoe, lanciando grida che sembrano di guerra, ma sono in realta' sono saluti festosi. Oscillando sul pelo dell'acqua, portano cesti e nuove pentole.&lt;br /&gt;Una pioggia sottile attraversa i raggi di un sole quasi al tramonto, e un'incredibile arcobaleno appare sul lago, scendendo proprio sopra le canoe. Racconto a Kafuri, un amico del clan del Pesce Gatto, una antica leggenda europea. I nostri antenati raccontano che alla fine dell'arcobaleno si trovi nascosto un tesoro. Il nostro tesoro e' qui, che oscilla sul pelo dell'acqua.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/569643677970321498-6110073814428057091?l=sergiobaffoni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/feeds/6110073814428057091/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=569643677970321498&amp;postID=6110073814428057091' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default/6110073814428057091'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default/6110073814428057091'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/2006/05/stasera-ce-festa.html' title='Stasera c&apos;e&apos; festa'/><author><name>Sergio Baffoni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13873605405503264369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='28' src='http://lh5.google.com/sergio.baffoni/R0aQhRLpyiI/AAAAAAAABLU/IQ9N_pvWIdY/kalimantan-sergio.jpg?imgmax=640'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-569643677970321498.post-1706338586184643967</id><published>2006-05-26T05:30:00.000-07:00</published><updated>2007-11-18T23:24:54.581-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Papua Nuova Guinea'/><title type='text'>Frontiere</title><content type='html'>Lago Munray, 26 maggio 2006. Una strada polverosa, sotto il sole.  Una strada lunga, diretta verso futuri possibili, oltre le nuvole basse. Via dai giorni uguali del villaggio, dalle mattine di noia, dalle sere di oscurita' forzata. Verso la scuola, verso citta', verso un futuro di consapevolezza, forse di benessere. Ogni passo nella polvere un sogno oltre la frontiera: professionista, manager, o forse leader nazionale? Inventore o businessman, per dispensare il bene alla nazione, o quanto meno di mantenere la gente rimasta giu' al villaggio.&lt;br /&gt;La strada e' un sogno, la frontiera e' sfuggente, e come un miraggio si sposta in avanti appena si crede di averla raggiunta. Non e' facile studiare per un ragazzo di villaggio, da solo contro il mondo. Ma anche se arrivi col massimo dei voti, scoprirai che non c'e' posto per te in un mondo in cui gli amici degli amici si sono gia' spartiti le sedie. La frontiera sembra un gioco sleale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel villaggio si chiedono come mai Sep, il ragazzo che hanno mandato a studiare, non manda soldi. Perche' si tiene tutto per se'? Nel villaggio non accettano tradimenti. E allora un impiego qualunque, purchessia. Un formulario riempito frettolosamente, e la frontiera finisce in uno scalcinato commissariato di polizia. Intonaco scrostato, sangue e scritte sui muri. L'agente Sep e' di pattuglia nella citta' dei banditi. L'agente Sep pattuglia e studia, per quindici anni. Diritto penale e procedura civile, codice forestale, diritto privato. &lt;br /&gt;Quindici anni di notti maledette e giorni infami, e l'investigatore Sep sale brillantemente i gradini della scalinata. Ma le investigazioni portano ad un vicolo cieco, agli amici degli amici, strade chiuse e banconote spiegazzate passate di mano in mano. Era questa la frontiera?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una strada polverosa sotto il sole. E' piu' larga questa volta, la strada. Troppo larga, e troppo polverosa. Ruspe arrancano su diverse corsie. Camion carichi di tronchi sfrecciano avvolti in un turbinoso mantello di povere. Ingegneri malesi indicano un punto verso l'orizzonte, e squadre di mezzi pesanti partono squarciando la foresta in un caos di frastuono e metallo. La via del ritorno e' un'autostrada dell'inferno. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Al villaggio e' la miseria di sempre. L'oro rosso dei tronchi se ne va all'estero, tra le capanne resta celata la violenza. Donne incinte, uomini battuti. Hanno chiesto che i bulldozer se ne andassero, e invece e' arrivata la polizia. Nuove violenze, nuove umiliazioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'investigatore Sep sente un malessere profondo. Non e' piu' fiero della divisa, quando gira per il villaggio. Sguardi obliqui che lo feriscono.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E allora l'investigatore Sep inizia una nuova investigazione, per conto suo stavolta. E scopre che la  strada Kiunga-Aiambak non e' una strada, anche se e' larga come un'autostrada. Una impresa, chiamata Concord Pacific, ha ottenuto la concessione di costruzione per una strada che non porta da nessuna parte: lavori di interesse nazionale. Nel protocollo di contratto c'e' il diritto di prelevare legname per 40 metri su ambo i lati della strada, per i lavori di costruzione. I bulldozer invece si spingono fino a 15 chilometri in cerca di tronchi. La strada stessa si snoda come un gigantesco serpente, tornanti su terreno pianeggiante, in cerca di del legno migliore.&lt;br /&gt;L'investigatore Sep ha studiato legge, conosce a menadito il codice forestale. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'ex investigatore Sep ha denunciato i colleghi per corruzione, subito prima di firmare una lettera di dimissioni. Ora i tronchi non corrono via sui camion. Giacciono sulla strada, circondati dalla gente dei clan.&lt;br /&gt;E inizia una guerra nuova nelle terre del Lago Murray. Non volano frecce ma ingiunzioni, denunce, memoriali. Avvociati si muovono dall'Australia, giornalisti dagli Stati Uniti. Greenpeace taglia i mercati del pirata malese in una ventina di paesi. Il villaggio dell'ex investigatore Sep e' diventato il centro del mondo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Due anni dopo, la Concord Pacific ha perso il processo, la strada e la foresta sono abbandonate. L'ex investigatore Sep non ha piu' abbandonato il villaggio. Non porta piu' le scarpe ne' la camicia, non usa la fondina della pistola. Non lo distingueresti dagli altri se non per uno sguardo tutto suo. &lt;br /&gt;Nel frattempo ha unito tribu' un tempo nemiche, ha convinto a lavorare assieme clan diversi, ha messo insieme il gruppo di forestali che gestisce il progetto di ecoforestry. La sua gente sta demarcando le terre assieme a Greenpeace, e forse tra un anno o due nuove regioni seguiranno l'esempio, nuove multinazionali dovranno abbandonare il campo di devastazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La strada e' sempre la', polverosa sotto il sole, e non porta da nessuna parte. Sep la frontiera l'ha inventata dietro la porta della sua capanna.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/569643677970321498-1706338586184643967?l=sergiobaffoni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/feeds/1706338586184643967/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=569643677970321498&amp;postID=1706338586184643967' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default/1706338586184643967'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default/1706338586184643967'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/2006/05/frontiere.html' title='Frontiere'/><author><name>Sergio Baffoni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13873605405503264369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='28' src='http://lh5.google.com/sergio.baffoni/R0aQhRLpyiI/AAAAAAAABLU/IQ9N_pvWIdY/kalimantan-sergio.jpg?imgmax=640'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-569643677970321498.post-4583192921349428769</id><published>2006-05-25T05:23:00.001-07:00</published><updated>2009-12-11T00:41:04.262-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Papua Nuova Guinea'/><title type='text'>L'inaugurazione di una nuova canoa</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://lh6.google.com/sergio.baffoni/RYLcwmFZFEI/AAAAAAAAAEI/OnlEFfuG3gQ/CIMG2499.JPG?imgmax=512"&gt;&lt;img style="cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px;" src="http://lh6.google.com/sergio.baffoni/RYLcwmFZFEI/AAAAAAAAAEI/OnlEFfuG3gQ/CIMG2499.JPG?imgmax=512" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lago Munray, 25 maggio 2006. A qualche decina di metri dalla riva, del lago, la canoa ci aspetta quasi pronta. Sembra prendere forma dall'albero che giace al suolo come un torsolo di mela. Accuratamente scavato all'interno, e modellato alle estremita', il tronco e' ancora coperto dalla corteccia, che sara' rimossa solo all'ultimo momento, affinche' la superficie viscida del legno appena scortecciato faciliti il trascinamento della canoa verso l'acqua. Perche' la canoa, che sul lago appare cosi' leggera e versatile,  a terra e' pesantissima. Per costruirne una non basta trovare un albero della specie giusta, abbastanza largo, alto e dritto: questo deve trovarsi vicino alla riva, altrimenti il trasporto sara' impossibile. Quando le compagnie del legno arrivano e portano via tutti gli alberi di una certa dimensione - e anche loro preferiscono quelli presso la riva, dove il trasporto e' piu' facile -  per la gente diventa impossibile costruirsi una canoa. E la canoa qui  e' tutto. E' l'unico modo per muoversi da una parte all'altra del lago. Tutti usano la canoa, i vecchi e i bambini. Serve per pescare, per andare a caccia, per andare al mercato. La canoa e' vita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo gli ultimi lavori, la canoa viene faticosamente ribaltata e scortecciata. Quindi viene fatta rotolare di nuiovo su un tappeto di pali affinche' possa scorrere verso la riva. Con liane e cortecce viene saldamente imbragata, e a questo punto inizia il difficile: bisogna portarla in acqua. &lt;br /&gt;Tutti afferriamo la grossa liana verde e uno, due tre, iniziamo a tirare. La canoa non si muove. Ancora. La canoa inizia a scricchiolare. Mi domando se a sera avremo finito, ma la canoa ora inizia amuoversi. Prima lentamente, poi sempre piu' veloci, poi velocissima. E sono grida di gioia, e ci sentiamo vicini, una cosa sola. Nel frattempo e' la canoa che, imboccato il pendio e rotolando sui pali, ci corre appresso come un missile lanciato verso il lago.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ci buttiamo di lato per non farci travolgere, e solo allora mi accorgo dei due uomini bianchi in piedi sulla canoa. Il corpo dipinto di argilla chiara e in testa il copricapo cerimoniale in piume di Casawari. Sono le new-entry del clan. Hanno sposato una ragazza del clan del Pesce Gatto e si sono trasferiti  dal proprio villaggio. Una tradizione del clan vuole che siano 'iniziati' con il primo viaggio di una nuova canoa. Non e' un viaggio confortevole, su una canoa lanciata a velocita' infilandosi tra i rami della foresta. Ma e' breve e finisce nel tuffo finale.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/569643677970321498-4583192921349428769?l=sergiobaffoni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/feeds/4583192921349428769/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=569643677970321498&amp;postID=4583192921349428769' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default/4583192921349428769'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default/4583192921349428769'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/2006/05/linaugurazione-di-una-nuova-canoa.html' title='L&apos;inaugurazione di una nuova canoa'/><author><name>Sergio Baffoni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13873605405503264369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='28' src='http://lh5.google.com/sergio.baffoni/R0aQhRLpyiI/AAAAAAAABLU/IQ9N_pvWIdY/kalimantan-sergio.jpg?imgmax=640'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-569643677970321498.post-1859722984241855606</id><published>2006-05-24T05:17:00.000-07:00</published><updated>2007-11-22T23:52:12.269-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Papua Nuova Guinea'/><title type='text'>Il vecchio e l'albero</title><content type='html'>&lt;a href="http://lh4.google.com/sergio.baffoni/RYLfhGFZGjI/AAAAAAAAAQE/WIFD6WQjC8Q/CIMG2378.JPG?imgmax=512"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px;" src="http://lh4.google.com/sergio.baffoni/RYLfhGFZGjI/AAAAAAAAAQE/WIFD6WQjC8Q/CIMG2378.JPG?imgmax=512" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Lago Munray, 24 maggio 2006. Oggi e' un giono di sentimenti contrastanti. Il progetto di ecoforestry vede il suo primo vero inizio qui, presso il villaggio di Awekam, sul lago Munray, provincia occidentale della Papua Nuova Guinea.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa parte di foresta presso il villaggio, gia' demarcata alcune settimane fa, e' stata destinata all'ecoforestry. I blocchi di taglio sono stati accuratamente delimitati, ed e' stato completato l'inventario forestale. Tutti gli alberi sono stati marcati e registrati. &lt;br /&gt;opo un chilometro di cammino nella foresta arriviamo all'albero che sara' abbattuto. E' una grande pianta di rosewood (Pterocarpa)che si erge possente verso il cielo, carico di felci e liane. Vedo le foglie scintillare al sole e le liane pendere disegnando strane figure nell'aria, e mi domando se sia un sacrificio necessario.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di fronte all'albero, su un fresco tappeto di foglie di palma, siede a gambe incrociate l'anziano del villaggio. Un uomo ossuto, dalla lunga barba grigia, indossa quel che resta di un paio di pantaloncini. Guarda l'albero in silenzio, con sguardo profondo.&lt;br /&gt;Uno di fronte all'altro, i due vecchi della foresta, l'uomo e l'albero, e il loro silenzio sembra congelare per un istante l'intera foresta.&lt;br /&gt;Poi il vecchio parla. Si rivolge agli spiriti della foresta per spiegargli cosa sta succedendo, e chieder loro il permesso di abbattere l'albero. "La nostra gente ha sempre rispettato la foresta. Ora abbiamo bisogno di questo albero, e di altri in futuro. Ma ci impegnamo a piantare dieci alberi al suo posto e ad averne cura, e ad avere cura di tutta la foresta. Questo e' il trattato che vi proponiamo, e che ci impegnamo a rispettare, qui di fornte a tutti."&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Solo quando il vecchio tace, la vita sembra riprendere. Voci umane e canti di uccelli e grilli tornano a riempire l'aria, prima di essere soverchiati dal rumore della motosega.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'albero cade al suolo con uno schianto che fa tremare la terra, seguito da una magica pioggia di foglie. C'e' qualcosa di triste ma anche di solenne nell'aria. Questo e' il primo albero il cui legname sara' venduto dal clan sul mercato internazionale, saltando tutte le intermediazioni. Pochi alberi basteranno ad assicurare i servizi esenziali, l'educazione e la sanita', la gente qui non chiede di piu'. Non ci sara' piu' spazio qui per operazioni su vasta scala, per distruzioni massicce, per il taglio a raso come nella vicina strada aperta dale compagnie malesi.  Se il progetto fuunziona e si diffonde, anche le altre comunita' vorranno seguirne il modello, in aree dove le multinazionali malesi del legno gia' avanzano minacciose, lasciando diestro di se' il consueto carico di distruzione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo albero mostra che un altro modello di sviluppo e' possibile. Rispettoso della foresta e della sua gente. Forese davvero qui, oggi, un albero abbattuto puo' salvare la foresta.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/569643677970321498-1859722984241855606?l=sergiobaffoni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/feeds/1859722984241855606/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=569643677970321498&amp;postID=1859722984241855606' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default/1859722984241855606'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default/1859722984241855606'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/2006/05/il-vecchio-e-lalbero.html' title='Il vecchio e l&apos;albero'/><author><name>Sergio Baffoni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13873605405503264369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='28' src='http://lh5.google.com/sergio.baffoni/R0aQhRLpyiI/AAAAAAAABLU/IQ9N_pvWIdY/kalimantan-sergio.jpg?imgmax=640'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-569643677970321498.post-8273364238799941167</id><published>2006-05-23T05:16:00.000-07:00</published><updated>2007-11-18T23:24:54.582-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Papua Nuova Guinea'/><title type='text'>La mappa del tesoro</title><content type='html'>Lago Munray, 23 maggio 2006.  Brian mostra una carta disegnata a mano. Sembra proprio una mappa del tesoro, ma invece che di forzieri e' piena di foglie. Riprende infatti il disegno creato al suolo dalla gente del clan del Pescegatto. Linee di foglie allineate sulla carta indicano in confini interni: il clan ha deciso di destinare una parte della propia foresta alla protezione, un'altra parte al prelievo di tronchi, una parte ancora alla caccia, alla pesca e alla raccolta del sago, una polpa di certe palme ricca di amidi, essenziale alla dieta della comunita'. Foglie gialle, rosse e verdi formicolano sul foglio indicando i diversi usi, e il futuro di una foresta destinata a durare.&lt;br /&gt; Domani mattina si parte per la demarcazione: alcuni gironi di marcia nella foresta, lungo i viaggi degli antenati.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/569643677970321498-8273364238799941167?l=sergiobaffoni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/feeds/8273364238799941167/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=569643677970321498&amp;postID=8273364238799941167' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default/8273364238799941167'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default/8273364238799941167'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/2006/05/la-mappa-del-tesoro.html' title='La mappa del tesoro'/><author><name>Sergio Baffoni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13873605405503264369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='28' src='http://lh5.google.com/sergio.baffoni/R0aQhRLpyiI/AAAAAAAABLU/IQ9N_pvWIdY/kalimantan-sergio.jpg?imgmax=640'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-569643677970321498.post-6376850182741450907</id><published>2006-05-22T05:01:00.000-07:00</published><updated>2007-11-18T23:24:54.582-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Papua Nuova Guinea'/><title type='text'>Terre ancestrali</title><content type='html'>&lt;a href="http://lh4.google.com/sergio.baffoni/RYLevGFZGDI/AAAAAAAAAME/KJ3V7RHjSfo/CIMG2232.JPG?imgmax=144"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px;" src="http://lh4.google.com/sergio.baffoni/RYLevGFZGDI/AAAAAAAAAME/KJ3V7RHjSfo/CIMG2232.JPG?imgmax=144" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Lago Munray, 22 maggio 2006.  Sulla bacheca del Tok-tok corner campeggia una grande carta del lago Munray. Brian, che presiede l'associazione forestale delle comunita' del lago Munray, indica le foreste attorno al lago, mostra dove le compagnie gia' operano, dove si stanno dirigendo, e indica le foreste gia' demarcate o in via di demarcazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; La demarcazione non e' un processo semplice. Coinvolge tutto il clan, e si basa sulla memoria e sul consenso. Nel grande spiazzo del villaggio, vengono definiti i confini dell'intera tribu' con una lunga corda. Quindi ogni capo clan con una bacchetta indica i confini del proprio clan, segnandone con delle foglie le localita' di particolare significato nella storia orale tramandata dagli antenati. Nessuno ha facolta' di parola, perche' il tempo della memoria e' un tempo dilatato. Una volta arrivato a segnare i confini con il proprio vicino, passa la bacchetta al relativo capo clan. Sta a qesti andare avanti. Tutti assistono, ed a questo punto chiunque ha il diritto di avanzare critiche, e le eventuali contestazioni vengono risolte in piena trasparenza, di fronte a tutti, verificando i reciproci racconti degli antenati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Solo a questo punto le squadre miste di forestali, gente del clan e volontari si recano in foresta, dove demarcano i confini delle terre tradizionali con vernice, e nastri e prendendo le coordinate geografiche con il sistema satellitare GPS per poterle riportare su carte digitali ad alta precisione. Queste utlime serviranno per la registrazione ufficiale delle terre.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Ma non e' finita qui. A questo punto inizia la parte piu' importante del progetto. Una volta demarcata la foresta, i clan decidono l'uso che ne faranno. Perche' l'unico modo per sbarrare la strada alla distruzione e' usare la propria foresta in modo autogestito. Contrariamente a qullo che si dice, le grandi compagnie multinazionali del legname non portano sviluppo. Ma i clan tribali ora hanno capito che gestendo la foresta in proprio, possono preservare la loro foresta e al tempo stesso avere i servizi essenziali e delle entrate per assicurarsi uno sviluppo bilanciati, di sicuro molto di piu' di quanto otterrebbero svendendo la propria foresta alle multinazioanli. E senza perdere la foresta.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/569643677970321498-6376850182741450907?l=sergiobaffoni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/feeds/6376850182741450907/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=569643677970321498&amp;postID=6376850182741450907' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default/6376850182741450907'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default/6376850182741450907'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/2006/05/terre-ancestrali.html' title='Terre ancestrali'/><author><name>Sergio Baffoni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13873605405503264369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='28' src='http://lh5.google.com/sergio.baffoni/R0aQhRLpyiI/AAAAAAAABLU/IQ9N_pvWIdY/kalimantan-sergio.jpg?imgmax=640'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-569643677970321498.post-4841686882505181801</id><published>2006-05-21T05:09:00.000-07:00</published><updated>2007-11-21T21:50:40.428-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Papua Nuova Guinea'/><title type='text'>Stazione Forestale</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://lh5.google.com/sergio.baffoni/RYLelWFZF8I/AAAAAAAAALM/GZDmxjuAGps/CIMG2306.JPG?imgmax=640"&gt;&lt;img style="cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px;" src="http://lh5.google.com/sergio.baffoni/RYLelWFZF8I/AAAAAAAAALM/GZDmxjuAGps/CIMG2306.JPG?imgmax=640" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lago Munray, 21 maggio 2006. Arriviamo al campo dopo pranzo, all'ora del riposo. Cinque canoe intagliate nei tronchi scivolano silenziose sul lago, poi all'improvviso iniziano a rincorrersi, scontrarsi, mentre i ragazzi che le occupano ridono, si schizzano acqua, si tuffano. In maggioranza parlano l'inglese dall'accento Pidgin della Papua Nuuova Guinea. Ma gli accenti vanno dal malese, al tailandese, al cinese, all'inglese canadese e australiano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Intorno a loro la foresta, e un filo di fumo che si leva dalle capanne del campo, e il canto di uccelli sconosciuti. Sembra davvero il paradiso, ed e' difficile pensare che potrebbe diventae un inferno di fango e rifiuti, come e' gia' accaduto in molte parti dell'Asia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; L'Isola di Nuova Guinea ospita da sola la terza foresta tropicale del pianeta. Un tempo non era cosi'. Le foreste si estendevano dal Sud-est Asiatico fino a Giava, Sumatra, al Borneo. Ora non piu'. In queste regioni non restano che frammenti di foresta, a cui non vengono dati che pochi decenni di sopravvivenza. Le grandi imprese malesi del legname, una volta esaurite le proprie foreste, hanno iniziato la corsa alle foreste della Nuova Guinea, ed in effetti gran parte di esse sono gia' state assegnate come concessioni.Proprio qui, attorno al Lago Murray, Greenpeace e' riuscita a fermare la distruzione avviata dalla Concord Pacific. E proprio da qui sta partendo un progetto innovativo per fermare la devastazione, dando alle comunita' tradizionali il potere di proteggere le proprie foreste.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; E' nato cosi' il progetto di demarcazione ed ecoforestry, per cui tanti volontari sono venuti qui da tutto il mondo.Le canoe tornano lentamente verso la riva. Sta per iniziare il briefing.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/569643677970321498-4841686882505181801?l=sergiobaffoni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/feeds/4841686882505181801/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=569643677970321498&amp;postID=4841686882505181801' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default/4841686882505181801'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default/4841686882505181801'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/2006/05/stazione-forestale.html' title='Stazione Forestale'/><author><name>Sergio Baffoni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13873605405503264369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='28' src='http://lh5.google.com/sergio.baffoni/R0aQhRLpyiI/AAAAAAAABLU/IQ9N_pvWIdY/kalimantan-sergio.jpg?imgmax=640'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-569643677970321498.post-3140093508318788309</id><published>2006-05-20T05:06:00.000-07:00</published><updated>2007-11-21T21:51:26.091-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Papua Nuova Guinea'/><title type='text'>Papua Nuova Guinea</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://lh4.google.com/sergio.baffoni/RYLcDGFZEnI/AAAAAAAAAAg/a1ac0g9HTKE/CIMG2194.JPG?imgmax=640"&gt;&lt;img style="cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px;" src="http://lh4.google.com/sergio.baffoni/RYLcDGFZEnI/AAAAAAAAAAg/a1ac0g9HTKE/CIMG2194.JPG?imgmax=640" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Port Moresby, 20 maggio 2006. La prima immagine della foresta appare dal cielo, dall'oblo' di uno scalcagnato aereo che gracchia sotto il pelo delle nuvole. Isole di alberi verde scuro circondate dal verde brillante delle erbe di palude, che circondano piccole bolle di acqua da cui si irradiano arabeschi rosso ruggine. Poco piu' in la' l'oceano verde scuro della foresta, che degrada lentamente in azzurro verso l'orizzonte.&lt;br /&gt; L'aereo segue la linea tortuosa del fiume Fly, spostandosi poi piu' a est fino a quando il lago Murray si apre sotto di noi in tutta la sua ampiezza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; L'aereo scende con cautela cercando a vista la pista di atterraggio attraverso un banco di nuvole improvvidamente materializzatosi, quindi atterra saltellando sul capo erboso, sollevando grandi spruzzi di acqua alle pozzanghere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; La foresta e l'acqua continuano ad accompagnarci nel viaggio lungo il lago fino al campo base. Alberi giganteschi emergono dall'acqua come per incanto, specchiandosi in un doppio sull'acqua immobile del lago. Un cielo immenso, esteso su cinque sei strati successivi di orizzonte, si moltiplica in tutta la sua estensione sopra il riflesso degli alberi. Sembra di navigare sospesi in un immenso cielo, appena circondato da un anello verde di foreste.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/569643677970321498-3140093508318788309?l=sergiobaffoni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/feeds/3140093508318788309/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=569643677970321498&amp;postID=3140093508318788309' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default/3140093508318788309'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default/3140093508318788309'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/2006/05/papua-nuova-guinea_20.html' title='Papua Nuova Guinea'/><author><name>Sergio Baffoni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13873605405503264369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='28' src='http://lh5.google.com/sergio.baffoni/R0aQhRLpyiI/AAAAAAAABLU/IQ9N_pvWIdY/kalimantan-sergio.jpg?imgmax=640'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-569643677970321498.post-5457067993537781502</id><published>2005-10-11T21:01:00.000-07:00</published><updated>2007-11-22T23:55:45.511-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Africa'/><title type='text'>Porto di Livorno, caccia ai tronchi</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://lh4.google.com/sergio.baffoni/R0EDMRLpxrI/AAAAAAAAA6o/cq-B-RZjsKM/IMG_9662.JPG?imgmax=640"&gt;&lt;img style="cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px;" src="http://lh4.google.com/sergio.baffoni/R0EDMRLpxrI/AAAAAAAAA6o/cq-B-RZjsKM/IMG_9662.JPG?imgmax=640" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Livorno, 11 ottobre 2005. L'alba tarda a venire, tra le gru del porto. Boati ferrosi rombano come tuoni tra le sirene dei muletti. Sull'asfalto sporco di petrolio e rottami, le pozzanghere disegnano geografie impossibili. Ancora una rete da scavalcare, un deposito di auto da attraversare. Ancora da immatricolare, sedute tutte uguali nel piazzale come pecorelle elettroniche. Altra rete, e un labirinto tra torri di container. Cerchiamo una strada per raggiungere la nave, la nostra nave. In arrivo oggi dal Camerun. Non e' la prima volta, dovrebbe essere un gioco da ragazzi, ma non c'e' niente da fare, e' sempre cosi': quando ci sei ti senti sempre principiante.&lt;br /&gt;E poi, la nostra nave, la Guan He Kou, arrivera' in tempo? Il cargo cinese sembra scomparso. Si presentera' per tempo? Comunque dobbiamo aspettarlo.&lt;br /&gt;Le nuvole sopra le colline iniziano a tingersi di chiaro quando raggiungiamo l'ostello di campagna che ci fa da base. Ultimo briefing, check del materiale da arrampicata, qualche veloce scambio di parole e sguardi, e ci si stipa nei furgoncini. O la va' o la spacca.&lt;br /&gt;Quando sbuchiamo da dietro un container tra gli sguardi attoniti della ciurma, piu' che una protesta sembra una corte dei miracoli: scale, corde, moschettoni, ragazzi in tuta, dodici costumi da gorilla, perfino due alberi che camminano oscillando per la banchina. Ma poi lo striscione si gonfia al vento che viene dal mare, e il quadro diventa piu' chiaro. I finti gorilla si arrampicano sul legname della nave con cartelli che indicano: questa era la mia casa. &lt;br /&gt;Sulla banchina gli alberi indicano tristemente i loro fratelli segati a bordo della nave. Gli attivisti con lo striscione chiedono di fermare la distruzione illegale delle foreste pluviali.&lt;br /&gt;Questa nave per noi e' speciale, perche' sappiamo da dove viene il legname. Conosciamo la sua storia. Le cataste sono marcate SIM, Societe' Industrielle de Mbang che ha la compartecipazione di aziende italiane, fra cui la Piattolegno e la Dassi. Dietro questo porto, nel nostro paese, ci sono i quartier generali.&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://lh5.google.com/sergio.baffoni/R0EDShLpxuI/AAAAAAAAA7A/kGoPI0AHjsQ/IMG_9645.JPG?imgmax=640"&gt;&lt;img style="cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px;" src="http://lh5.google.com/sergio.baffoni/R0EDShLpxuI/AAAAAAAAA7A/kGoPI0AHjsQ/IMG_9645.JPG?imgmax=640" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Ma ogni giorno a Livorno arrivano montagne di legname tropicale che viene usato per i mobili e per l'edilizia. E in molti casi la storia e' esattamente la stessa. Elefanti, gorilla di pianura e scimpanze' muoiono un giorno dopo l'altro su queste banchine. &lt;br /&gt;A sera la protesta finisce. Come tutte le proteste, forse con un po' piu' di clamore. Infatti per rimuovere gorilla, alberi e climbers, devono intervenire ben cinque corpo: polizia, carabinieri, guardia marina, guardia di finanza e perfino i pompieri. Il tutto per consentire alle cataste sospette di essere scaricate e introdotte nel mercato italiano. Le illegalita' commesse dall'azienda che le ha prodotte non rientrano nel quadro legislativo. Il crimine e' commesso all'estero, da una societa' estera. Che poi questa sia controllata da italiani, per la legge italiana evidentemente non conta.&lt;br /&gt;E cosi' con le foreste africane, se ne va un pezzo di futuro.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/569643677970321498-5457067993537781502?l=sergiobaffoni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/feeds/5457067993537781502/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=569643677970321498&amp;postID=5457067993537781502' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default/5457067993537781502'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default/5457067993537781502'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/2005/10/livorno-11-ottobre-2005.html' title='Porto di Livorno, caccia ai tronchi'/><author><name>Sergio Baffoni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13873605405503264369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='28' src='http://lh5.google.com/sergio.baffoni/R0aQhRLpyiI/AAAAAAAABLU/IQ9N_pvWIdY/kalimantan-sergio.jpg?imgmax=640'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-569643677970321498.post-7182924713668787531</id><published>2005-09-17T21:11:00.000-07:00</published><updated>2007-11-21T20:25:11.699-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Africa'/><title type='text'>Ancora taglio illegale. Chi paga il prezzo?</title><content type='html'>&lt;a href="http://lh5.google.com/sergio.baffoni/R0ECthLpxjI/AAAAAAAAA5Y/nsV5r3-Cc8c/P1040147.JPG?imgmax=512"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px;" src="http://lh5.google.com/sergio.baffoni/R0ECthLpxjI/AAAAAAAAA5Y/nsV5r3-Cc8c/P1040147.JPG?imgmax=512" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Mbam e Kim, 17 settembre 2005 .Al mattino, un'altra frittata, e poi via, altre 3-4 ore dei jeep, verso altre foreste devastate. Visitiamo un'altra area di taglio, questa volta piu' vicino alla zona dove la SIM sta ancora operando. Le strade sono oramai un vero labirinto nella foresta. All'improvviso, dietro una curva, ci aspetta un uomo, machete alla mano. - Ci hanno beccato -  penso, ma mi sbaglio. E' un contadino venuto qui per i suoi banani. Qui infatti la foresta si alterna ai bananeti. L'uomo ci conferma che la compagnia e' stata qui, e ha operato per tutta l'area. Lo sa bene, dato che gli hanno abbattuto 800 banani e chissa' quanti alberi di cacao. Tutto un raccolto, per anni. Per compensazione, 150 euro. Quanto costa un banano? &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un'altra curva e ancora una sorpresa: un piccolo ma temibile serpentello verde brillante ci taglia la strada. Ci spostiamo e lo lasciamo passare: non e' il serpente piu' velenoso della foresta. Il piu' velenoso ha due gambe e talvolta i cingoli. &lt;br /&gt;Pezzo per pezzo, tutte le aree di foresta che visitiamo, ci mostrano una diversa combinazione di permessi diversi, a volte usati indifferentemente nello stesso punto. L'unica cosa comune, ripetitiva all'ossessione, e' la disordinata devastazione, i tronchi sparsi a marcire, sotto questa pioggia che a forza di bagnare tutto, bagna anche i nostri pensieri.  Poi il sole compare, e allora rimpiangiamo la pioggia. Continuiamo per giorni a mangiare frittata e a perlustrare aree di foreste. Continuiamo a collezionare immagini di distruzione e prove del misfatto. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Seguiamo i camion, raccogliamo informazioni. Ci troviamo perfino fortunosamente nel mezzo di un campo di taglialegna. Cerchiamo di disegnare la mappa del complicato sistema di societa' che sta dietro all'avanzata della distruzione.  Ora bisogna ritornare alla capitale, verificare le informazioni trovate, sondare ipotesi, poi di nuovo riverificarle sul campo, in foresta. E' cosi' che nasce un "crime file". &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ci avviamo per via del ritorno seguendo la stessa direzione dei camion carichi di tronchi. In macchina un ospite ingrato: un'allegra mosca tse-tse. Ma adesso non possiamo permetterci il lungo sonno, abbiamo fretta. Superiamo i carichi di legname: dobbiamo arrivare prima noi per poterli aspettare. In Italia, dove c'e' il mandante.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/569643677970321498-7182924713668787531?l=sergiobaffoni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/feeds/7182924713668787531/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=569643677970321498&amp;postID=7182924713668787531' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default/7182924713668787531'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default/7182924713668787531'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/2005/09/mbam-e-kim-17-settembre-2005.html' title='Ancora taglio illegale. Chi paga il prezzo?'/><author><name>Sergio Baffoni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13873605405503264369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='28' src='http://lh5.google.com/sergio.baffoni/R0aQhRLpyiI/AAAAAAAABLU/IQ9N_pvWIdY/kalimantan-sergio.jpg?imgmax=640'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-569643677970321498.post-6614041130955466685</id><published>2005-09-16T22:30:00.000-07:00</published><updated>2007-11-18T23:25:25.009-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Africa'/><title type='text'>Saccheggio illegale</title><content type='html'>&lt;a href="http://lh3.google.com/sergio.baffoni/R0ECNBLpxZI/AAAAAAAAA34/Aqf4FbcheBI/CIMG1301.JPG?imgmax=576"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px;" src="http://lh3.google.com/sergio.baffoni/R0ECNBLpxZI/AAAAAAAAA34/Aqf4FbcheBI/CIMG1301.JPG?imgmax=576" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Mbam e Kim, 16 settembre 2005. Piove di continuo. Quando usciamo dalla jeep, l'acqua continua a cadere. I piedi affondano nella terra, smossa di recente dalle ruspe e gonfia di acqua. La strada attorno a noi e' un panorama di devastazione. Alberi ritorti ammassati ai lati, tra terra sbancata e massi divelti. Al centro della strada, un fosso scavato dalla pioggia torrenziale: in breve questa strada, quasi in verticale, iniziera' a erodere la foresta. O quel che ne rimane. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La strada conduce a un'area di stoccaggio dei tronchi, piena di tronchi abbattuti e abbandonati. Molti portano il marchio della compagnia, si chiama "SIM", ma il codice indica un permesso di taglio lontano una decina di chilometri almeno. Altra strada, altra area di stoccaggio. Questa volta i tronchi non sono neppure marcati. Altra strada, altra area di stoccaggio, e compare un'altro logo, quello di una societa' minore, in realta' un prestanome della compagnia. Scopriremo poi che la compagnia disponeva un titolo di taglio, ormai scaduto, su un'area di 2000 ettari, ma nel frattempo ha operato, e continua a operare, in tutta la zona circostante, usando diverse sigle e diverse coperture, e delegando le proprie operazioni piu' sporche a un subappaltatore che opera ora sotto un nome, ora sotto un altro. I permessi impiegati poi sono un capolavoro di fantasia: quando non si tratta di quello di una concessione ben lontana, se ne usano di diversi. Come il permesso per rimuovere i tronchi abbattuti durante le opere di sviluppo. Si, per esempio costruire ponti, infrastrutture o altro. Ma davanti ai nostri occhi c'e' solo una foresta devastata. Sembra l'unica opera da queste parti. Di sviluppo? Sentiamo cosa ne pensano li abitanti della zona.  &lt;br /&gt;&lt;a href="http://lh3.google.com/sergio.baffoni/R0ECKBLpxYI/AAAAAAAAA3s/DSDZ17Ty5mU/CIMG1295.JPG?imgmax=576"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px;" src="http://lh3.google.com/sergio.baffoni/R0ECKBLpxYI/AAAAAAAAA3s/DSDZ17Ty5mU/CIMG1295.JPG?imgmax=576" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La prima sosta e' presso il capo villaggio, che ci racconta della felice collaborazione della sua gente con la compagnia. Un bel giorno gli abitanti del villaggio vedono arrivare gli uomini della SIM che fanno loro tante promesse. In cambio, assicurano, hanno gia' ottenuto il permesso di tagliare nella loro foresta. Il permesso in realta' non esiste, o almeno e' un po' strano. Quello che succede alla gente del villaggio e' ancora piu' strano. Gli abitanti del villaggio infatti non sanno che -per legge- gli spetta un tanto al metro cubo. Poca cosa rispetto al valore del legno, appena un euro e mezzo o due, niente se comparato al valore del legname appena sbarcato in Italia: 500-800 Euro o piu'. Poco o tanto, loro non lo sanno, ne' glie lo dice l'uomo della SIM, che si limita a raccogliere desideri, metterli su un pezzo di carta, firmarlo in pompa magna e poi portarselo via. Si, proprio cosi': se lo porta via. Alla gente del villaggio non resta neppure una copia del  "contratto", figuriamoci le opere pubbliche che l'impresa si era impegnata a costruire: i due ponti, la scuola, la casa comune, il campo di calcio. Anzi no, il campo di calcio e' stato costruito: un'area spianata a raso (magari per portarsi via gli alberi annessi). Ma in discesa. Si, il campo non e' che un pezzo di terra sbancata,  tutta buche, ma soprattutto e' in chiara pendenza, cosi' che la squadra che gioca dal lato alto sa gia' di vincere. Buon per loro. Nient'altro, a parte dei pezzi di lamiera ondulata. Forse avevano terminato gli specchietti e le collanine... Le ruspe intanto devastano la loro foresta, portandosi via ogni giorno una decina di camion carichi di tronchi di ayous, iroko, aniegre. Gli abitanti del villaggio, ingrati per il campo truccato,  insistevano sulla costruzione di almeno uno dei due ponti. Beh, dopo diverse proteste alla fine la compagnia promette di mandare una ruspa. Tutti esultano quando la ruspa promessa arriva il giorno successivo. Ma nella fretta si gli impiegati dimenticano di costruire il ponte, e vanno dritti dritti in foresta, a sbancare una nuova area. La gioia si trasforma in furia, e l'intero villaggio blocca i camion dei tronchi. Il finale lo sappiamo tutti, e' quello di sempre: telefonata alla capitale, finta trattativa, poi dalla compagnia chiamano direttamente l'ufficio del governatore, e la gendarmeria arriva e arresta gli 'insorti'. I gendarmi non sanno, ovviamente, che qualcuno si sta portando via illegalmente la foresta. Storie di ordinaria normalita'. Per la cronaca: il ponte e' stato costruito, alla fine. Usando legno tenero, in modo che durasse solo il tempo dei lavori di taglio; ora inizia gia' a marcire. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La sera, alla pallida luce della lampada a petrolio, mettiamo insieme i dati raccolti, prima di tuffarci sotto la zanzariera.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/569643677970321498-6614041130955466685?l=sergiobaffoni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/feeds/6614041130955466685/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=569643677970321498&amp;postID=6614041130955466685' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default/6614041130955466685'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default/6614041130955466685'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/2005/09/saccheggio-illegale.html' title='Saccheggio illegale'/><author><name>Sergio Baffoni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13873605405503264369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='28' src='http://lh5.google.com/sergio.baffoni/R0aQhRLpyiI/AAAAAAAABLU/IQ9N_pvWIdY/kalimantan-sergio.jpg?imgmax=640'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-569643677970321498.post-1499609591244336074</id><published>2005-09-15T21:12:00.000-07:00</published><updated>2007-11-18T23:25:25.009-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Africa'/><title type='text'>Made in Italy</title><content type='html'>&lt;a href="http://lh3.google.com/sergio.baffoni/Rz0TsBLpw_I/AAAAAAAAAzU/C5qPHXZtJjI/camerun2004-002.jpg?imgmax=640"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px;" src="http://lh3.google.com/sergio.baffoni/Rz0TsBLpw_I/AAAAAAAAAzU/C5qPHXZtJjI/camerun2004-002.jpg?imgmax=640" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Verso nord, 15 settembre 2005. La pioggia si spalma sul finestrino come una valanga di marmellata. attraverso  vetri appannati, la foresta e' una fila di nuvole su strati diversi, che degradano dal verde scuro al grigio indistinto del cielo. La jeep oscilla sulla piccola chiatta che sbanda sulle acque gonfie e limacciose del fiume, appesa ad un esile cavo metallico. &lt;br /&gt;Abbiamo lasciato la capitale Yaounde' per dirigerci verso alcune aree di foresta, dove operano nostri connazionali. Abbiamo sentito infatti che c'e' qualcosa che non va, e volgiamo vederci chiaro, in prima persona. Il viaggio e' lungo, la strada un unico fiume di fango viscido come ghiaccio, su cui talvolta la jeep slitta, avanzando in posizione diagonale, con le ruote posteriori che sbandano in continuazione.  La mattina inizia verso le sei, con la colazione a base di frittata e nescafe'. La frittata ci accompagnera' per tutto il viaggio: e' l'unica cosa che si trova. Frittata a colazione, frittata per cena (il pranzo non esiste da queste parti: si lavora). Il nescafe' la dice lunga su come funzionano la cose da queste parti, dove il caffe' viene prodotto, ma non si trova che in citta'. Solo caffe' in polvere e latte condensato. Comprate Nestle'.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/569643677970321498-1499609591244336074?l=sergiobaffoni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/feeds/1499609591244336074/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=569643677970321498&amp;postID=1499609591244336074' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default/1499609591244336074'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default/1499609591244336074'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/2005/09/made-in-italy.html' title='Made in Italy'/><author><name>Sergio Baffoni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13873605405503264369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='28' src='http://lh5.google.com/sergio.baffoni/R0aQhRLpyiI/AAAAAAAABLU/IQ9N_pvWIdY/kalimantan-sergio.jpg?imgmax=640'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-569643677970321498.post-8960702651721556636</id><published>2005-09-10T21:16:00.000-07:00</published><updated>2007-11-18T23:25:25.009-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Africa'/><title type='text'>Gorilla sotto un treno 3</title><content type='html'>&lt;a href="http://lh6.google.com/sergio.baffoni/R0ECVxLpxbI/AAAAAAAAA4M/4KGwfLU6zw0/CIMG1462.JPG?imgmax=576"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px;" src="http://lh6.google.com/sergio.baffoni/R0ECVxLpxbI/AAAAAAAAA4M/4KGwfLU6zw0/CIMG1462.JPG?imgmax=576" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ebo, 10 settembre 2005. Ci avviamo di buon mattino fino alla strada che porta alle tre concessioni. E' la stagione delle piogge, e i lavori sono momentaneamente sospesi. La strada, ci dicono non e' ancora terminata. Ossia, non ha ancora raggiunto la trinitaria concessione, ma manca poco. Camminiamo lungo lo squarcio rossastro, i piedi ci vengono afferrati dal fango, quasi come se la rabbia della terra avesse una forza espressiva. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'aria e' quella di un forno a vapore. Lungo la strada scopriamo che c'e' stata un'ulteriore moltiplicazione della concessione: su entrambi i lati della strada, percorsi aperti dalle ruspe si aprono nel cuore della foresta. Un labirinto di strade che risalgono costoni, si tuffano nei ruscelli per arrampicarsi di nuovo oltre gli argini, a caccia di tronchi. Riusciamo a percorrere solo una decina di chilometri dei quella strada, poco piu' della meta', e un buon numero di strade laterali, poi la pioggia torrenziale ci suggerisce di non passare la notte in foresta, senza una tenda. Ma il quadro e' abbastanza chiaro: non e' una strada, e' un massiccio sistema di sfruttamento illegale, che avanza chilometro dopo chilometro, puntando alla montagna dove si dei gorilla. Fotografiamo i tronchi, i loghi e prendiamo il punto col GPS per ricostruire una mappa di quello che accade tra queste montagne.  Dopo le ruspe e le motoseghe, questa strada offrira' un ottimo servizio ai bracconieri interessati a cacciare gli ultimi gorilla di questa regione. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Perche' tutto questo? Per ottenere l'Azobe', un legno particolarmente resistente, utilizzato per fabbricare la traversine dei treni  o i pali dell'agricoltura. &lt;br /&gt;Traversine… Ne vale la pena? Sotto una pioggia torrenziale ci avviamo per il sentiero, trasformato in un torrente di fango. Grossi massi rotolano giu' dai bordi della strada, tagliata in alcuni tratti a quattro metri di profondita'. Poi le nuvole si diradano, andandosi a rintanare tra una collina e l'altra. La sera ci sorprende all'arrivo, con i colori argentei della luna piena sparsi sulle fronde degli alberi. Guardiamo questo magico panorama, mentre ragioniamo su tattiche e strategie: siamo ancora in tempo per fermare la strada. Ancora per poco forse: la stagione delle piogge inizia a declinare. Ancora un mese. Un tempo prezioso, per i gorilla. E per noi.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/569643677970321498-8960702651721556636?l=sergiobaffoni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/feeds/8960702651721556636/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=569643677970321498&amp;postID=8960702651721556636' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default/8960702651721556636'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default/8960702651721556636'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/2005/09/gorilla-sotto-un-treno-2.html' title='Gorilla sotto un treno 3'/><author><name>Sergio Baffoni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13873605405503264369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='28' src='http://lh5.google.com/sergio.baffoni/R0aQhRLpyiI/AAAAAAAABLU/IQ9N_pvWIdY/kalimantan-sergio.jpg?imgmax=640'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-569643677970321498.post-5803158134532438795</id><published>2005-09-08T22:25:00.000-07:00</published><updated>2007-11-18T23:25:25.009-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Africa'/><title type='text'>Gorilla sotto a un treno 2</title><content type='html'>&lt;a href="http://lh6.google.com/sergio.baffoni/R0ECzxLpxkI/AAAAAAAAA5o/lkJLah0DNIk/P1040548.JPG?imgmax=576"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px;" src="http://lh6.google.com/sergio.baffoni/R0ECzxLpxkI/AAAAAAAAA5o/lkJLah0DNIk/P1040548.JPG?imgmax=576" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ebo, Camerun, 8 settembre 2005. Allarmati, decidiamo di recarci sul posto. Ci serve un'intera giornata prima di raggiungerla strada forestale. Quando arriviamo nella foresta e' il tramonto , e l'aria dorata ci regala uno scenario da sogno, con infiniti orizzonti di foresta che s'inseguono in un'impossibile gioco di trasparenze. Il secondo benvenuto e' meno piacevole: uno sterminato sciame di microscopici moschini ci avvolge, e nel giro di pochi minuti sembra che abbiamo il morbillo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le ricerche ci portano ad un'altra scoperta: esiste un'altra mappa depositata presso l'autorita' forestale di zona, in cui la concessione si e' moltiplicata per tre. Tre concessioni, una vicina all'altra, in un miracolo di moltiplicazione trinitaria.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/569643677970321498-5803158134532438795?l=sergiobaffoni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/feeds/5803158134532438795/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=569643677970321498&amp;postID=5803158134532438795' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default/5803158134532438795'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default/5803158134532438795'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/2005/09/gorilla-sotto-un-treno-2_08.html' title='Gorilla sotto a un treno 2'/><author><name>Sergio Baffoni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13873605405503264369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='28' src='http://lh5.google.com/sergio.baffoni/R0aQhRLpyiI/AAAAAAAABLU/IQ9N_pvWIdY/kalimantan-sergio.jpg?imgmax=640'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-569643677970321498.post-5875792706696308175</id><published>2005-09-07T21:17:00.000-07:00</published><updated>2007-11-18T23:25:25.010-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Africa'/><title type='text'>Gorilla sotto al treno - la Foresta di Ebo</title><content type='html'>&lt;a href="http://lh6.google.com/sergio.baffoni/R0ECZxLpxcI/AAAAAAAAA4Y/BvfFSow98n8/CIMG1479.JPG?imgmax=576"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px;" src="http://lh6.google.com/sergio.baffoni/R0ECZxLpxcI/AAAAAAAAA4Y/BvfFSow98n8/CIMG1479.JPG?imgmax=576" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Ebo, 7 settembre 2005. La strada avanza, giorno dopo giorno, puntando dritta verso i nidi dei gorilla. E' un taglio, una piaga purulenta, grondante di fango rosso e sassi. Squarciato il manto verde della foresta, il sangue della terra ne sgorga melmoso.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ebo non e' una semplice foresta. Colline affollate di alberi, piccole montagne e vali burrascose, tuffate in pozze di nuvolaglia. Sagome di di rilievi alberati, in file successive, l'una dietro l'altra, avvolte in scialli di nebbia. Ebo e' la foresta piu' ricca di biodiversita' del Camerun, ma questa secca descrizione non rende l'idea della multiformita' di sagome e tonalita' di colore. Questa foresta e' speciale anche per un altro motivo: di recente vi e' stata scoperta una nuova popolazione di gorilla. I gorilla di pianura sono distribuiti tra Camerun, Congo e Repubblica Centroafricana. Il fiume Sanaga segna il loro confine naturale. Almeno cosi' si pensava. Piu' a nord, al confine con la Nigeria, vive una sottospecie, il crossriver gorilla. La foresta di Ebo si trova molto piu' a sud rispetto a quest'area, ma ben piu' a nord del fiume Sanaga. Non e' ben chiaro a quale delle due sottospecie appartengano i gorilla della foresta di Ebo. Potrebbe perfino trattarsi di una nuova sottospecie. In ogni caso questo ritrovamento ribalta tutta la teoria sulla distribuzione dei gorilla. Nuovi studi ci diranno forse chi sono i gorilla di Ebo. Forse, o forse non lo sapremo mai, perche' le motoseghe gia' operano in quell'area.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cerchiamo di vederci chiaro, e ci procuriamo le mappe degli avvistamenti di gorilla e dei loro nidi recenti. Le confrontiamo con le mappe dell'allocazione delle concessioni forestali, e restiamo scioccati. Nella foresta di Ebo una vasta concessione e' stata di recente assegnata alla TRC, del gruppo olandese Reef. E un'altra concessioni piu' piccola e' stata rilasciata ad una impresa camerunese SFW.  Le Ventes de Coupe (Vendite di Volumi Fissi) sono autorizzazioni di sfruttamento di piccoli appezzamenti di foresta (inferiori ai 2.500 ettari) vendute al migliore offerente. Questo tipo di permesso incoraggia uno sfruttamento distruttivo e non richiede alcun piano di gestione forestale. In genere  questi tipo di concessioni non sono controllate, e le foreste sono quelle gestite nel modo peggiore. La Vente de Coupe in questione, la 07 02 32, risulta esattamente nell'area dove sono stati identificati numerosi nidi di gorilla!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/569643677970321498-5875792706696308175?l=sergiobaffoni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/feeds/5875792706696308175/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=569643677970321498&amp;postID=5875792706696308175' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default/5875792706696308175'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default/5875792706696308175'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/2005/09/gorilla-sotto-al-treno-la-foresta-di.html' title='Gorilla sotto al treno - la Foresta di Ebo'/><author><name>Sergio Baffoni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13873605405503264369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='28' src='http://lh5.google.com/sergio.baffoni/R0aQhRLpyiI/AAAAAAAABLU/IQ9N_pvWIdY/kalimantan-sergio.jpg?imgmax=640'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-569643677970321498.post-8661705966897535202</id><published>2005-05-15T20:22:00.000-07:00</published><updated>2007-11-21T20:27:46.549-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Finlandia'/><title type='text'>Un futuro per le foreste gelate</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://lh4.google.com/sergio.baffoni/R0UBsRLpyBI/AAAAAAAABBE/FfQFxW4wWUQ/CIMG0524.JPG?imgmax=640"&gt;&lt;img style="cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px;" src="http://lh4.google.com/sergio.baffoni/R0UBsRLpyBI/AAAAAAAABBE/FfQFxW4wWUQ/CIMG0524.JPG?imgmax=640" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;15 aprile 2005. Il pomeriggio a Inari, durante la conferenza stampa degli scrittori, nuovo afflusso di logger. E di politici, venuti dalla Francia, per attizzare il conflitto con insulti, frasi a effetto e altisonanti corbellerie. Il risultato e' poco efficace, le sciocchezze si smentiscono da sole. Ma la barriera di comunicazione, ches sembrava fosse possibile abbattere, e' di nuovo li. In nome del rifiuto di ogni critica, di ogni dissenso, di ogni discussione. Dietro i logger mandati allo sbaraglio, c'e' il grande assente, le multinazionali della carta. Gli scrittori avevano chiesto di incontrare la Stora Enso per  ascoltare le loro ragioni, ma non hanno ottenuto risposta. Il messaggio e' chiaro: facciano il loro lavoro, senza occuparsi della carta su cui scrivono. Ma le cose non stanno cosi', e diversi di scrittori hanno alzato il telefono, parlato col proprio editore, richiesto garanzie. Quando saranno in molti a chiedere le stessa garanzie, anche l'industria si dovra' adeguare, e smettera' di alimentare la distruzione. Allora sara' possibile avviare una gestione responsabile di questo remoto paradiso. Rispettando di diritti delle foreste e della biodiversita', ma anche di chi viene ospitato in questi ambienti:  i Sami, i taglialegna e di chi lavora con l'ecoturismo, che - detto per inciso- rappresenta la prima fonte di reddito nella regione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://lh3.google.com/sergio.baffoni/R0UCMBLpyJI/AAAAAAAABCI/_Z03gXRCnH4/CIMG0628.JPG?imgmax=144"&gt;&lt;img style="cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px;" src="http://lh3.google.com/sergio.baffoni/R0UCMBLpyJI/AAAAAAAABCI/_Z03gXRCnH4/CIMG0628.JPG?imgmax=144" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/569643677970321498-8661705966897535202?l=sergiobaffoni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/feeds/8661705966897535202/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=569643677970321498&amp;postID=8661705966897535202' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default/8661705966897535202'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default/8661705966897535202'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/2005/05/15-aprile-2005.html' title='Un futuro per le foreste gelate'/><author><name>Sergio Baffoni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13873605405503264369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='28' src='http://lh5.google.com/sergio.baffoni/R0aQhRLpyiI/AAAAAAAABLU/IQ9N_pvWIdY/kalimantan-sergio.jpg?imgmax=640'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-569643677970321498.post-1411785476871792537</id><published>2005-04-15T20:22:00.000-07:00</published><updated>2009-02-03T15:01:59.451-08:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>15 aprile 2005. Il pomeriggio a Inari, durante la conferenza stampa degli scrittori, nuovo afflusso di logger. E di politici, venuti dalla Francia, per attizzare il conflitto con insulti, frasi a effetto e altisonanti corbellerie. Il risultato e' poco efficace, le sciocchezze si smentiscono da sole. Ma la barriera di comunicazione, ches sembrava fosse possibile abbattere, e' di nuovo li. In nome del rifiuto di ogni critica, di ogni dissenso, di ogni discussione. Dietro i logger mandati allo sbaraglio, c'e' il grande assente, le multinazionali della carta. Gli scrittori avevano chiesto di incontrare la Stora Enso per  ascoltare le loro ragioni, ma non hanno ottenuto risposta. Il messaggio e' chiaro: facciano il loro lavoro, senza occuparsi della carta su cui scrivono. Ma le cose non stanno cosi', e diversi di scrittori hanno alzato il telefono, parlato col proprio editore, richiesto garanzie. Quando saranno in molti a chiedere le stessa garanzie, anche l'industria si dovra' adeguare, e smettera' di alimentare la distruzione. Allora sara' possibile avviare una gestione responsabile di questo remoto paradiso. Rispettando di diritti delle foreste e della biodiversita', ma anche di chi viene ospitato in questi ambienti:  i Sami, i taglialegna e di chi lavora con l'ecoturismo, che - detto per inciso- rappresenta la prima fonte di reddito nella regione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://lh3.google.com/sergio.baffoni/R0UCMBLpyJI/AAAAAAAABCI/_Z03gXRCnH4/CIMG0628.JPG?imgmax=144"&gt;&lt;img style="cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px;" src="http://lh3.google.com/sergio.baffoni/R0UCMBLpyJI/AAAAAAAABCI/_Z03gXRCnH4/CIMG0628.JPG?imgmax=144" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/569643677970321498-1411785476871792537?l=sergiobaffoni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/feeds/1411785476871792537/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=569643677970321498&amp;postID=1411785476871792537' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default/1411785476871792537'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default/1411785476871792537'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/2005/04/15-aprile-2005.html' title=''/><author><name>Sergio Baffoni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13873605405503264369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='28' src='http://lh5.google.com/sergio.baffoni/R0aQhRLpyiI/AAAAAAAABLU/IQ9N_pvWIdY/kalimantan-sergio.jpg?imgmax=640'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-569643677970321498.post-2141270055872516913</id><published>2005-04-14T20:19:00.000-07:00</published><updated>2007-11-23T23:21:31.992-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Finlandia'/><title type='text'>L'incontro con i logger</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://lh5.google.com/sergio.baffoni/R0UCEhLpyHI/AAAAAAAABB0/aIaCk8oO0gw/CIMG0604.JPG?imgmax=640"&gt;&lt;img style="cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px;" src="http://lh5.google.com/sergio.baffoni/R0UCEhLpyHI/AAAAAAAABB0/aIaCk8oO0gw/CIMG0604.JPG?imgmax=640" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Stazione forestale di Greenpeace 14 aprile 2005. Ci rechiamo alla stazione forestale di Greenpeace assieme agli scrittori, mella speranza di calmare le acque. La stazione e' ancora "assediata " dai logger, i taglialegna, che alzano cartelli contro greenpeace: Greenpeace nazi, Greenpeace=AlQuaida, Fuck FSC.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Slogan contraddittori piu' che altro, dato che la certificazione FSC sarebbe un metodo per aumentare, e non diminuire il lavoro. Ma sappiamo tutti che e' un'altra la partita che si sta giocando nelle foreste della Lapponia, e vengono costruite su misura  minacce di licenziamento, per usare i logger come massa di manovra.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nei giorni scorsi minacce e insulti. Questa mattina  i logger hanno bruciato le croci di fronte al campo, simulando la simbologia del Ku Klux Klan. Dopo la visita alla stazione, proponiamo agli scrittori di approcciare i logger. Con loro non possono limitarsi agli urli e agli insulti, puo' essere un'occasione per aprire un dialogo. Gli scrittori raccolgono la proposta con entusiasmo: sono qui per conoscere, per parlare con tutti.  Per una mezz'ora il nostro Niccolo' Ammaniti e Xavier Moro, lo scrittore spagnolo, scambiano opinioni e punti di vista. “Cosa direste se venissimo nel vostro paese a criticarvi, e a chiedervi di ripiantare le foreste che avete distrutto?” Ripetono i logger. “Ma certo, venite! - risponde Karel - abbiamo bisogno di critiche che siano costrittive. Ascoltare e' essenziale per cambiare. E noi non siamo qui per condannare nessuno, ma per dirvi, in amicizia, di non commettere i nostri stessi errori”. Uno spiraglio effettivamente si apre. Sembra quasi che si possa aprire un dialogo. Ma nello stesso momento gli attivisti, che demarcano le aree Sami, sono seguiti e minacciati, i cartelli rapidamente eliminati. Sembra che il conflitto sia deciso e alimentato altrove.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://lh6.google.com/sergio.baffoni/R0fGkRLpy2I/AAAAAAAABT8/WKLhQb_fcoY/CIMG0603.JPG?imgmax=640"&gt;&lt;img style="cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px;" src="http://lh6.google.com/sergio.baffoni/R0fGkRLpy2I/AAAAAAAABT8/WKLhQb_fcoY/CIMG0603.JPG?imgmax=640" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Torniamo stanchi e un po' depressi. Ma i Sami sembrano sapere come farci tornare il buonumore. Ci invitano nella sauna, e poi tutti dentro al lago. Dentro al lago? Si, basta spaccare la crosta di ghiaccio e buttarsi dentro. Facendo attenzione a non perdersi sotto al ghiaccio. Una cosa e' sicura, dopo la sauna l'acqua a zero gradi non e' affatto fredda. Ed e' vero, provare per credere. Cosi' come e' vero che questa strana cura fa tornare il buonumore. E anche l'ottimismo: domani e' un altro giorno.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/569643677970321498-2141270055872516913?l=sergiobaffoni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/feeds/2141270055872516913/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=569643677970321498&amp;postID=2141270055872516913' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default/2141270055872516913'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default/2141270055872516913'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/2005/04/lincontro-con-i-logger.html' title='L&apos;incontro con i logger'/><author><name>Sergio Baffoni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13873605405503264369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='28' src='http://lh5.google.com/sergio.baffoni/R0aQhRLpyiI/AAAAAAAABLU/IQ9N_pvWIdY/kalimantan-sergio.jpg?imgmax=640'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-569643677970321498.post-3843534204551145842</id><published>2005-04-13T22:23:00.000-07:00</published><updated>2007-11-26T01:50:36.816-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Finlandia'/><title type='text'>Arrivano le motoseghe</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://lh3.google.com/sergio.baffoni/R0UCJBLpyII/AAAAAAAABB8/LEVv9cfISRg/CIMG0612.JPG?imgmax=640"&gt;&lt;img style="cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px;" src="http://lh3.google.com/sergio.baffoni/R0UCJBLpyII/AAAAAAAABB8/LEVv9cfISRg/CIMG0612.JPG?imgmax=640" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Stazione forestale di Greenpeace,13 aprile 2005. I tagliaboschi della Metsaehallitus hanno iniziato l'assedio al campo ambientalista. Dalla Stazione Forestale Rossano, cuoco di professione e attivista manda una mail allarmante: "Si sono presentati con un mostro lungo 15 metri, un trattore per la raccolta dei tronchi dotato di gru e rimorchio, con il quale hanno iniziato ad avvicinarsi al nostro campo con gran dispiegamento di cavalli vapore e luci. Il primo pensiero e' stato: 'ok, e' fatta, vogliono smantellare il campo!', non ci eravamo resi conto che la gru fosse disegnata per sollevare tronchi e nient'altro. E' stato un frenetico (e ammirabile nella sua efficienza, visto il poco tempo che pensavamo di aver a disposizione) prepararsi alla resistenza, con chi si incatenava ai container, chi vi saliva sopra, chi faceva foto e filmati..." &lt;br /&gt;Ragazzi mandati allo sbaraglio, agitando il solito straccio: l'almbientalismo che minaccerebbe i posti di lavoro. Girano vestiti in tuta mimetica, portando coltellacci e accette, guidando mezzi ciondolati fin quasi sopra le tende del campo.&lt;br /&gt;Insomma, la tensione sale, dobbiamo trovare il modo di controllare gli eventi.&lt;br /&gt;Cambiamo tutti i programmi: domani si va alla Stazione Forestale.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/569643677970321498-3843534204551145842?l=sergiobaffoni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/feeds/3843534204551145842/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=569643677970321498&amp;postID=3843534204551145842' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default/3843534204551145842'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default/3843534204551145842'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/2005/04/arrivano-le-motoseghe.html' title='Arrivano le motoseghe'/><author><name>Sergio Baffoni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13873605405503264369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='28' src='http://lh5.google.com/sergio.baffoni/R0aQhRLpyiI/AAAAAAAABLU/IQ9N_pvWIdY/kalimantan-sergio.jpg?imgmax=640'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-569643677970321498.post-203411013030926285</id><published>2005-04-12T20:13:00.000-07:00</published><updated>2007-11-23T22:46:01.058-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Finlandia'/><title type='text'>Scrittori nella neve</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://lh6.google.com/sergio.baffoni/R0UB5xLpyEI/AAAAAAAABBc/oOoRCEliSVo/CIMG0552.JPG?imgmax=640"&gt;&lt;img style="cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px;" src="http://lh6.google.com/sergio.baffoni/R0UB5xLpyEI/AAAAAAAABBc/oOoRCEliSVo/CIMG0552.JPG?imgmax=640" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nellim, 12 aprile 2005. La piccola comitiva che viaggia in questa area remota e' un po' speciale. E' un gruppo di scrittori europei venuti in questo angolo di mondo per vedere alcune delle ultime foreste primarie europee. Queste foreste vengono tagliate, prevalentemente per farne cellulosa, ed alimentare la domanda europee delle multinazionali della carta. Tra loro c' e' Niccolo'  Ammaniti, che gia' da tempo si batte per il futuro delle foreste, ottenendo di stampare i propri libri su carta riciclata. Seduto con noi sulla pelle di renna, guarda la foresta che scorre ai lati.  "E' un posto bellissimo - dice respirando profondamente - ti senti subito meglio. Dovrebbero venirci tutti gli scrittori, in posti come questo. E' davvero impressionante vedere da dove viene la carta su cui vengono stampati i nostri libri".  Niccolo' Ammaniti e' stato tra i primi ad unirsi al progetto di Greenepace "scrittori e editori per le foreste” e stampando diversi suoi libri, tra cui  il fumetto "Fa un po' male" e la ristampa di "io non ho paura”, sono stampati su carta amica delle foreste.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://lh4.google.com/sergio.baffoni/R0UB9RLpyFI/AAAAAAAABBk/STZVdMNSVM4/CIMG0570.JPG?imgmax=640"&gt;&lt;img style="cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px;" src="http://lh4.google.com/sergio.baffoni/R0UB9RLpyFI/AAAAAAAABBk/STZVdMNSVM4/CIMG0570.JPG?imgmax=640" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli allevatori Sami ci guidano lungo una pista segue i rilievi naturali, la posizione ce la da il sole invernale, abbassato verso il sud, oltre il confine. Piu' avanti si iniziano a vedere le impronte delle renne. Vengono qui a mangiare i lunghi licheni "a coda di cavallo” fatti cadere dal vento. L'unico cibo offerto loro da questo paesaggio di neve.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ci fermiamo in un angolo meraviglioso di foresta, tra ceppi aguzzi e alberi centenari, dove in pochi minuti i nostri ospiti accendono un fuoco sulla neve e cuociono il caffe' dentro vecchi bollitori di ottone anneriti dal fumo. Buttando giu' bicchieroni di caffe' caldo, ci rilassiamo, Qualcuno resta un po' trasognato a guardare la foresta, qualcuno si lascia incantare dal fuoco. Alcuni scrittori parlano con i pastori Sami, altri con gli attivisti di Greenpeace. Si intrecciano le frasi si intrecciano sulla storia di questa foresta, considerata dalle autorita' come una 'foresta commerciale', ossia da tagliare a piacimento, e la storia del popolo Sami, che ogni anno si ritrova con un pezzo di terra in meno per le proprie renne, con un pezzo di vita in meno per la propria cultura.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una breve sosta. L'acqua per il te si prende spaccando il ghiaccio di un lago, il fuoco si accende su un tappeto di rami adagiato sopra la neve con sapienza antica.&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://lh3.google.com/sergio.baffoni/R0fGZhLpyzI/AAAAAAAABTk/IlC8UpBo4dE/CIMG0559.JPG?imgmax=640"&gt;&lt;img style="cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px;" src="http://lh3.google.com/sergio.baffoni/R0fGZhLpyzI/AAAAAAAABTk/IlC8UpBo4dE/CIMG0559.JPG?imgmax=640" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Sulla via del ritorno, mentre dal cielo iniziano a cadere i primi fiocchi di neve, gli scrittori si fermano a demarcare i margini dell'area dei Sami, affiggendo cartelli gialli che avvisano "area Sami, divieto di taglio". Ma sanno che la battaglia per le foreste la combatteranno prevalentemente a casa propria, battendosi per stampare i libri, innanzitutto i propri, su carta amica delle foreste, riciclata o certificata FSC, e aprendo la strada a un modo diverso di produrre libri.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/569643677970321498-203411013030926285?l=sergiobaffoni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/feeds/203411013030926285/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=569643677970321498&amp;postID=203411013030926285' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default/203411013030926285'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default/203411013030926285'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/2005/04/nelle-foreste-primarie-della-finlandia.html' title='Scrittori nella neve'/><author><name>Sergio Baffoni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13873605405503264369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='28' src='http://lh5.google.com/sergio.baffoni/R0aQhRLpyiI/AAAAAAAABLU/IQ9N_pvWIdY/kalimantan-sergio.jpg?imgmax=640'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-569643677970321498.post-5538190609577792998</id><published>2005-03-25T22:24:00.000-08:00</published><updated>2007-11-23T22:58:55.502-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Finlandia'/><title type='text'>Nelle foreste primarie della Finlandia</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp2.blogger.com/_dDd2Pf71v2M/R0fHUBLpy4I/AAAAAAAABUo/RHYbaa7O5YI/s1600-h/f2103075.jpg"&gt;&lt;img style="cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://bp2.blogger.com/_dDd2Pf71v2M/R0fHUBLpy4I/AAAAAAAABUo/RHYbaa7O5YI/s320/f2103075.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5136293046767963010" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;25 marzo 2005, Nellim, Finlandia nord-orientale, un migliaio di chilometri a nord da Helsinki. La slitta di legno scivola scricchiolando sulla neve. Lungo il fondovalle scorrono alcuni gruppi di alberi, laghetti gelati. massi granitici coperti di neve. Ai lati, sulla collina, scorre silenziosa la foresta.&lt;br /&gt;Il veloce snowboard dei pastori di renne Sami ci rimorchia verso il cuore di una delle loro foreste. Siamo a meta' aprile, ma l' inverno non sembra ritirarsi, qui nella Lapponia settentrionale, se non nella neve appena umida nelle ore di massimo calore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sulla destra una serie di segni gialli ci avvisa che stiamo costeggiando il confine con la Russia. Ai lati mucchi di tronchi pluricentenari, tagliati e abbandonati ormai da anni, ci dicono che questa area e' stata tagliata nel settembre 2003. Man mano che ci addentriamo pero' , la foresta si fa sempre piu' intonsa, fino a trasformarsi in uno scenario stupefacente. Dopo chilometri e chilometri di alberi della stessa altezza, ora alti pochi spanne, ora maturi, ora appena piantati, ora la foresta appare nella sua bellezza incontaminata: alberi giovani protesi verso l' alto, altri ormai vecchi e contorti, come una sorta di giganteschi bonsai naturali, ceppi bruciati dai fulmini e rimasti nella foresta, dove offrono ospitalita' a centinaia di specie.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E poi silenzio, un immenso mare di silenzio invernale, dove il freddo sembra cristallizzare i pensieri sopra un orizzonte di incredibili colori tenui. Queste terre gelate sono state per millenni dominate da spiriti e forze misteriose governate dalla sofferta saggezza degli sciamani. E ogni culto sciamanico si concentrava attorno ad un albero cosmico, l'albero che sostiene il cielo con i suoi rami, e lo collega alla terra e agli abissi del sottosuolo, dove, attorno alle sue radici, si snodano trame misteriose.&lt;br /&gt;Sui rami dell'albero cosmico, come corvi stanchi si poggiano le anime dei morti, in attesa di volare verso il cielo.&lt;br /&gt;Oggi gli alberi cosmici vengono abbattuti. Tutti gli alberi vengono abbattuti, anzi, l'intera foresta. Qui infatti l'agenzia statale Mehtaellithus pratica ancora il taglio a raso, ossia tutta la vegetazione viene rimossa. Saranno poi ripiantati nuovi alberi tutti uguali, utili per la produzione di legno, ma la ricchezza di vita della foresta millenaria e' perduta per sempre. In Finlandia le foreste primarie sono concentrate tutte qui, nella regione nord-orientale. Si tratta appena di un ventesimo delle foreste del paese, non oltre 20 milioni di ettari: un'area per nulla essenziale all'industria. Ma assolutamente necessaria a centinaia di specie, alcune delle quali considerate minacciate dall'IUCN, come lo scoiattolo volante, la Ghiandaia siberiana e il Picchio tridattilo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Secondo il Centro Regionale Ambientale di Kainuu, la frammentazione dei paesaggio forestale e il calo della quantità di legno morto al suolo causato dall'industria forestale, continuano a minacciare la sopravvivenza delle specie viventi tipiche delle foreste primarie. "Fino a quando tutte le foreste naturali e le foreste primarie non saranno protette dal taglio &lt;br /&gt;industriale, sara' probabile l’estinzione di massa delle specie" conferma il Professor Ikka Hanski, dell'Universita' di Helsinki. Un quadro preoccupante. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma c'e' un altro aspetto di questa pratica: sta distruggendo la vita dell'ultimo popolo indigeno europeo, i Sami. L'allevamento brado delle renne e' alla base della cultura Sami. Questo popolo vive nelle aree settentrionali di Svezia, Norvegia, Finlandia e nella penisola russa di Kola. Nel lungo inverno artico, le foreste centenarie della Lapponia assicurano loro la sopravvivenza: sui rami e sul tronco degli alberi centenari cresce il lichene delle renne, che diventa il cibo invernale di questi animali quando l'erba e' irrimediabilmente coperta da uno strato di neve gelata. Le piantagioni di alberi a scopo produttivo sono inservibili. In questo modo la Metsaehallitus riperpetua un conflitto contro gli indigeni Sami vecchi secoli, fatto di leggi disciminatorie, volte alla distruzione della loro identita' culturale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp0.blogger.com/_dDd2Pf71v2M/R0fFPhLpyyI/AAAAAAAABTc/9R4sn3PW2ws/s1600-h/EUROPA10.JPG"&gt;&lt;img style="cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://bp0.blogger.com/_dDd2Pf71v2M/R0fFPhLpyyI/AAAAAAAABTc/9R4sn3PW2ws/s320/EUROPA10.JPG" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5136290770435296034" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;In teoria la legge finlandese e internazionale, oltre a un buon numero di accordi e convenzioni, assicura ai Sami il diritto di praticare la loro attività tradizionale, il pascolo delle renne in Lapponia.  Negli ultimi due decenni, l’agenzia statale Metsähallitus ha però continuato a tagliare alberi in importanti foreste-pascolo delle renne. Oggi molte di queste aree sono già state tagliate.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A partire dagli anni '90 diverse comunita' Sami hanno chiesto una moratoria del taglio nei pascoli invernali, ma senza successo.  Nel 2003, assieme a Greenpeace e all’Associazione Finlandese perla Protezione della Natura (FANC) hanno mappato le foreste ritenute essenziali al pascolo invernale delle renne. Sulla base di queste mappe, hanno richiesto una moratoria del taglio nelle aree identificate, fino a quando non sia stata raggiunto un accordo sul futuro delle foreste e sulla loro protezione dal taglio industriale. Questa richiesta è stata ignorata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Le pratiche della Metsähallitus decise a Helsinki discriminano la gente Sami" dice Hannu Magga, allevatore Sami di Lappi. "Sembra che i Sami siano sopportati giusto come decorazione, quando indossano i costumi tradizionali. Ma a parte questo, sembra che l'unico popolo indigeno della Finlandia non abbia alcun valore". &lt;br /&gt;"I pascoli sono stati abbattuti così spietatamente, che gli allevatori sono rimasti  senza pastura invernale. Aggiunge Kalevi Paadar, allevatore di Nellim. "Il lato orientale del gruppo di pascoli è stato tagliato così intensivamente che resta solo un posto in cui alle renne piace stare, dove resta un po' di foresta centenaria. Quest'inverno solo un terzo delle nostre renne è stata in quest’area. Il resto ha dovuto trovare riparo piu' a sud, in direzione delle aree protette di Saariselka".&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp0.blogger.com/_dDd2Pf71v2M/R0fG1hLpy3I/AAAAAAAABUc/5iwooJiniXE/s1600-h/f2103073.jpg"&gt;&lt;img style="cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://bp0.blogger.com/_dDd2Pf71v2M/R0fG1hLpy3I/AAAAAAAABUc/5iwooJiniXE/s320/f2103073.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5136292522781952882" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Sulla neve troviamo le tracce recenti di un campo di taglialegna. Ceppi nudi, trucioli, rami , cortecce, e sulla neve ancora le tracce dei mezzi cingolati. Da un lato, un mucchietto di rifiuti, pacchetti vuoti di sigarette, alcune cartacce: il ciclo e' completo. Infatti gli alberi millenari portati via dalla Metsaehallitus finiranno presto buttati via proprio in questi rifiuti cartacei.&lt;br /&gt;I giganti dell'industria della carta, Stora-Enso, UPM-Kymmene e M-Real sono i grandi acquirenti dei prodotti forestali della Finlandia, un quarto del mercato mondiale delle carte grafiche. Per rifornire questa vorace industria della carta, le foreste finlandesi vengono distrutte e trasformate in cellulosa, carta, imballi e quindi rifiuti. E non basta. Questi colossi importano e consumano un decimo di tutto il legno prodotto in Russia, in gran parte di origine illegale.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/569643677970321498-5538190609577792998?l=sergiobaffoni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/feeds/5538190609577792998/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=569643677970321498&amp;postID=5538190609577792998' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default/5538190609577792998'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default/5538190609577792998'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/2007/11/nelle-foreste-primarie-della-finlandia.html' title='Nelle foreste primarie della Finlandia'/><author><name>Sergio Baffoni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13873605405503264369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='28' src='http://lh5.google.com/sergio.baffoni/R0aQhRLpyiI/AAAAAAAABLU/IQ9N_pvWIdY/kalimantan-sergio.jpg?imgmax=640'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp2.blogger.com/_dDd2Pf71v2M/R0fHUBLpy4I/AAAAAAAABUo/RHYbaa7O5YI/s72-c/f2103075.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-569643677970321498.post-5848933312498884109</id><published>2004-06-28T21:19:00.000-07:00</published><updated>2007-11-21T20:28:29.169-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Africa'/><title type='text'>Incontro sul molo</title><content type='html'>&lt;a href="http://lh6.google.com/sergio.baffoni/R0EDMxLpxsI/AAAAAAAAA6w/FT5wA3kKQq4/IMG_9186.jpg?imgmax=512"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px;" src="http://lh6.google.com/sergio.baffoni/R0EDMxLpxsI/AAAAAAAAA6w/FT5wA3kKQq4/IMG_9186.jpg?imgmax=512" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Salerno, 28 giugno 2004. Ogni promessa e' debito. E ci presentiamo puntuali all'appuntamenteo con le cataste lasciate al porto di Douala&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La nave si chiama Aigiorgis. Ed e' carica di legname della Ingenierie Forestiere. Mappe alla mano abbiamo calcolato che solo nella piccola area da noi ispezionata a Esse, la Ing-F ha abbattuto illegalmente oltre 1800 ettari di foresta primaria tropicale. In pratica, ha rubato il legname da foreste non assegnate. E gran parte di questo prodotto rubato finisce proprio qui in Italia, grande cliente, carico dopo carico.&lt;br /&gt;Cosa fa un cittadino onesto quando si trova una merce rubata? Elementare: la porta alla Polizia. Ma le cose da noi sono piu' complicate. Quando carichiamo le assi marcate Ing-F e le portiamo al commissariato portuale, assieme alla documentazione del furto in foresta, dapprima sembrano non capire, quindi riconsegnano il legname sospetto al 'legittimo' proprietario. Documenti, coordinate geografiche, fotografie non servono a nulla. Non abbiamo fermato questo singolo carico, no, questo no. Ma abbiamo dimostrato a tutti il modo con cui il legno illegale entra legalmente nel nostro paese. E c'e' chi dice che l'Italia non ricicla abbastanza!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://lh6.google.com/sergio.baffoni/R0EDQxLpxtI/AAAAAAAAA64/fuMjxGGso8o/Img_2733.jpg?imgmax=512"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px;" src="http://lh6.google.com/sergio.baffoni/R0EDQxLpxtI/AAAAAAAAA64/fuMjxGGso8o/Img_2733.jpg?imgmax=512" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/569643677970321498-5848933312498884109?l=sergiobaffoni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/feeds/5848933312498884109/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=569643677970321498&amp;postID=5848933312498884109' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default/5848933312498884109'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default/5848933312498884109'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/2004/06/incontro.html' title='Incontro sul molo'/><author><name>Sergio Baffoni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13873605405503264369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='28' src='http://lh5.google.com/sergio.baffoni/R0aQhRLpyiI/AAAAAAAABLU/IQ9N_pvWIdY/kalimantan-sergio.jpg?imgmax=640'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-569643677970321498.post-4302408370900946529</id><published>2004-04-13T21:25:00.000-07:00</published><updated>2007-11-18T23:25:25.010-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Africa'/><title type='text'></title><content type='html'>&lt;a href="http://lh5.google.com/sergio.baffoni/R0ECihLpxgI/AAAAAAAAA5A/KFxzyqp4UIY/libongo01.jpg?imgmax=640"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px;" src="http://lh5.google.com/sergio.baffoni/R0ECihLpxgI/AAAAAAAAA5A/KFxzyqp4UIY/libongo01.jpg?imgmax=640" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Libongo, 13 aprile 2004. Dall'altra parte del fiume ci aspetta l'inferno di Libongo. Attraversiamo di nuovo il fiume su una piccola piroga stracarica. Ogni oscillazione del rematore porta il bordo della piroga sul pelo dell'acqua, e non e' facile mantenere il fragile equilibrio: un movimento sbagliato di uno di noi, e si finisce tutti in acqua a sguazzare coi coccodrilli. Appena sbarcati a Libongo si ricomincia a sudare come fontane. E si continua a sudare mentre si discute di nuovo con l'ufficiale doganale che pretende il suo denaro. Chiedere una ricevuta del pagamento, serve solo a provocare nuove minacce: "se fate complicazioni per un problema cosi' piccolo, cosa fate se vi capita un grosso problema? Perche' i grossi problemi capitano, eh si'..." Lasciamo perdere la ricevuta e ritroviamo la liberta'. Immaginiamo i problemi che capitano ogni giorno alla gente comune, quella che non puo' ha i soldi per pagare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ci rechiamo alla segheria e tentiamo almeno di parlare con qualcuno della direzione, ma e' sabato, e per giunta il messaggio radio con cui avevamo annunciato il nostro arrivo sembra scomparso: nessuno l'ha ricevuto. Uno stato maggiore dall'aspetto piuttosto rude ci scruta con attenzione. Sara' meglio cambiare aria? Parliamo allora con alcuni lavoratori, ma al di fuori della segheria. Ci raccontano delle dure condizioni di lavoro, della frequenza degli incidenti, in seguito ai quali i lavoratori vengono abbandonati a se stessi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poi ci rechiamo dal capo del villaggio, per chiedere come sono le relazioni con la Sefac. Anche qui la gente del luogo lamenta l'insufficienza di assunzioni tra la gente del luogo, soprattutto per i lavori meglio pagati. Diversi accordi non sono stati mantenuti, progetti promessi e mai realizzati. Inutile aggiungere che i pochi servizi sanitari, gestiti dalla compagnia, sono a prezzo di mercato. Gli stessi lavoratori lamentano come l'infermiere di servizio presso il dispensario, cerchi di piazzare medicinali cari e non necessari per puro scopo di lucro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'ultima tappa e' il villaggio dei pigmei Baka. Ci accolgono gentili, come sempre, e ci fanno sedere sotto una tettoia di foglie di palma. Anche qui le solite storie: campi distrutti dalle ruspe, cortecce medicinali, animali e alberi di mango selvatico che spariscono dalle aree di taglio. Le ruspe spesso cancellano i sentieri dei pigmei, che si perdono nella foresta, durante i loro spostamenti migratori. Come se non bastasse, una impresa che collabora con la Sefac, organizzando safari nelle sue concessioni, ha preso possesso delle aree tradizionali di caccia dei Baka, ai quali e' ora interdetto l'accesso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma non sono solo i safari a sottrarre ai pigmei le risorse tradizionali. Il bracconaggio organizzato sembra di gran lunga piu' aggressivo, ed ha un forte incentivo: la massa di lavoratori e di consumatori portati dalla Sefac in quel pezzo di mondo. Solo a Libongo ci sono ben due mercati della selvaggina. In partnership con un programma del Wwf per ridurre la caccia, la Sefac si e' impegnata a invitare dei venditori di pollame e carne bovina. Ma la gente che vive qui ci fa  osservare come i prezzi del pollame in vendita siano proibitivi mentre la selvaggina costa pochi franchi. Veniamo poi a sapere che i veicoli di una impresa libanese che trasporta i tronchi per la Sefac trasporta anche la carne dalla foresta ai mercati di selvaggina, uno dei quali si tiene proprio di fronte all'entrata della segheria. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://lh4.google.com/sergio.baffoni/R0EC-RLpxnI/AAAAAAAAA6E/4kPetQISMlE/sefac3.jpg?imgmax=512"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px;" src="http://lh4.google.com/sergio.baffoni/R0EC-RLpxnI/AAAAAAAAA6E/4kPetQISMlE/sefac3.jpg?imgmax=512" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Varrebbe la pena di prendersi una decina di giorni per ispezionare i confini della concessione. Da quando ha ottenuto nuove concessioni (una delle quali aveva gia' iniziato a sfruttare illegalmente) la Sefac non e' stata piu' multata per grandi operazioni di taglio illegale. Notiamo pero' la presenza di numerosi tronchi dal diametro inferiore al minimo consentito per legge. E' un po' quello che succede in tutta la regione: in seguito ai programmi di monitoraggio, il taglio massiccio di alberi al di fuori delle concessioni e' meno frequente, e si preferisce  tagliare in modo eccessivo le aree assegnate. E' egualmente illegale, ma i controlli si fanno molto piu' complessi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I lavoratori ci confermano che quei tronchi di alberi troppo giovani non sono una eccezione. Di tanto in tanto i tronchi vengono sequestrati dalle autorita', ma poi dopo qualche giorno rientrano misteriosamente nella segheria. Sentiamo anche storie strane, come quella di un funzionario dell'ente di controllo forestale che ora lavora direttamente per la Sefac. O come quella del martello a secco (che dovrebbe confermare la legalita' di ciascun tronco da parte delle autorita' forestali) "prestato" dalle autorita' locali alla compagnia. Si tratta solo di voci, ma sono pratiche frequenti nel settore forestale del Camerun. Di certo non sarebbe la prima volta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rispetto agli anni passati, il taglio illegale ha cambiato alcune delle sue pratiche, ma ha anche ritrovato la propria aggressivita'. Il legame tra corruzione nell'amministrazione, compagnie prive di scrupoli e realpolitik delle diplomazie - e della Banca Mondiale sta portando allo smantellamento dei programmi di monitoraggio, mentre i tagli dei fondi di sviluppo hanno portato alla cancellazione di programmi di conservazione. Tra le organizzazioni non governative, e tra gli enti di cooperazione, regna lo sconforto, come alla vigilia di un'ultima battaglia data ormai per persa.  Nelle stesse settimane, il parco nazionale di Korup e la riserva di Dja (patrimonio universale dell'Unesco) stanno per essere abbandonati per carenza di fondi: sono lasciati incustoditi, alla merce' dei bracconieri. Tanti pezzi di Africa che se ne vanno, come in un puzzle che nessuno potra' mai piu' ricostruire.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lasciamo Libongo e ci tuffiamo di nuovo nella lunga strada della foresta. Il sole al tramonto crea tra gli alberi magici giochi di luci e ombre. Piccole scimmie nere si rincorrono sui rami, sorvegliate da grandi uccelli azzurri. Un ultimo sguardo al panorama incantevole, un pensiero ai suoi anni contati e riprendiamo la strada, prima che ci colga la notte. I tronchi continuano a correre, avvolti in un manto rosso di polvere. Promettiamo loro di incontrarli di nuovo: in Europa.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/569643677970321498-4302408370900946529?l=sergiobaffoni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/feeds/4302408370900946529/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=569643677970321498&amp;postID=4302408370900946529' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default/4302408370900946529'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default/4302408370900946529'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/2004/04/libongo-13-aprile-2004.html' title=''/><author><name>Sergio Baffoni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13873605405503264369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='28' src='http://lh5.google.com/sergio.baffoni/R0aQhRLpyiI/AAAAAAAABLU/IQ9N_pvWIdY/kalimantan-sergio.jpg?imgmax=640'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-569643677970321498.post-6802562837545786669</id><published>2004-04-11T21:26:00.000-07:00</published><updated>2007-11-18T23:25:25.010-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Africa'/><title type='text'>Dzanga-Sangha</title><content type='html'>&lt;a href="http://lh6.google.com/sergio.baffoni/R0El1xLpx1I/AAAAAAAAA88/vFcqnhscvwY/elefanti.jpg?imgmax=576"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px;" src="http://lh6.google.com/sergio.baffoni/R0El1xLpx1I/AAAAAAAAA88/vFcqnhscvwY/elefanti.jpg?imgmax=576" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ligiombo, 11 aprile 2004. Chi vuole passare la frontiera attraversando il fiume con la piroga, deve prima pagare la gabella a un ufficiale doganale, un ubriaco malfermo che riemerge dai fumi dell'alcol e del calore solo quando si tratta di estorcere denaro. Passata la frontiera e' il turno di altri funzionari: dentro un cubicolo di cemento, risuonano le urla di un uomo in pantofole e caffettano lilla, che vorrebbe apparire minaccioso: il capo dei gendarmi di Ligiombo, inferocito con noi perche' lui, "il capo della forza armata" del villaggio, non vede nulla dei finanziamenti che girano attorno al parco nazionale. Poi, nel dubbio, passa un quarto d'ora a copiarsi uno per uno tutti i numeri dei codici elettronici del mio passaporto. Passata anche questa scena di ordinaria burocrazia, finalmente ci si tuffa in una delle piu' belle aree di foresta del Bacino del Congo. Visitiamo le pozze salate meta di pellegrinaggio degli elefanti di foresta, le radure dove pascolano bufali, bongo e sitatunga. Camminando nella foresta incrociamo piu' volte la rotta di gruppi di elefanti, incontriamo nido di scimpanze'  e osserviamo da vicino un gorilla ingozzarsi di tenere foglie e succulente termiti. Ma la Repubblica Centrafricana non gode una buona fama di sicurezza nei circuiti turistici, e siamo gli unici visitatori.&lt;br /&gt;Attivi nei progetti di Wwf e  di Wildlife Conservation Society si incontrano personaggi come Clohe' che passa la giornata accampata nel cuore della foresta a pedinare e studiare i gorilla, o Andrea, che conosce uno per uno gli oltre mille e cinquecento elefanti che vengono periodicamente, a fare scorta di sali. E li saluta con gioia, felice di rivederli dopo il loro peregrinare di quattro o cinque anni, felice di sapere che ce l'hanno fatta a sfuggire ai cacciatori, felice di vedere che una elefantessa e' tornata con un nuovo cucciolo. Perche' anche qui la caccia rappresenta una minaccia. I bracconieri penetrano fin nel cuore del parco, in cerca di elefanti e di gorilla. Ne intravediamo un paio, nascosti nel folto della macchia. Un'ombra che scompare nel nulla.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://lh6.google.com/sergio.baffoni/R0ECcxLpxdI/AAAAAAAAA4g/gfs6zL-5h7A/gorilla1.JPG?imgmax=576"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px;" src="http://lh6.google.com/sergio.baffoni/R0ECcxLpxdI/AAAAAAAAA4g/gfs6zL-5h7A/gorilla1.JPG?imgmax=576" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Ai lati del parco si estende la concessione con segheria annessa della Societe' des Bois de Bayanga, societa' in perdita, che brucia il denaro degli investitori per tagliare alberi ai margini di uno dei parchi naturali piu' belli del mondo. La poverta' della zona non lascia spazio a visioni di lungo periodo: la segheria chiudera' comunque fra qualche anno, quando avra' esaurito le proprie concessioni. Lascera' dietro di se' una scia di degrado nella foresta e tra le comunita' locali, un lascito di disoccupazione, e nuove bande di cacciatori di frodo.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://lh3.google.com/sergio.baffoni/R0D4cRLpxNI/AAAAAAAAA2M/k3oYuJItwXA/sitatunga2.JPG?imgmax=576"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px;" src="http://lh3.google.com/sergio.baffoni/R0D4cRLpxNI/AAAAAAAAA2M/k3oYuJItwXA/sitatunga2.JPG?imgmax=576" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/569643677970321498-6802562837545786669?l=sergiobaffoni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/feeds/6802562837545786669/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=569643677970321498&amp;postID=6802562837545786669' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default/6802562837545786669'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default/6802562837545786669'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/2004/04/dzanga-sangha.html' title='Dzanga-Sangha'/><author><name>Sergio Baffoni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13873605405503264369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='28' src='http://lh5.google.com/sergio.baffoni/R0aQhRLpyiI/AAAAAAAABLU/IQ9N_pvWIdY/kalimantan-sergio.jpg?imgmax=640'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-569643677970321498.post-4122440851422236430</id><published>2004-04-06T21:29:00.000-07:00</published><updated>2007-11-19T00:37:28.688-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Africa'/><title type='text'>Il tramonto dei pigmei</title><content type='html'>&lt;a href="http://bp0.blogger.com/_dDd2Pf71v2M/R0EgSBLpx0I/AAAAAAAAA80/Kiw_OW7FlZE/s1600-h/luxo1.jpg"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://bp0.blogger.com/_dDd2Pf71v2M/R0EgSBLpx0I/AAAAAAAAA80/Kiw_OW7FlZE/s320/luxo1.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5134420544106121026" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Yokadouma, 6 aprile 2004. Facciamo colazione in un cubicolo di cemento con due tavolini trasandati e unti. Fuori una storta e sgocciolante scritta a vernice dichiara orgogliosamente "Restaurant du Luxe". Fegato di bue con cipolle e te' dolce, prima di metterci di nuovo in marcia. Da dietro il velo strappato che fa da tenda al bar, continuano a sfilare camion carichi di tronchi, avvolti nella loro lugubre mantelllo di polvere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A un'ora di auto da Yokadouma ci fermiamo in un accampamento di pigmei Baka. Siamo presentati da un amico, ci accolgono fraternamente, ed e' sempre cosi' quando si vince la timidezza iniziale. I pigmei sono i veri abitanti della foresta, e il loro destino e' strettamente legato alla sua vita, agli alberi, alla selvaggina. Per tradizione sono raccoglitori di cibo semi-nomadi, si spostano seguendo il corso delle stagioni nelle vaste estensioni di foresta pluviale. Il villaggio che abitano ora si chiama Ntounlkuon, dal nome di un grande albero che sorge nei pressi, una specie di gigantesca zucca dalla forma bizzarra e dalle proprieta' medicinali. Le capanne sono basse, un metro circa, a forma di igloo, fatte di rami sapientemente intrecciati e coperte di foglie. L'interno e' fresco, allietato un forte profumo di miele, cera e fumo. Ci portano a vedere la loro foresta, ci spiegano l'uso delle foglie di un albero, della corteccia di un altro. E intanto ridono, ridono sempre. Come se ridere di tutto e divertirsi con niente fosse un modo per sopravvivere in un mondo che non ha piu' posto per loro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Uno dei pigmei ci mostra come prepara una trappola. In pochi minuti ha scavato un buco in cui viene messo un complicato insieme di bastoncini che sostengono la "molla": un ramo di legno verde piegato ad arco cui e' legato il cappio. Alla prima sollecitazione la molla scatta e il cappio si stringe sulla preda. Finito il lavoro, vi mette la mano e zac... la trappola scatta . Ma sempre piu' spesso le trappole restano vuote: la distruzione della foresta e l'incremento della caccia di frodo coi fucili tolgono ai pigmei risorse alimentari necessarie. Quando la selvaggina e' esaurita, le concessioni danno fondo alle loro scorte di carne congelata. Ai pigmei non resta che nutrirsi di radici e topi. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://lh3.google.com/sergio.baffoni/R0ECmBLpxiI/AAAAAAAAA5Q/73S-Z3wrksA/Philippe%20081.jpg?imgmax=576"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px;" src="http://lh3.google.com/sergio.baffoni/R0ECmBLpxiI/AAAAAAAAA5Q/73S-Z3wrksA/Philippe%20081.jpg?imgmax=576" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando chiediamo quanti sono nel loro gruppo, ci guardano un attimo smarriti, poi iniziano a contarsi e scoprono di essere piu' o meno ventitre'. Questo rapporto molto poco "contabile" con la realta' li rende indifesi di fronte alle compagnie del legno. I pigmei conoscono i segreti della foresta, vi hanno vissuto per secoli senza distruggerla, ma sono indifesi di fronte alla matematica e al diritto.  E' il caso di questo gruppo: quattro anni fa una compagnia, la Cfi, ha sfruttato la loro foresta, e come previsto dalla legge, in quell'occasione aveva incontrato le comunita' locali per concordare un prezzo. Nessuno pero', fra i pigmei, ricorda quale sia stato l'esito della riunione: si', c'era da mangiare e da bere, e tutti erano contenti, ognuno ha avuto una ciotola piena di riso, e c'era anche della carne e del sale, cosi' la compagnia ha iniziato a portare via alberi. Qualcuno ricorda che il cibo era stato dato in consegna al vicino villaggio bantu e che quando i pigmei ne avevano chiesto di piu' erano stati minacciati e picchiati. Certo, se la Cfi venisse ora, le chiederebbero almeno la costruzione di una scuola, o di un ambulatorio dove poter andare senza dover pagare. Ma la foresta ora e' gia' stata sfruttata. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora la compagnia e' andata via, ma prima sono partiti  i grandi animali. Prima c'erano antilopi fin quasi al villaggio. Ora devono andare lontano, a giorni di cammino per cercarle, fin oltre il fiume Bonbo. E soprattutto, sono spariti molti alberi con proprieta' medicinali che i pigmei usavano per curare i bambini. Se qualcuno di loro si ammala devono portarlo all'ambulatorio del vicino villaggio di Manpa, ma poi non hanno i soldi per pagarlo, per  il semplice fatto che la foresta non produce denaro. Cosi' come non vengono assunti dalle imprese del legno, perche' dovrebbero avere la carta d'identita', e nessuno di loro e' registrato all'anagrafe. I pigmei, gente di foresta, per la legge semplicemente non esistono.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I pigmei Baka nella regione del sud-est sono circa quarantamila e in questo distretto sono piu' numerosi dei bantu, anche se non li si incontra spesso perche' vivono nel profondo della foresta. Ma l'espansione dello sfruttamento forestale ha portato le operazioni di taglio del legno fin dentro i loro territori. L'opposizione dei pigmei alla distruzione del loro ambiente sembra una battaglia disperata: il governo non riconosce il loro diritto alla terra, a meno che non diventino sedentari e non si registrino. Diversi progetti di sviluppo hanno cercato di convincere i pigmei insediati piu' vicino alle strade a costruire grandi capanne quadrate, sul modello dei bantu', e a frequentare le scuole. I pigmei non dicono mai di no: hanno costruito le grandi capanne ma le hanno lasciate vuote per dormire nei loro igloo, costruiti poco piu' in la'. Alla scuola ci vanno se devono, ma appena arriva la stagione secca, inizia il viaggio verso i territori di caccia, e i pigmei scompaiono. Le scuole, per mesi, restano vuote.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I pigmei Baka non vivono isolati: da secoli scambiano prodotti e servizi con i vicini bantu, ma ora la civilta' delle motoseghe sta minacciando il loro modo di vita. Molti hanno abbandonato il nomadismo e si sono stanziati nei pressi delle strade del legno, e fenomeni quali la prostituzione, l'alcolismo e la criminalita' si stanno diffondendo rapidamente. Alcuni, spinti dalla fame, si sono ridotti a collaborare con i cacciatori, contribuendo alla morte del proprio mondo. Molti altri si sono ora ridotti a lavorare come braccianti per i bantu, in condizioni quasi servili. E' il lento tramonto di un popolo dolce e mite.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Verso Libongo&lt;br /&gt;Libongo, 9 aprile 2004. La strada corre rettilinea, come tagliata con la squadra in mezzo alla foresta. Per ore l'automobile corre su un manto di pietruzze appuntite senza mai incontrare una casa o un villaggio.  &lt;br /&gt;Stiamo attraversando le concessioni della  Sefac, la societa' dell'italiana Vasto Legno. Un vero e proprio feudo grande quanto una provincia. Questa e' una delle regioni piu' ricche di fauna: lungo la strada troviamo diverse tracce di elefanti di foresta, e non e' inusuale che si vedano gorilla attraversare la pista. Tutta l'area si trova inoltre in un punto strategico: posto in mezzo a tre importanti aree protette, dovrebbe diventare il centro di un grande parco trinazionale, un sistema che dovrebbe unire i parchi di Camerun, Repubblica Centrafricana e Congo Brazzaville. Ma intanto le operazioni di taglio vanno avanti senza rallentare, e le numerose strade, come quella su cui viaggiamo, continuano a offrire viabilita' ai cacciatori di frodo, che stanno svuotando la foresta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le prime capanne di pigmei, con la loro forma a igloo, ci avvertono che ci avviciniamo a Libongo. In breve ecco l'aeroporto della Sefac, poi la segheria e da ultima la cittadina.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Pochi posti al mondo appaiono tristi e miserabili come Libongo. Il caldo opprimente e umido che costeggia il fiume e' appropriato al paesaggio desolante. Baracche malmesse si accumulano ai  lati di strade fatte di fango secco impastato a rifiuti.  Bambini con i vestiti cadenti, tutti dello stesso color polvere, siedono per terra troppo stanchi per giocare. Vecchie che si trascinano sotto il peso di taniche d'acqua o fasci di legna, uomini seduti all'ombra a guardare il nulla.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da questo inferno di polvere e sudore, oltre il fiume e il confine della Repubblica Centrafricana, appare una visione del paradiso, la sagoma della foresta di Dzangha-Sangha. E' Pasqua, e decidiamo di prenderci un paio di giorni vacanza e di passare il fiume, vedere com'e' una foresta prima dell'arrivo delle ruspe.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/569643677970321498-4122440851422236430?l=sergiobaffoni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/feeds/4122440851422236430/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=569643677970321498&amp;postID=4122440851422236430' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default/4122440851422236430'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default/4122440851422236430'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/2004/04/il-tramonto-dei-pigmei.html' title='Il tramonto dei pigmei'/><author><name>Sergio Baffoni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13873605405503264369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='28' src='http://lh5.google.com/sergio.baffoni/R0aQhRLpyiI/AAAAAAAABLU/IQ9N_pvWIdY/kalimantan-sergio.jpg?imgmax=640'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp0.blogger.com/_dDd2Pf71v2M/R0EgSBLpx0I/AAAAAAAAA80/Kiw_OW7FlZE/s72-c/luxo1.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-569643677970321498.post-341960563806537743</id><published>2004-04-04T21:31:00.000-07:00</published><updated>2007-11-18T23:25:25.011-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Africa'/><title type='text'></title><content type='html'>Yokadouma, 4 aprile 2004. L'apparenza e' tutta quella di una citta' di frontiera e di traffici. Qui si incontrano Camerun, Congo Brazzaville e Repubblica Centrafricana. La citta' sembra un misto tra un crocevia carovaniero e una scenografia da selvaggio West, ma invece dei cammelli e delle carovane di pionieri, sfilano i giganteschi camion carichi di tonchi. Lo sfruttamento delle foreste ha portato qui una gran quantita' di denaro. Meta' delle tasse sulle concessioni forestali restano per legge nella regione, ma il benessere non si vede: le strade sono croste di fango, i negozi baracche stente, il mercato offre sempre gli stessi prodotti: riso, pomodori, banane verdi e frutti di palma da olio. Ma i soldi girano, e girano numerosi, nelle mani giuste. E vengono rapidamente investiti in attivita' altamente lucrative, lecite o meno. A Yokadouma si commercia tutto quel che c'e' di illegale. Innanzitutto le armi, rese disponibili in quantita' dalle guerre che sbocciano e appassiscono, ora dietro una frontiera,  ora dietro l'altra. Un fucile qui e' quotato 30 dollari. E una vita umana ha circa lo stesso prezzo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il grande crocevia della piazza di Yocadouma, sorvegliato da un elefante di cemento, simbolo della citta', e' il passaggio obbligato  per file camion carichi di tronchi provenienti dalle concessioni del sud-est e da oltre frontiera, diretti al porto di Douala. La stessa strada fa la selvaggina: carne di gorilla e di elefante, di antilope e di varano, e praticamente di tutti gli animali che vivono nella foresta, tutto si trova a poco prezzo, fresco di giornata, al mercato di Yokadouma e di molte altre citta' della regione. &lt;br /&gt;Un paio di anni fa una ricerca stimava che Camerun si vendevano ogni giorno oltre di duemila chili di selvaggina, circa settanta tonnellate al mese. Oggi tutti gli osservatori sono concordi nel valutare che questo mercato sia tutt'altro che in declino. Nei mercati della capitale la carne di gorilla o elefante e' offerta a caro prezzo nei migliori ristoranti. Qui a Yokadouma invece un chilo di carne di gorilla si puo' acquistare per meno di tre euro. Vediamo mani quasi umane mozzate e vendute in macelleria: un gorilla ucciso proprio ieri, assicura la venditrice. Per l'elefante bisogna aspettare la prossima settimana, ma e' stato gia' commissionato. &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Negli anni passati diverse compagnie del legno sono state direttamente coinvolte nel traffico illegale di carne di animali selvatici, rifornendo i cacciatori locali di armi, munizioni e filo di ferro per cacciare nel territorio della concessione. La selvaggina e' molto apprezzata dagli impiegati delle compagnie, e spesso e' la loro unica fonte di proteine.  Il consumo locale di selvaggina e' un elemento importante nella cultura dei popoli dell'Africa centrale. Benche' in ogni villaggio si vedano capre e polli, la caccia rappresenta dal punto di vista alimentare, l'elemento principale. Gli animali domestici hanno prevalentemente una funzione simbolica, e sono utilizzati solo in occasioni particolari.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://lh4.google.com/sergio.baffoni/R0ECgRLpxeI/AAAAAAAAA4w/Fce5lg3L6TI/jeep5.jpg?imgmax=576"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px;" src="http://lh4.google.com/sergio.baffoni/R0ECgRLpxeI/AAAAAAAAA4w/Fce5lg3L6TI/jeep5.jpg?imgmax=576" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La diffusione delle operazioni forestali nel Camerun orientale ha generato una fitta rete di strade nel cuore della foresta. Queste strade sono il principale incentivo alla caccia e al commercio della carne di animali selvatici: i cacciatori penetrano nel cuore della foresta, in aree prima irraggiungibili, per uccidere grandi mammiferi e trasportarli con le auto verso i mercati di Yaounde' o Douala, dove la moda della selvaggina ha incrementato la domanda e si puo' guadagnare di piu'. Attraverso le stesse strade del legno. In diversi casi la presenza delle compagnie del legno ha creato le condizioni per la completa eliminazione dalle proprie aree di operazione di specie animali quali scimpanze', gorilla ed elefanti. I milioni investiti da organizzazioni ambientaliste e cooperazione in programmi anti-bracconaggio sembrano perdersi in risultati irrisori. Ora questo mercato, sempre piu' collegato a mafia, corruzione e protezioni altolocate, e' gestito da bande organizzate, dotate di armi pesanti, e i bracconieri minacciano chiunque si metta sulla loro strada. I gorilla, uno dopo l'altro, scompaiono, lungo le strade dei tronchi.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/569643677970321498-341960563806537743?l=sergiobaffoni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/feeds/341960563806537743/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=569643677970321498&amp;postID=341960563806537743' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default/341960563806537743'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default/341960563806537743'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/2004/04/yokadouma-4-aprile-2004.html' title=''/><author><name>Sergio Baffoni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13873605405503264369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='28' src='http://lh5.google.com/sergio.baffoni/R0aQhRLpyiI/AAAAAAAABLU/IQ9N_pvWIdY/kalimantan-sergio.jpg?imgmax=640'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-569643677970321498.post-1829940080776282991</id><published>2004-04-02T22:14:00.000-08:00</published><updated>2007-11-18T23:25:25.011-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Africa'/><title type='text'></title><content type='html'>&lt;a href="http://lh3.google.com/sergio.baffoni/R0EClBLpxhI/AAAAAAAAA5I/MG_3nek_8R0/libongo14.jpg?imgmax=640"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px;" src="http://lh3.google.com/sergio.baffoni/R0EClBLpxhI/AAAAAAAAA5I/MG_3nek_8R0/libongo14.jpg?imgmax=640" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Mindorou, 2 aprile 2004. La mattina dopo ci sveglia alle cinque il canto del muezzin che chiama i musulmani alla preghiera. Si parte di nuovo per una strada tutta uguale: fango e buche, villaggi sempre piu' poveri, donne coi pesi sulla testa che camminano ai margini della strada, e camion carichi di tronchi. Siamo diretti alla segheria di Mindorou, che serve le concessioni della Alpi, un'impresa italiana nota da noi come socialmente responsabile. Alcuni mesi fa, in Italia, il direttore operativo per il Camerun ci aveva invitato a visitare le concessioni forestali di cui vantava il moderno piano di gestione. Ma quando l'ho contattato via telefono da Yaounde' per concordare la visita, ma mi ha fatto sapere che non ci avrebbero mostrato ne' le operazioni forestali ne' la segheria. Greenpeace non e' ben accetta, "siamo nemici" dice. Saremmo stati benvenuti preso gli uffici, ma la societa' non ci avrebbe aperto le proprie foreste. Bene, andiamo lo stesso, c'e' sempre qualcosa da imparare.&lt;br /&gt;La prima cosa che notiamo e' il villaggio: se qualcuno crede alla leggenda dell'industria del legno che porta sviluppo e benessere alla gente del luogo, venga a Mindorou e trovera' una smentita panoramica. Un ammasso di catapecchie, qualche cubicolo in mattoni grezzi, e nessuna parvenza di attivita', a parte qualche bancarella stenta e l'agricoltura di sussistenza. Baracche di legno e fango, bambini che si trascinano annoiati nella polvere, contadini che espongono invano verdure senza clienti... Tutto tranne che un centro sviluppato, se si eccettuano, poco fuori il villaggio, le strutture della segheria e la villa del direttore con giardino.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il direttore dello stabilimento e' cortese ma tutt'altro che entusiasta di parlare con noi. Trapela, anzi un certo nervosismo, che raggiunge il massimo quando si parla di legno illegale. Soprattutto quando chiediamo come fa la segheria di Douala a garantire la legalita' se acquista tronchi da terze parti. Allora se la prende contro 'l'inquisizione' praticata dagli osservatori indipendenti, sempre in caccia di un errore, privi di elasticita'. Infatti anche la Alpi non e' stata completamente esente da multe per taglio illegale al di fuori della concessione. &lt;br /&gt;Spostiamo allora il tema sulla lotta al bracconaggio, che sta decimando le popolazioni di gorilla ed elefanti. Qui la riposta e' pronta: le strade di accesso sono controllate, entra solo chi ha il permesso. Facciamo notare che il problema e' un altro, come sempre: l'apertura di una concessione, con l'arrivo di centinaia di lavoratori da altri distretti, cresce la domanda di cibo. E la cacciagione e' gratuita. Alcune imprese per scoraggiare la caccia si sono impegnate a fornire ai lavoratori cibi surgelati a prezzo calmierato tramite dei buoni integrati allo stipendio. Ma la Alpi, ci fanno notare, non e' un ente di beneficenza. Fornisce un mezzo per andare in citta' a fare acquisti due volte al mese, che in un paese senza frigoriferi ci sembra una strategia eccellente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di sviluppo economico e sociale proprio non si parla. Un tempo, ci spiegano, la societa' si occupava di alcune attivita' sociali, poi con la nuova legge, che riserva meta' delle tasse alla regione di taglio, questo compito e' demandato alle autorita'. Basta guardare Mindorou, ci dicono, non c'e' sviluppo. E questo, senza dubbio, e' vero.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ci allontaniamo un po' delusi. Una impresa, presentata in Italia come campione di responsabilita' sociale, in Camerun si limita (con qualche scivolone) a rispettare la legge. Per tutto quello che in piu' si potrebbe fare, si trincera dietro la stessa frase "non e' compito nostro, non siamo una societa' di beneficenza".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Prima di lasciare il paese, passiamo dal capo tradizionale per sentire un parere sulla presenza della compagnia a Mindorou, e qui scopriamo altre verita': nel villaggio la tensione e' alle stelle. La gente chiede lavoro, l'impresa lo nega: i locali sarebbero tutti ignoranti. Di fatto gran parte dello staff viene da altre zone. L'ignoranza e' un limite comune a molte aree dell'Africa, ma non e' un male senza rimedio. La concessione vicina impiega quasi esclusivamente mano d'opera locale, previo corso di formazione, ma evidentemente gli abitanti di Mindourou sono considerati irrecuperabili, o i corsi di formazione una "beneficenza" troppo onerosa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'assunzione di personale esterno alla regione, rappresenta un'occasione mancata di sviluppo e lavoro per le gente del posto, ma comporta diverse conseguenze anche piu' gravi. Innanzitutto la richiesta improvvisa di proteine che alimenta il bracconaggio, la crescita di tensione tra gente del luogo (senza lavoro, o con incarichi mal pagati) e chi viene da fuori che sbocca facilmente in conflitti tribali. L'improvvisa presenza di un numero massiccio di maschi adulti, senza adeguati programmi di prevenzione, incoraggia invece la diffusione della prostituzione e dell'AIDS.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I problemi non finiscono qui.  Il cryprogil, un biocita chimico utilizzato per combattere l'insorgenza di funghi e parassiti nel legno, e' a base di PCP, un composto velenoso che spesso si associa alla diossina. Questo filtra nel terreno e contamina il fiume, unica fonte gratuita di acqua potabile per tutta la piccola citta'. Lo stesso per gli oli esausti, che vengono semplicemente interrati. Arrivato in Italia, il legno alla diossina crea scandalo, ma i danni principali restano qui, dove le denunce possono costare care. Molto care.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La gente di Mindorou percepisce innanzitutto la discriminazione degli abitanti del luogo. Sta di fatto che quando hanno formato un comitato dei ventuno villaggi della zona, e hanno organizzato un blocco pacifico di fronte alla segheria, la risposta e' stata univoca. Dopo qualche giorno, secondo il capo villaggio, il comandante della gendarmeria ha fatto irruzione alle cinque del mattino con un camion di guardie e ha arrestato una dozzina di persone, tra cui il capo del villaggio. Dodici giorni di arresto senza motivo e senza processo per tutti, poi tre mesi di carcere per sei di loro con l'accusa di saccheggio ai danni dei beni della compagnia. La manifestazione pero' si teneva fuori dai cancelli, dove era ben difficile saccheggiare qualcosa, come ci confermera' poi un giornalista presente all'evento. La rappresaglia della compagnia, secondo la gente del posto, non si e' fermata qui: ha licenziato diversi dipendenti per sciopero non autorizzato, ha interrotto le forniture di corrente elettrica alla chefferie, ha smesso di cedere agli abitanti gli scarti di legname. L'altra faccia, quella africana, della responsabilita' sociale di una moderna impresa italiana.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La sera, viaggiando verso Yokadouma, scoppia un temporale, che trasforma la strada in un fiume di fango. I camion corrono a tutta velocita' come di giorno, viaggiando sempre al centro della carreggiata, e non si spostano ne' rallentano se una macchina arriva in senso inverso. Evitarli e' un'acrobazia. Ne sfioriamo quattro o cinque, ma arriviamo interi in citta'.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A Yokadouma arriviamo tardi. Passiamo una prima notte in una locanda fatiscente popolata da una ricca biodiversita': coraggiosi come giaguari, rapidi come gazzelle, intelligenti come scimpanze', enormi scarafaggi rossicci ci prendono d'assedio. A nulla serve la zanzariera rimboccata sul letto: vengono dai loro nidi dentro il materasso, saltano sul letto, ballano la rumba sulla nostra faccia, al tempo di musiche - o meglio grida di pseudo-funkie - che filtrano dalla strada, diffuse fino alle tre del mattino da gracchianti altoparlanti. Alle sei del mattino gli stessi altoparlanti trasmettono pie canzoni religiose, e gli scarafaggi, forse per mistico rispetto, battono ritirata. Ma ancora per qualche giorno continueranno a uscire fuori dal mio zaino.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/569643677970321498-1829940080776282991?l=sergiobaffoni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/feeds/1829940080776282991/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=569643677970321498&amp;postID=1829940080776282991' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default/1829940080776282991'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default/1829940080776282991'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/2004/04/mindorou-2-aprile-2004.html' title=''/><author><name>Sergio Baffoni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13873605405503264369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='28' src='http://lh5.google.com/sergio.baffoni/R0aQhRLpyiI/AAAAAAAABLU/IQ9N_pvWIdY/kalimantan-sergio.jpg?imgmax=640'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-569643677970321498.post-8916601726141797918</id><published>2004-04-01T22:16:00.000-08:00</published><updated>2007-11-18T23:25:25.011-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Africa'/><title type='text'>Verso le Province dell'est</title><content type='html'>Batouri, 1 aprile 2004. Lasciamo Yaounde' la mattina verso le otto e mezza, dopo i preparativi necessari, e alcune rapide riunioni. Il cielo e' pieno di nuvole, ma per ora il tempo sembra reggere.&lt;br /&gt;Lungo la strada, una meta' abbondante del traffico sono camion di tronchi, la maggior parte di quelli che incontriamo vengono dalle concessioni di Hazim e IngF, tra le piu' malfamate del paese. Ci fermiamo intorno a mezzogiorno per prendere un caffe' nella cittadina di Ayos. Dopo il ponte sul fiume finisce la strada asfaltata e inizia la rotta dell'incertezza che ci accompagnera' fino alla fine del viaggio.&lt;br /&gt;La strada che porta a est non e' molto affidabile, i camion corrono a tutta velocita', carichi di tronchi enormi, marciando al centro della carreggiata. Queste strade sterrate, frequentate da gang organizzate di banditi-cacciatori professionali, dotati di armi da guerra, sono il percorso abituale dei camion carichi di tronchi che portano il legname destinato ai porti italiani, ai nostri mobili, ai nostri parquet. Qui un buon autista vuol dire tutto. Quando passa un camion in direzione contraria, sembra di assistere all'arrivo improvviso di un cataclisma. Appare prima la nube di polvere, poi si vede il camion che avanza a tutta velocita', sbuffando fumo rosso dai lati come una locomotiva impazzita, quindi all'improvviso, mentre l'auto sterza per evitare quella massa furiosa, una nuvola di polvere densa e rossa avvolge tutto. L'autista, per non pendere la rotta, punta l'indice sul parabrezza e ve lo tiene fisso fino a quando la nuvola di polvere non si dirada, e l'auto, miracolosamente, e' ancora in carreggiata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non e' cosa rara che uno di questi camion travolga le persone che comunemente camminano sul bordo della strada, per andare da un villaggio all'altro, per andare ai propri campi. Gli autisti sono pagati a cottimo, e fanno di tutto per abbreviare i tempi, saltando turni di riposo, andando a velocita' incontrollabile, anche la notte. E' facile finire fuori strada, col carico di tronchi, in prossimita' di villaggi, riducendo in poltiglia le povere capanne di fango, con la gente che vi e' dentro. Lungo la strada le carcasse di diversi camion che arrugginiscono lentamente al sole raccontano solo alcune delle tragedie stradali del mercato dei tronchi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Passiamo le citta' di Abong Mbang e Bertoua, e ci fermiamo a Batouri, centro di smistamento di tronchi, di traffico di oro, nonche' rinomato per la pregiata fabbricazione di diamanti falsi. In un ristorante che e' piuttosto un cubicolo mangiamo cous-cous, una massa compatta di glutine di riso senza sale, da cui si staccano dei pezzetti che dopo aver debitamente appallottolato con la mano, vengono intinti in una salsa rossa e saporita. Guardo la matrona che gestisce il ristorante e rimango incantato dai colori del vestito che indossa, e mi domando come faccia a sopravvivere in quel calore con tre o quattro strati di vestiti, ma a lei sembra normale. C'e' anche un ristorante piu' di lusso, poco piu' in la, che offre selvaggina. No, non hanno elefante al momento, e anche il varano e' terminato. Ma basta aspettare qualche giorno.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/569643677970321498-8916601726141797918?l=sergiobaffoni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/feeds/8916601726141797918/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=569643677970321498&amp;postID=8916601726141797918' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default/8916601726141797918'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default/8916601726141797918'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/2004/04/verso-le-province-dellest.html' title='Verso le Province dell&apos;est'/><author><name>Sergio Baffoni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13873605405503264369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='28' src='http://lh5.google.com/sergio.baffoni/R0aQhRLpyiI/AAAAAAAABLU/IQ9N_pvWIdY/kalimantan-sergio.jpg?imgmax=640'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-569643677970321498.post-2749944900598324518</id><published>2004-03-27T22:18:00.000-08:00</published><updated>2007-11-18T23:25:25.012-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Africa'/><title type='text'>Non era solo un'impressione</title><content type='html'>Yaounde', 27 marzo 2004. Gli incontri con organizzazioni non governative, istituti di verifica e enti di cooperazione ci confermano un quadro pessimistico sul processo contro il legno illegale in Camerun: la corruzione e' dovunque, soprattutto ai livelli alti, e il potere  in mano a chi ha il denaro contante da offrire ovvero le compagnie di taglio. Per ogni caso che viene scoperto, altri dieci ne spuntano, come un idra dalle molteplici teste. L'unico modo per cambiare davvero le cose, ci  ripetono tutti, e' la pressione che riusciamo a esercitare sui mercati europei. Solo la denuncia dei crimini da parte delle compagnie riesce a toccare il loro punto sensibile, ma anche quello della Banca Mondiale, della cooperazione internazionale, del governo: il mercato e il portafoglio. Il blocco di una nave carica di tronchi riesce a smuovere diverse decine di cause legali.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/569643677970321498-2749944900598324518?l=sergiobaffoni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/feeds/2749944900598324518/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=569643677970321498&amp;postID=2749944900598324518' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default/2749944900598324518'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default/2749944900598324518'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/2004/03/non-era-solo-unimpressione.html' title='Non era solo un&apos;impressione'/><author><name>Sergio Baffoni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13873605405503264369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='28' src='http://lh5.google.com/sergio.baffoni/R0aQhRLpyiI/AAAAAAAABLU/IQ9N_pvWIdY/kalimantan-sergio.jpg?imgmax=640'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-569643677970321498.post-8390587179819109727</id><published>2004-03-25T22:20:00.000-08:00</published><updated>2007-11-18T23:25:25.012-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Africa'/><title type='text'>Sulle strade del legno illegale.</title><content type='html'>Yaounde', 25 marzo 2004. Appena usciti dall'aeroporto della capitale, una sagoma scura rivela la presenza della grande segheria della Ingegnerie Forestiere, che chiameremo IngF. L'odore dolciastro di legno tropicale in essiccazione si mescola agli altri odori della sera. Un'aria piena e dolciastra, densa di petrolio, di fiori appassiti, batteri, muffe e vegetazione, di vita che insegue la morte negli angoli oscuri della decomposizione.&lt;br /&gt;La mattina successiva, di fronte a una tazza di te' iniziamo a pianificare il viaggio, a segnare nomi e ipotesi sulla cartina, a discutere obiettivi, mentre il vento inizia a soffiare facendo sbattere porte e finestre. Siamo venuti per verificare cosa accade davvero dall'altro lato del legno: la foresta. Qui infatti si trovano le grandi foreste ancora relativamente intatte, gia' assegnate in concessione alle compagnie del legno. In questa regione mal collegata e poco controllata dalle autorita', le imprese di estrazione del legno dettano legge: sono esse a controllare di strade e servizi, e fino a poco fa finanziavano ufficialmente pubblici ufficiali e gendarmeria. Dalla valle verso le colline di Yaounde' sale una nuvola di povere rossastra che ricopre tutto come nebbia. La segue un violento acquazzone. &lt;br /&gt;L'acqua cade a scroscio, portando via polvere e brandelli di terra, facendo esplodere fognature, lavando e sporcando senza discernere. Guardo ammirato la violenza dell'acqua, e mi domando se non sia un cattivo segno: l'inizio della stagione delle piogge vuol dire strade impraticabili, e sospensione delle attivita' in foresta. Ma qui per tutti l'inizio della stagione delle piogge e' un sollievo. La fine del caldo, della povere, della siccita'.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/569643677970321498-8390587179819109727?l=sergiobaffoni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/feeds/8390587179819109727/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=569643677970321498&amp;postID=8390587179819109727' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default/8390587179819109727'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default/8390587179819109727'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/2004/03/sulle-strade-del-legno-illegale.html' title='Sulle strade del legno illegale.'/><author><name>Sergio Baffoni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13873605405503264369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='28' src='http://lh5.google.com/sergio.baffoni/R0aQhRLpyiI/AAAAAAAABLU/IQ9N_pvWIdY/kalimantan-sergio.jpg?imgmax=640'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-569643677970321498.post-2442317136548904875</id><published>2004-03-25T22:19:00.000-08:00</published><updated>2007-11-18T23:25:25.012-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Africa'/><title type='text'>Taglio illegale</title><content type='html'>Esse, 25 marzo 2004. Partiamo auto da Yaounde' diretti a Esse, un'ora di macchina dalla capitale, piu' un'altra ora di stradine sterrate e piste. Qui una compagnia di taglio camerunese, la IngF aveva un permesso di taglio, del tipo vente de coupe. &lt;br /&gt;Si tratta di autorizzazioni per  sfruttamento di piccoli appezzamenti di foresta (fino a 2.500 ettari) o di uno specifico volume di legno. Questo tipo di permesso, venduto al miglior offerente, senza richiedere alcun piano di gestione forestale, incoraggia uno sfruttamento distruttivo. In genere  questi tipo di concessioni non sono controllate, e le foreste sono quelle gestite nel modo peggiore. Ma quello che ci aspetta e' ben peggio: una massiccia operazione di taglio illegale al di fuori dei confino consentiti, su un'area di oltre duemila ettari. Lo sfruttamento illegale non si limita ai bordi dell'area assegnata, ma si estende a un'altra foresta, oltre una savana di qualche chilometro. La IngF non e' nuova a queste pratiche. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La IngF e' recentemente emersa come una delle imprese piu' importanti del settore forestale del Camerun. Nel 2000 la IngF ha ottenuto tre concessioni di sfruttamento forestale, malgrado la scarsa esperienza tecnica nel settore forestale. Secondo uno studio realizzato per conto della Banca Mondiale nel 2000, il capitale della IngF apparterrebbe a Frank Biya, figlio del presidente del Camerun, attualmente all'estero per fuggire un mandato di cattura per frode fiscale.&lt;br /&gt;Malgrado la IngF controlli una vasta estensione di foreste, circa centosettanta mila ettari, e' stata spesso sorpresa in attivita' forestali illegali, e saccheggia da anni  le foreste del Camerun, coperta da protezioni di alto livello.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lasciamo la citta', il suo traffico melmoso, gli stupendi mercati, passiamo campi e pascoli, fino a quando la foresta non si chiude attorno a noi. Missioni precedenti hanno gia' mappato parte dell'area, malgrado cio' il giro non e' breve, e qui non e' facile lavorare: appena fermi, nugoli di mosche, zanzare e altri oggetti volanti non identificati ci si gettano sulla faccia e sulle mani. Ma questo e' niente in confronto a quello che vediamo: uno spettacolo sconcertante di devastazione. La foresta, ben al di fuori dell'area di taglio, e' attraversata da un reticolo di strade e percorsi di trascinamento dei tronchi, un labirinto di sventramenti. &lt;br /&gt;Ogni cento o duecento metri, una larga spianata utilizzata come area di deposito e caricamento dei tronchi, da cui si dipartono, a stella, altre via aperte col bulldozer nella foresta. Ovunque tronchi tagliati e scarti di lavorazione. Il sistema di strade e' cosi' fitto che dobbiamo lasciare l'auto solo quando un albero caduto blocca la strada. Cerchiamo di percorrerne quante possiamo e, dove troviamo tronchi abbandonati e tracce di taglio massiccio, ci fermiamo a raccogliere prove del crimine forestale, a prendere le coordinate col Gps (sistema satellitare impiegato per  determinare con esattezza le coordinate geografiche) e a fotografare i ceppi. Tronchi di una ventina di metri sono abbandonati a marcire nella foresta, probabilmente per la fretta che la compagnia aveva di portare via il massimo volume di legname nel piu' breve tempo possibile. Un patrimonio immenso.&lt;br /&gt;      &lt;br /&gt;Questa foresta non era mai stata tagliata. Ora si vedono chiaramente i grandi vuoti nel suo tessuto. Tutti gli alberi di un certo valore sono stati portati via. Ovunque scarti abbandonati e terra rimossa. Sembra un terreno di guerra, e in un certo senso lo e'. La vita nella foresta e' rigogliosa, e le piante pioniere, le piu' veloci ad occupare il terreno libero, stanno gia' facendo la loro comparsa qua e la', ma e' un tentativo effimero, perche' le strade una volta aperte saranno intensamente utilizzate per la caccia di frodo, per nuove operazioni "spontanee" di taglio, e alla fine per insediamenti agricoli. Questa foresta ferita e' destinata a morire lentamente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel corso dell'ispezione troviamo piu' di un tronco col marchio del Ministero delle Foreste. Solo che al villaggio ci diranno che nessuno ha mai fatto delle ispezioni; pertanto i casi sono due: o un ispettore corrotto ha marcato il tronco abbattuto fuori dall'area consentita, oppure la compagnia dispone di un martello per il timbro a secco, ottenuto da qualche compiacente e corrotto funzionario. In pratica, si autorizza da sola. Un caso da manuale: i permessi, specie quelli per  le vente de coupe sono spesso utilizzati in modo abusivo, per coprire lo sfruttamento di aree ben piu' vaste di quelle assegnate. Un recente rapporto della Banca Mondiale rivela come circa il novanta percento delle vente de coupe della provincia orientale del Camerun siano gestite illegalmente. Questo e' solo uno dei numerosi casi di saccheggio illegale, e ci troviamo "dietro l'angolo", facilmente raggiungibile da qualsiasi ispettore forestale, almeno rispetto ad altre aree ben piu' remote.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La sera, ci fermiamo a parlare con la gente del vicino villaggio. Quattrocento persone che vivono in capanne di fango col tetto di lamiera. Qualche capra, e uno o due cani spelacchiati. Gli adulti lavorano nei campi, i bambini raccolgono noci nella foresta.&lt;br /&gt;Ci raccontano come siano stati truffati dalla compagnia. Alcuni di loro hanno avuto lavoro, questo e' vero. Lavoro duro, in foresta, sette giorni su sette, per due euro al giorno. Qual'e' il valore commerciale del legno che hanno abbattuto? Difficile a calcolarsi. Un ragazzo ci racconta dell'incidente accadutogli: un tronco e' scivolato dal bulldozer e gli e' caduto sul piede. Dopo un anno ancora non ha recuperato l'uso dell'arto. Ma non ha ricevuto alcun indennizzo. Ha solo perso il lavoro per i due mesi di immobilita': lo stipendio e' stato trattenuto dalla compagnia per le spese mediche.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://lh3.google.com/sergio.baffoni/R0EChBLpxfI/AAAAAAAAA44/cfxwuRRgIIg/ingf%20ospedale.jpg?imgmax=576"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px;" src="http://lh3.google.com/sergio.baffoni/R0EChBLpxfI/AAAAAAAAA44/cfxwuRRgIIg/ingf%20ospedale.jpg?imgmax=576" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La compagnia aveva promesso tante cose alla gente del villaggio per evitare problemi, contestazioni e possibili denunce. Innanzitutto  la costruzione di alcune opere sociali come un'infermeria, una casa per gli anziani, una casa per il personale della scuola, ecc. La costruzione e' iniziata subito, per convincere la gente, ma poi si e' impantanata, fino a quando la compagnia ha fatto le valige senza salutare nessuno. Qualche mattone buttato sotto una tettoia di lamiera, che neppure da lontano suggerisce l'idea di un'infermeria, ma descrive bene lo sviluppo portato dall'industria del legno alla gente del posto. Intanto la loro ricchezza se ne va, un tanto al metro cubo. E insieme ad essa, la loro foresta, il loro futuro. La storia e' sempre la stessa, ora alle comunita' non resta nulla. La gente del villaggio chiedera' il permesso di raccogliere almeno i tronchi abbandonati dalla compagnia, circa un centinaio di tronchi, ma sappiamo tutti come andra' a finire: le autorita' non concederanno il permesso alla gente del villaggio, lo offriranno invece a qualche impresa pronta a pagare mazzette. Cosi' vanno le cose.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sulla via del ritorno, la strada e' una processione di gente che va a piedi da villaggio a villaggio, con ceste enormi sulla testa. Figure silenziose e trasparenti, che l'automobile in corsa appena sfiora nel buio. Ai lati della strada, dalla foresta che costeggia le piste, il canto di grilli, raganelle e altri animali copre  il rombo dell'automobile.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/569643677970321498-2442317136548904875?l=sergiobaffoni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/feeds/2442317136548904875/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=569643677970321498&amp;postID=2442317136548904875' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default/2442317136548904875'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default/2442317136548904875'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/2004/03/taglio-illegale.html' title='Taglio illegale'/><author><name>Sergio Baffoni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13873605405503264369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='28' src='http://lh5.google.com/sergio.baffoni/R0aQhRLpyiI/AAAAAAAABLU/IQ9N_pvWIdY/kalimantan-sergio.jpg?imgmax=640'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-569643677970321498.post-7054340154992886014</id><published>2002-08-17T20:37:00.000-07:00</published><updated>2007-11-23T20:39:40.859-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Siberia'/><title type='text'>Peccati pesanti come sassi</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://lh6.google.com/sergio.baffoni/R0UJoxLpyaI/AAAAAAAABFU/eLSy6brrH74/DSC00008.JPG?imgmax=640"&gt;&lt;img style="cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px;" src="http://lh6.google.com/sergio.baffoni/R0UJoxLpyaI/AAAAAAAABFU/eLSy6brrH74/DSC00008.JPG?imgmax=640" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Isola di Olohon, 17 agosto 2002. In viaggio verso Irkutsk, ci apprestiamo a salutare l’Isola di Olohon con un ultima visita alla roccia marmorea coperta di licheni rossi: e' il picco di Sagan-Khushun, (dei Tre Fratelli) all'estremo nord dell'isola.  Valentin Rasputin ne scrive con ammirazione: "Avrei scelto questo posto per la tomba di Ghengis Khan. E avrei portato qui gente con differenbti peccati per vedere contro cosa stanno combattendo, e avrei portato qui le anime afflitte per trovarvi conforto, malati per trovare guarigione, arroganti per trovare umilta'". Ma non tutte le idee sono sue: da secoli i buriati portano sassi sulla cima di una dei queste colline. Ogni sasso portato sulla cima e' un peccato che se ne va dall'anima. Se il peccato e' grave, deve essere grande anche il sasso. E ogni anno la collina diventa piu' alta. Portiamo anche noi un sasso sulla cima, anche se non sappiamo bene per quale dei tanti peccati possa essere buono. Ma ci piace di lasciare qualcosa di noi in questa parte di mondo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/569643677970321498-7054340154992886014?l=sergiobaffoni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/feeds/7054340154992886014/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=569643677970321498&amp;postID=7054340154992886014' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default/7054340154992886014'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default/7054340154992886014'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/2002/08/peccati-pesanti-come-sassi.html' title='Peccati pesanti come sassi'/><author><name>Sergio Baffoni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13873605405503264369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='28' src='http://lh5.google.com/sergio.baffoni/R0aQhRLpyiI/AAAAAAAABLU/IQ9N_pvWIdY/kalimantan-sergio.jpg?imgmax=640'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-569643677970321498.post-9119179736750903327</id><published>2002-08-16T21:21:00.000-07:00</published><updated>2007-11-21T21:24:53.276-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Siberia'/><title type='text'>Carnevale di rifiuti</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://lh5.google.com/sergio.baffoni/R0UJhhLpyUI/AAAAAAAABEk/WcjrMTLgz_M/roccia4.JPG"&gt;&lt;img style="cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px;" src="http://lh5.google.com/sergio.baffoni/R0UJhhLpyUI/AAAAAAAABEk/WcjrMTLgz_M/roccia4.JPG" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Isola di Olohon, 16 agosto 2002. Anche oggi raccolta riprende la mattina all'alba, ma e' l’ultimo giono: domani sara' organizzata un'azione dimostrativa nel centro di Irkutsk, il capoluogo della regione: un carnevale a base di maschere create coi rifiuti sfilera' fino alla sede dell'amministrazione regionale. Obiettivo: un piano generale per la protezione del lago, comprendente una gestione pianificata dei rifiuti e del riciclaggio, il divieto di scarichi industriali e la protezione del suolo e della biodiversita'.  Come ogni sera siamo seduti intorno al fuoco e ognuno racconta storie sulle battaglie in protezione delle foreste, mentre un altro dei meravigliosi tramonti estivi illumina il grande lago. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://lh5.google.com/sergio.baffoni/R0UJuhLpycI/AAAAAAAABFk/fixQVjGfA20/baikal99.jpg?imgmax=640"&gt;&lt;img style="cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px;" src="http://lh5.google.com/sergio.baffoni/R0UJuhLpycI/AAAAAAAABFk/fixQVjGfA20/baikal99.jpg?imgmax=640" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/569643677970321498-9119179736750903327?l=sergiobaffoni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/feeds/9119179736750903327/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=569643677970321498&amp;postID=9119179736750903327' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default/9119179736750903327'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default/9119179736750903327'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/2002/08/carnevale-di-rifiuti.html' title='Carnevale di rifiuti'/><author><name>Sergio Baffoni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13873605405503264369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='28' src='http://lh5.google.com/sergio.baffoni/R0aQhRLpyiI/AAAAAAAABLU/IQ9N_pvWIdY/kalimantan-sergio.jpg?imgmax=640'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-569643677970321498.post-764929958792894806</id><published>2002-08-15T21:18:00.000-07:00</published><updated>2007-11-22T03:19:18.360-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Siberia'/><title type='text'>L'isola degli sciamani</title><content type='html'>Isola di Olohon, 15 agosto. La mattina organizziamo una dimostrazione nel villaggio dell'isola. Gruppi di volontari vano di casa in casa e invitano la gente del posto a partecipare: raccogliere rifiuti e consegnarli tutti assieme, in una cerimonia di 'purificazione' dell'isola. Case di legno di contadini e pescatori, facce antiche incastonate in un caleidoscopio di rughe. Occhi mongolici dei buriati, che ti guardano con espressione impenetrabile, a volte perplessi ma sempre ospitali. Eppure, se ti dicono che vengono, puoi essere sicuro che lo faranno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un'ora dopo qualche centinaia di persone si trovano nel centro del paese e si avviano a raccogliere i rifiuti abbandonati sulle spiagge e nei campi. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://lh6.google.com/sergio.baffoni/R0UGvxLpyMI/AAAAAAAABDA/_6Hdr7cMb_U/DSC00010.JPG?imgmax=640"&gt;&lt;img style="cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px;" src="http://lh6.google.com/sergio.baffoni/R0UGvxLpyMI/AAAAAAAABDA/_6Hdr7cMb_U/DSC00010.JPG?imgmax=640" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le squadre di raccolta si incontrano alcune ore dopo su un verde campo a picco sul lago, presso un Albero Sacro, proprio di fronte alla Roccia degli Sciamani. Questo scoglio alto e aguzzo, a picco sul lago, ha un significato speciale per la gente che abita l'isola. Si dice che un tempo l'isola di Olohon fosse governata da sciamanesse che abitavano proprio tra quelle rocce sacre. Di li' comunicavano con lo spirito del lago e ne controllavano le terribili forze. La leggenda vuole che le sciamane fossero in grado di portare morte e guarigione, agire sul cuore della gente e riportare in vita i morti. Storie ormai ignorate, che rimbalzano silenziose sulle pietre della scogliera. Certo e' che l'isola, e in particolare questo irta scogliera a picco sulle onde, e' stata per secoli centro di  pellegrinaggi dalle regioni circostanti, e tutt'ora il lago  e la sua isola sono considerati sacri dallo sciamanismo delle popolazioni buriate. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E' proprio di fronte a questa roccia che lo sciamano dell'isola chiede agli spiriti di sostenere la campagna di Greenpeace per la protezione del lago Baikal. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://lh3.google.com/sergio.baffoni/R0UGzBLpyPI/AAAAAAAABDY/oOIYYzRQBmI/TRAMONTO02.JPG"&gt;&lt;img style="cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px;" src="http://lh3.google.com/sergio.baffoni/R0UGzBLpyPI/AAAAAAAABDY/oOIYYzRQBmI/TRAMONTO02.JPG" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;''Questo luogo un tempo era considerato sacro e rispettato da tutti, tanto che chi vi si avvicinava copriva di pezze gli zoccoli del cavallo per evitare che il rumore infastidisse gli spiriti. Oggi questo luogo non e' piu' rispettato, e io chiedo aiuto ai 50 spiriti che vengono da ovest e ai 45 spiriti che vengono da est, e che si incontrano proprio qui per governare le sorti del mondo, chiedo loro di sostenere chi ci aiuta a ripristinare l1antico equilibrio. Lunga vita a Greenpeace.'' Il sole scalda l'aria tersa e il verde dei larici spicca su un cielo azzurro intenso. La roccia degli sciamani, sullo sfondo, sembra piu' bianca del solito, brillando silenziosa sopra le acque del lago Baikal.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/569643677970321498-764929958792894806?l=sergiobaffoni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/feeds/764929958792894806/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=569643677970321498&amp;postID=764929958792894806' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default/764929958792894806'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default/764929958792894806'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/2002/08/isola-di-olohon-11-agosto.html' title='L&apos;isola degli sciamani'/><author><name>Sergio Baffoni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13873605405503264369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='28' src='http://lh5.google.com/sergio.baffoni/R0aQhRLpyiI/AAAAAAAABLU/IQ9N_pvWIdY/kalimantan-sergio.jpg?imgmax=640'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-569643677970321498.post-6861476213888870671</id><published>2002-08-13T03:11:00.000-07:00</published><updated>2007-11-22T03:13:59.303-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Siberia'/><title type='text'></title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://lh3.google.com/sergio.baffoni/R0UGxBLpyNI/AAAAAAAABDI/cAz1vAwX_TU/edelweiss.JPG"&gt;&lt;img style="cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px;" src="http://lh3.google.com/sergio.baffoni/R0UGxBLpyNI/AAAAAAAABDI/cAz1vAwX_TU/edelweiss.JPG" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Isola di Olohon, 13 agosto. Il piccolo sentiero si inerpica nel bosco. Ho lasciato dietro di me i luminosi prati di genziane e stelle alpine. Il suolo e' ora coperto di licheni chiari, che danno un'apparenza di magia creando una lieve luminescenza nell'oscurita' del bosco. I passi, silenziosi su questo soffice tappeto, sembrano muovere in una dimensione sconosciuta.   &lt;br /&gt;Improvvisamente appare un piccolo slargo, infiocchettato di strisce di stoffa multicolori che pendono da tutti i rami. Al centro di questa foresta di stoffa, una maschera di legno dai lineamenti androgini. Mi guarda con occhi vuoti e fissi, e sembra porre mute domande.&lt;br /&gt;Le genti buriate vengono ancora qui dopo millenni,  lasciano richieste e strisce di stoffa, e se ne vanno con carichi di responsi, speranze e indicazioni.&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://lh4.google.com/sergio.baffoni/R0UJvRLpydI/AAAAAAAABFs/PVKBRdWNqGQ/alberosacro.JPG"&gt;&lt;img style="cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px;" src="http://lh4.google.com/sergio.baffoni/R0UJvRLpydI/AAAAAAAABFs/PVKBRdWNqGQ/alberosacro.JPG" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Ma il mio cuore non riesce ad afferrare le il significato di questa lingua antica e silenziosa. Ne' di questo sguardo vuoto intagliato in legno antico. E il silenzio resta tra me e le domande inespresse come un muro impenetrabile.&lt;br /&gt;Dalle cime degli alberi penetrano bagliori brillanti di sole pomeridiano, poi la foresta racchiude nel buio il segreto di uno sguardo troppo antico. &lt;br /&gt;Osservo ancora una volta le strisce di stoffa. Alcune ormai scolorite dal tempo si sfanno lentamente nell'umidita': desideri e voti soddisfatti tanti anni fa', o voti che ancora pendono insoddisfatti come stracci al vento. Mi scuso col pensiero  e prendo commiato dalla maschera silenziosa, mentre il vento che viene dal lago scuote i rami scuri, in segno di disapprovazione.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/569643677970321498-6861476213888870671?l=sergiobaffoni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/feeds/6861476213888870671/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=569643677970321498&amp;postID=6861476213888870671' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default/6861476213888870671'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default/6861476213888870671'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/2002/08/isola-di-olohon-13-agosto.html' title=''/><author><name>Sergio Baffoni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13873605405503264369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='28' src='http://lh5.google.com/sergio.baffoni/R0aQhRLpyiI/AAAAAAAABLU/IQ9N_pvWIdY/kalimantan-sergio.jpg?imgmax=640'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-569643677970321498.post-5268362544487457297</id><published>2002-08-13T03:07:00.000-07:00</published><updated>2007-11-22T23:53:08.043-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Siberia'/><title type='text'>Lo spirito del bosco</title><content type='html'>Isola di Olohon, 13 agosto. Il piccolo sentiero si inerpica nel bosco. Ho lasciato dietro di me i luminosi prati di genziane e stelle alpine. Il suolo e' ora coperto di licheni chiari, che danno un'apparenza di magia creando una lieve luminescenza nell'oscurita' del bosco. I passi, silenziosi su questo soffice tappeto, sembrano muovere in una dimensione sconosciuta.   &lt;br /&gt;Improvvisamente appare un piccolo slargo, infiocchettato di strisce di stoffa multicolori che pendono da tutti i rami. Al centro di questa foresta di stoffa, una maschera di legno dai lineamenti androgini. Mi guarda con occhi vuoti e fissi, e sembra porre mute domande.&lt;br /&gt;Le genti buriate vengono ancora qui dopo millenni,  lasciano richieste e strisce di stoffa, e se ne vanno con carichi di responsi, speranze e indicazioni.&lt;br /&gt;Ma il mio cuore non riesce ad afferrare le il significato di questa lingua antica e silenziosa. Ne' di questo sguardo vuoto intagliato in legno antico. E il silenzio resta tra me e le domande inespresse come un muro impenetrabile.&lt;br /&gt;Dalle cime degli alberi penetrano bagliori brillanti di sole pomeridiano, poi la foresta racchiude nel buio il segreto di uno sguardo troppo antico. &lt;br /&gt;Osservo ancora una volta le strisce di stoffa. Alcune ormai scolorite dal tempo si sfanno lentamente nell'umidita': desideri e voti soddisfatti tanti anni fa', o voti che ancora pendono insoddisfatti come stracci al vento. Mi scuso col pensiero  e prendo commiato dalla maschera silenziosa, mentre il vento che viene dal lago scuote i rami scuri, in segno di disapprovazione.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/569643677970321498-5268362544487457297?l=sergiobaffoni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/feeds/5268362544487457297/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=569643677970321498&amp;postID=5268362544487457297' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default/5268362544487457297'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default/5268362544487457297'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/2007/11/lo-spirito-del-bosco.html' title='Lo spirito del bosco'/><author><name>Sergio Baffoni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13873605405503264369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='28' src='http://lh5.google.com/sergio.baffoni/R0aQhRLpyiI/AAAAAAAABLU/IQ9N_pvWIdY/kalimantan-sergio.jpg?imgmax=640'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-569643677970321498.post-5229465533919152068</id><published>2002-08-11T03:06:00.000-07:00</published><updated>2007-11-22T03:11:02.942-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Siberia'/><title type='text'></title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://lh5.google.com/sergio.baffoni/R0UJphLpybI/AAAAAAAABFc/vhEJ8pESPbI/campo5.JPG"&gt;&lt;img style="cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px;" src="http://lh5.google.com/sergio.baffoni/R0UJphLpybI/AAAAAAAABFc/vhEJ8pESPbI/campo5.JPG" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Isola di Olohon, 11 agosto.  Anche oggi minestra e pesce affumicato. Come tutti i giorni. Difficile non associare il forte odore di questo pesce con quello delle lische marce che rimuoviamo ogni giorno, miste a cocci di vetro e cartacce. Ma che importa? Una sauna, un tuffo nell'acqua gelata e magica del lago, e torna il buonumore.&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://lh4.google.com/sergio.baffoni/R0UJlRLpyXI/AAAAAAAABE8/ppxwiVtrKw4/roccia3.JPG"&gt;&lt;img style="cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px;" src="http://lh4.google.com/sergio.baffoni/R0UJlRLpyXI/AAAAAAAABE8/ppxwiVtrKw4/roccia3.JPG" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;E' scesa notte, sulle magiche rive del Baikal. Il rumore della risacca di questo mare di acqua dolce si fonde allo stormire della foresta. Le stelle sembrano una massa compatta in un cielo senza luna. Un vento tiepido, appena rinfrescato dalle acque sempre gelate del lago, porta il profumo di muschio e erba. Nel buio attorno a me decine di rumori misteriosi. Un grattare, un odorare, uno strisciare, e poi passi felpati, un respiro silenzioso, una specie di grugnito. La vita notturna sembra piuttosto vivace, da queste parti. O forse sono gli spiriti della magica isola, che sempre piu' ignorati da umani ormai quasi senza sciamani, si rifugiano tra i piccoli esseri della terra, aspettando tempi migliori.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/569643677970321498-5229465533919152068?l=sergiobaffoni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/feeds/5229465533919152068/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=569643677970321498&amp;postID=5229465533919152068' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default/5229465533919152068'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default/5229465533919152068'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/2007/11/isola-di-olohon-11-agosto.html' title=''/><author><name>Sergio Baffoni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13873605405503264369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='28' src='http://lh5.google.com/sergio.baffoni/R0aQhRLpyiI/AAAAAAAABLU/IQ9N_pvWIdY/kalimantan-sergio.jpg?imgmax=640'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-569643677970321498.post-6838039507072339236</id><published>2002-08-06T21:15:00.000-07:00</published><updated>2007-11-22T03:04:47.279-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Siberia'/><title type='text'>Nella rumenta</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://lh5.google.com/sergio.baffoni/R0UG1hLpyRI/AAAAAAAABDo/m5a_1LNWy4c/uborka2.jpg"&gt;&lt;img style="cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px;" src="http://lh5.google.com/sergio.baffoni/R0UG1hLpyRI/AAAAAAAABDo/m5a_1LNWy4c/uborka2.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Isola di Olohon, 6 agosto 2002. La mattina alle sette la sveglia e' suonata da un gong artigianale -un vecchui cerchione di camion trovato tra i rifiuti- L'acqua gia' bolle nei pentoloni e nelle grosse teiere. La colazione, tipicamente russa: porrige di riso e da pesce affumicato con cetriolini. Quindi si parte per il bosco e per sette-otto ore si raccolgono rifiuti rimestando tra cocci, vetri spezzati, barattoli arrugginiti (non sempre vuoti), pezzi di macchinari arrugginiti, lastroni di eternit e amianto, resti chimici e scarti animali, piu' o meno in avanzato stato di decomposizione. Quanto basta per rivoltare gli stomaci piu' robusti.. E' un lavoro duro, fisicamente e psicologicamente, appesantito da un viaggio lungo ben sette fusi orari. Ma il clima del campo e' leggero, si scherza, si gioca e si lavora in team. Nei primi tre giorni di lavoro si raccolgono mille sacchi di rifiuti e tre camion di rottami di ferro. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://lh3.google.com/sergio.baffoni/R0UGyBLpyOI/AAAAAAAABDQ/Mr5Bk1NIdg4/palina2.jpg?imgmax=640"&gt;&lt;img style="cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px;" src="http://lh3.google.com/sergio.baffoni/R0UGyBLpyOI/AAAAAAAABDQ/Mr5Bk1NIdg4/palina2.jpg?imgmax=640" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mentre il sole tramonta lentamente in una incredibile esplosione di colori, ci si butta nella sauna da campo (i russi proprio non possono farne a meno) per rimuovere dalla pelle la stanchezza e le tossine accumulate Dalla sauna ci si tuffa direttamente nelle acque gelate del lago. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://lh3.google.com/sergio.baffoni/R0UG1BLpyQI/AAAAAAAABDg/8SdOHCOFI5M/TRAMONTO08.JPG"&gt;&lt;img style="cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px;" src="http://lh3.google.com/sergio.baffoni/R0UG1BLpyQI/AAAAAAAABDg/8SdOHCOFI5M/TRAMONTO08.JPG" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/569643677970321498-6838039507072339236?l=sergiobaffoni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/feeds/6838039507072339236/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=569643677970321498&amp;postID=6838039507072339236' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default/6838039507072339236'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default/6838039507072339236'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/2002/08/nella-rumenta.html' title='Nella rumenta'/><author><name>Sergio Baffoni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13873605405503264369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='28' src='http://lh5.google.com/sergio.baffoni/R0aQhRLpyiI/AAAAAAAABLU/IQ9N_pvWIdY/kalimantan-sergio.jpg?imgmax=640'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-569643677970321498.post-886242942526142868</id><published>2002-08-04T21:12:00.000-07:00</published><updated>2007-11-23T20:34:26.270-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Siberia'/><title type='text'>Un campo sul lago Baikal</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://lh6.google.com/sergio.baffoni/R0UJmxLpyYI/AAAAAAAABFE/oMQiPjbNWRU/DSC20001.JPG?imgmax=144"&gt;&lt;img style="cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px;" src="http://lh6.google.com/sergio.baffoni/R0UJmxLpyYI/AAAAAAAABFE/oMQiPjbNWRU/DSC20001.JPG?imgmax=144" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Irkutsk, 4 agosto 2002. I ragazzi di Greenpeace Russia ci aspettano a Irkutsk in una splendida giornata di sole. Ci vuole un giorno di viaggio per raggiungere il campo, nel  mezzo  dell'isola di Olohon, cuore del lago Baikal. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Irkutsk e', come tutte le citta' di frontiera, una frontiera sul nulla: il confine tra la Russia cosacca e ortodossa e l'Asia della Transbaikalica. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Piccole case di tronchi scuri, adornate di fregi di legno e trine alle finestre. La frontiera nel frattempo si spostata dentro ciascuno, quasi a segnare il confine tra un presente scarno e un futuro incerto. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mano a mano che il vecchio pullman Kavz si allontana da Irkutsk, la Tajiga si fa piu' fitta e chiusa: pini siberiani si alternano  a larici, betulle  e tremuli, sempre inframmezzati da ampie radure. Lungo le creste calcaree, ampie vallate si susseguono in un movimento lieve e ripetitivo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo una serie di creste piu' alte, gli alberi iniziano a farsi radi e contorti, per fare posto alla steppa. Come scagli di pesce, pietre sottili spezzano le soffici curve del prato e puntano verso il cielo in creste affilate sempre piu' alte. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E' tra queste creste, in fondo a lunghe vallate spoglie, appare il lago Baikal. Costoni coperti di erba sottile e bassa spazzata dal vento, si slanciano verso il lago fino a quando uno strapiombo roccioso non interrompe la la loro corsa sulle acque del lago. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il lago Baikal e' da millenni il centro spirituale dei culti sciamanici siberiani. Qui si catalizzarono le forze che scatenarono la grande cavalcata che costrui' l'impero di Gengis Khan, il cui nome significa infatti "il Khan che viene dal mare" (Bei-Khan). E ancora oggi le genti della regione chiamano mare questo enorme lago. &lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://lh6.google.com/sergio.baffoni/R0UGuxLpyLI/AAAAAAAABC4/7ofle4qU9Dk/DSC00004.jpg?imgmax=640"&gt;&lt;img style="cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px;" src="http://lh6.google.com/sergio.baffoni/R0UGuxLpyLI/AAAAAAAABC4/7ofle4qU9Dk/DSC00004.jpg?imgmax=640" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Lungo oltre 600 chilometri e fondi oltre 1.600 metri, il lago con la sua enorme massa di acqua assicura un cli;a piu' temperato a tutta la regione. I suoi 365 affluenti mantengono umida la regione. Le sue acque, pur raggiungendo i 22 gradi in estate, restano stabili sui i 15 gradi in estate e in inverno. E' cosi' che sulle sue sponde prospera un ecosistema unico al  mondo, ricchissimo di specie endemiche, ossia che si trovano solo in questa zona, innanzitutto la nerpa, unica foca di acqua dolce, ormai a rischio di estinzione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il traghetto carica lentamente autocarri e veicoli in un traffico apparentemente infernale. Una specie di spaccaquindici, dove le vettura marciano a non piu' di due centimetri l'una dall'altra.&lt;br /&gt;Il vento agita le onde contro gli scogli scuri. Su un picco di roccia spazzato dagli spruzzi, incurante del vento che gli gonfia la tonaca, un pope manovra con professionale e solenne noncuranza la sua canna da pesca.&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://lh3.google.com/sergio.baffoni/R0UJjBLpyVI/AAAAAAAABEs/w-hY-XqPH0Y/POPE.JPG?imgmax=640"&gt;&lt;img style="cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px;" src="http://lh3.google.com/sergio.baffoni/R0UJjBLpyVI/AAAAAAAABEs/w-hY-XqPH0Y/POPE.JPG?imgmax=640" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Oltre le sponde del lago, nell'isola di Olohon, ci aspetta il campo organizzato da Greenpeace Russia, per proteggere il lago Baikal. Greenpeace da anni si batte per la protezione delle foreste siberiane e in particolare per la salvaguardia del cuore della Siberia: il lago Baikal. Una gran quantita' del legname abbattuto nella zona finisce infatti nelle due cartiere costruite sulle rive del lago, che immettono tonnellate di rifiuti tossici nelle sue limpide acque. Perfino l’isola di Olohon, da secoli centro sacro dello sciamanismo siberiano, si copre di rifiuti. L'incertezza seguita ai cambiamenti politici degli anni novanta, ha portato ciascuno a pensare per se', ai danni della comunita' e soprattutto dell'ambiente. Per invertire questa pericolosa tendenza, gli ambientalisti cercano di rivalutare le radici della cultura tradizionale, allo scopo di riscoprire valori condivisi di rispetto del territorio. Qui a Olohon il progetto e' la bonifica delle discariche create da una gestione fatiscente dei rifiuti, per portare le autorita' locali ad adottare metodologie appropriate ma soprattutto convincere le comunita' che e' necessario pensare al futuro. Ettari di fragile foresta costiera sono infatti letteralmente ricoperti di rifiuti, alcuni dei quali nocivi, e una quarantina di volontari provenienti da Italia, Olanda, Germania Stati Uniti, oltre che da lontane regioni della Russia, sono venuti qui per raccogliere e separare i rifiuti, metro per metro, e convincere con l’esempio la gente del posto: battersi per migliorare il proprio ambiente e' ancora possibile.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/569643677970321498-886242942526142868?l=sergiobaffoni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/feeds/886242942526142868/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=569643677970321498&amp;postID=886242942526142868' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default/886242942526142868'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default/886242942526142868'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/2002/08/siberia-un-campo-sul-lago-baikal.html' title='Un campo sul lago Baikal'/><author><name>Sergio Baffoni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13873605405503264369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='28' src='http://lh5.google.com/sergio.baffoni/R0aQhRLpyiI/AAAAAAAABLU/IQ9N_pvWIdY/kalimantan-sergio.jpg?imgmax=640'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-569643677970321498.post-7080850189806372836</id><published>2002-07-31T20:34:00.000-07:00</published><updated>2007-11-23T20:42:08.487-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Siberia'/><title type='text'>Siberia, un mare verde</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp1.blogger.com/_dDd2Pf71v2M/R0eqWxLpyvI/AAAAAAAABSs/vgtFqmN8_mI/s1600-h/EUROPA11.JPG"&gt;&lt;img style="cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://bp1.blogger.com/_dDd2Pf71v2M/R0eqWxLpyvI/AAAAAAAABSs/vgtFqmN8_mI/s320/EUROPA11.JPG" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5136261208175397618" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Mosca, 31 luglio 2002. Dopo averci fatto aspettare quattro ore fermi in aeroporto, il piccolo aereo traballante si e' finalmente diretto verso Irkutsk, nel mezzo della Siberia. Sotto di noi scorre lentamente un immenso oceano verde. E' la piu' grande foresta del mondo:  cinque milioni di chilometri quadrati, il sessanta per cento delle foreste boreali e temperate del pianeta. Un territorio immenso, pari alla superficie degli Stati Uniti, che si estende dall'area artica della Sakha settentrionale, fino alle regioni subtropicali che costeggiano i fiumi Amur e Ussuri, dalle arbustaie della tundra settentrionale, alle ricche foreste miste nel meridione. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma dall'aereo si vedono anche numerosi buchi squadrati in questo mare verde. Ruspe e macchinari pesanti avanzano con inesorabile lentezza, dietro pressione delle compagnie di legname asiatiche che comprano di tutto. Queste foreste infatti rappresentano un quarto riserve mondiali di legname, il doppio cioe' dell'Amazzonia. Molte di queste operazioni sono localizzate in aree off-limits, in teorie di interesse strategico, in realta' usate dall'esercito per finanziarsi spolpando l'ambiente.  Contemporaneamente, approfittando dell'incertezza politica e della corruzione rampante, le grandi compagnie asiatiche si sono assicurate contratti di sfruttamento a lungo termine in queste foreste. Il gigante malese Rimbunan Hijau, ha ottenuto due contratti che gli assicurano per 50 anni le foreste lungo il Mar del Giappone, per esportare tronchi grezzi verso i mercati della Cina, del Giappone e della Corea del Sud.&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp0.blogger.com/_dDd2Pf71v2M/R0erihLpywI/AAAAAAAABTM/ps6d0X_R1To/s1600-h/EUROPA03.JPG"&gt;&lt;img style="cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://bp0.blogger.com/_dDd2Pf71v2M/R0erihLpywI/AAAAAAAABTM/ps6d0X_R1To/s320/EUROPA03.JPG" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5136262509550488322" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;C'e' una fauna incredibile in queste foreste, dal leopardo dell'estremo oriente, all'orso dell'Himalaya, al cervo muschiato, fino alla famosa tigre siberiana, la terribile e ormai minacciata tigre dell'Amur. Sono ormai meno di  300 gli ultimi esemplari di tigre qui in Siberia, ce ne sono di piu' nei giardini zoologici sparsi per il mondo.&lt;br /&gt; Compagnie multinazionali come la Hyundai e la Rinbunan Hijau, operando attraverso joint venture locali, distruggono le foreste ormai da anni tagliando la raso, violando impunemente le leggi e minacciando la vita delle 26 comunita' indigene che, come gli Udege, che vivono nelle foreste di caccia e pesca. Le popolazioni locali soffrono delle conseguenze del taglio indiscriminato lungo i fiumi, dell'inquinamento delle acque causato dallo scarico di lubrificanti, che ha portato a diverse morie di salmoni, loro alimento base. E quel che e' peggio, la distruzione ha un effetto contagioso: quando le comunita' locali vedono il loro ambiente inesorabilmente distrutto, allora cambiano tutte le regole, e una sola legge conta: pensare per se', salvare il salvabile, guadagnare il possibile e non pensare al domani. E cosi' un intero mondo se ne va, albero dopo albero, popolo dopo popolo. Guardo ancora una volta questo mare verde a macchia di leopardo, su ciascuna macchia le ruspe avanzano. Sono troppi fronti per contrastarli tutti. Per questo abbiamo scelto un simbolo che li rappresenta tutti: Il lago Baikal&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/569643677970321498-7080850189806372836?l=sergiobaffoni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/feeds/7080850189806372836/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=569643677970321498&amp;postID=7080850189806372836' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default/7080850189806372836'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default/7080850189806372836'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/2002/07/siberia-un-mare-verde.html' title='Siberia, un mare verde'/><author><name>Sergio Baffoni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13873605405503264369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='28' src='http://lh5.google.com/sergio.baffoni/R0aQhRLpyiI/AAAAAAAABLU/IQ9N_pvWIdY/kalimantan-sergio.jpg?imgmax=640'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp1.blogger.com/_dDd2Pf71v2M/R0eqWxLpyvI/AAAAAAAABSs/vgtFqmN8_mI/s72-c/EUROPA11.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-569643677970321498.post-2301002675707265237</id><published>2001-04-18T22:50:00.000-07:00</published><updated>2007-11-21T18:56:40.756-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Amazzonia'/><title type='text'>Terre di frontiera</title><content type='html'>&lt;a href="http://lh5.google.com/sergio.baffoni/R0D4TxLpxKI/AAAAAAAAA10/MaMgIS8z8QE/tramonto1.jpg?imgmax=640"&gt;&lt;img style="cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px;" src="http://lh5.google.com/sergio.baffoni/R0D4TxLpxKI/AAAAAAAAA10/MaMgIS8z8QE/tramonto1.jpg?imgmax=640" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La chiamano "la strada della morte". E' una strada sterrata e fangosa che si arrampica da Cobija, Bolivia, a Epitaciolandia, Brasile. Qui, tra sparatorie, faide e raid della polizia, passa una parte consistente della coca destinata al mercato brasiliano e agli Stati Uniti. Si parla di sei o settemila tonnellate ogni mese, che passano il confine e si perdono tra le baracche che costeggiano la strada di argilla. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma la Bolivia si raggiunge anche per altre vie, senza passare per il posti di frontiera o strade traverse: basta pagare qualche spicciolo a un traghettatore che ti fa attraversare in canoa il fiume Acre. Sono appena pochi metri, ma cambia il paesaggio, cambiano i volti. Scompaiono i coloni venuti dal nord est brasiliano a farsi consumare dalle malattie amazzoniche e scompaiono anche i baracconi cadenti di Brasileia, per fare posto ai visi allargati degli indios boliviani, in una citta' dall'antico fascino coloniale.&lt;br /&gt;Case basse e larghe dai colori tenui, sovrastate da palme e banani che disegnano un contrasto di altri tempi. Signorili anziane passeggiano proteggendosi dal sole con un ombrello aperto, senza degnare di uno sguardo le statue, che ad ogni angolo presentano un eroe nazionale. Ovviamente militare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella chiesa barocca, fresca e accogliente sotto un sole spietato, appare un opera di imprevista bellezza. Una pala d'altare dedicata al "Cristo seringueiro", un crocefisso con le mani grosse e con i piedi sformati dalla foresta. La trave a cui e' inchiodato e' incisa come per la raccolta del lattice di gomma. Lo sguardo sofferente e i colori forti impressi da questo sconosciuto pittore popolare, ricordano la forza e la disperazione dei crocefissi in cui Gruenewald raccontava al mondo la Guerra dei contadini tedeschi e le atrocita' commesse dai loro signori feudali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La guerra dei seringueiros ancora non e' finita. Lo testimonia la tomba di Chico Mendez a pochi chilometri da qui, di nuovo sul lato brasiliano, nel piccolo cimitero di Xapuri'. Una foto, e un piccolo parallelepipedo di maiolica, circondato di piante rampicanti e dall'acqua dell'ultima pioggia, che regala alle tombe azzurri spicchi di cielo, tra i ciuffi d'erba e fiori di campo. A poche centinaia di metri, la vera eredita' lasciata alla sua gente: l'associazione e la cooperativa di produzione. E a qualche chilometro l'eredita' lasciata al mondo: la foresta amazzonica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://lh6.google.com/sergio.baffoni/Rz0UPxLpxBI/AAAAAAAAAzk/AyRdqEnHAqk/chico%20mendez2.jpg?imgmax=720"&gt;&lt;img style="cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px;" src="http://lh6.google.com/sergio.baffoni/Rz0UPxLpxBI/AAAAAAAAAzk/AyRdqEnHAqk/chico%20mendez2.jpg?imgmax=720" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La comunita' che Chico Mendez ha lasciato dietro di se' ha fatto passi da gigante. Attorno ai seringueros e ai piccoli produttori agricoli, si sono create cooperative a Xapuri', a Brasileia ed Epitaciolandia. Si occupano della lavorazione della gomma, della noce brasiliana e fanno mobili in legno certificato FSC. In questo modo creano lavoro in loco, e ottengono prezzi piu' equi perche' scavalcano gli intermediari. Ma i tempi dei pistoleros non sono finiti, e Chico Mendez non e' stato l'ultimo a cadere. Ogni volta che si approssimano le elezioni, e le vecchie mafie si riorganizzano per riprendere in mano il governo dell'Acre, tornano le minacce di morte. Parole che escono fuori per caso, con semplicita', parlando fra familiari a una festa, tra piatti di pesce alla griglia e la forte birra boliviana, come se nessuno le prendesse sul serio. Perche' e' alla vita che bisogna pensare, ma al chiuso della propria casa, ognuno ha gia' fatto i conti con la propria famiglia...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sulla via del ritorno verso Rio Branco, una lunga cortina di fumo si leva al cielo, dal confine della foresta. Un altro pezzo di Amazzonia che se ne va per sempre, per allargare i pascoli di qualche latifondista. E non lontano sfilano per chilometri lungo la strada, le proprieta' del fazendero che ordino' l'assassinio di Chico Mendez. Sono ancora li, a dirci che ancora non abbiamo passato il confine. Quello vero.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/569643677970321498-2301002675707265237?l=sergiobaffoni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/feeds/2301002675707265237/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=569643677970321498&amp;postID=2301002675707265237' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default/2301002675707265237'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default/2301002675707265237'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/2007/11/terre-di-frontiera.html' title='Terre di frontiera'/><author><name>Sergio Baffoni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13873605405503264369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='28' src='http://lh5.google.com/sergio.baffoni/R0aQhRLpyiI/AAAAAAAABLU/IQ9N_pvWIdY/kalimantan-sergio.jpg?imgmax=640'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-569643677970321498.post-7383704855844110377</id><published>2001-04-18T22:39:00.000-07:00</published><updated>2007-11-21T18:58:46.167-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Amazzonia'/><title type='text'>Jaçy Parana'</title><content type='html'>&lt;a href="http://lh6.google.com/sergio.baffoni/Rz0VIxLpxEI/AAAAAAAAAz8/cC3eoMhPlAE/seringueiros1.jpg?imgmax=640"&gt;&lt;img style="cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px;" src="http://lh6.google.com/sergio.baffoni/Rz0VIxLpxEI/AAAAAAAAAz8/cC3eoMhPlAE/seringueiros1.jpg?imgmax=640" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Il benvenuto in citta' lo danno gli avvoltoi, appollaiati in fila sui pali ad ali aperte, come macabri trofei viventi. Jaçy Parana', se di citta' si puo' parlare: poche case e baracche con facciata in legno e il patio, allungate sulla strada tra Porto Velho e Rio Branco. Una strada che sembra correre verso il nulla in due direzioni opposte, tagliando in due la terra come con un colpo di righello.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In realta' ha tagliato molto di piu', la strada: ai suoi bordi, per chilometri la foresta e' scomparsa, sostituita da latifondo a pascoli. Dietro il filo spinato ancora se ne vede lo scheletro: tronchi bruciati, dai rami contorti, come gigantesche mani carbonizzate, nell'atto disperato di afferrare il cielo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A Jaçy Parana' abitano contadini, pescatori e seringueiros, i raccoglitori tradizionali di gomma. Un tempo era un porto importante, ci passava la ferrovia, c'era una stazione. Al tempo degli imperi della gomma. Ora la stazione e' un rudere spaccato in due, unico monumento della citta' che fu. Proprio sopra la vecchia strada ferrata, come un treno stanziale, e' nata un'altra fila di casette e baracche di legno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Aspetto per interminabili ore calde un appuntamento che si dilata lungo i tempi espansi di questa terra fuori dalla storia. Ho un contatto di seconda mano col presidente dell'associazione dei seringueiros, perdutosi a Porto Velho, appresso a chissa' quali trattative. Sopraffatto dal caldo mi siedo sotto un albero, diventando l'attrazione esotica dei bambini e dei ragazzi del posto, che entusiasti dall'insolita presenza di un gringo, si lanciano in prodezze geografiche: sara' che la Cina e' la capitale del Giappone? E tu, in quale quartiere dell'Italia abiti?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poi anche i bambini se ne vanno, chiamati da madri poco piu' grandi di loro. Stanco di guardare i polli, passo il pomeriggio camminando per strade fangose che salgono lungo le colline, tra campi polverosi e baracche, seguendo le tracce di camion carichi di tronchi che deviano stranamente dalla strada principale. Per avere conferma di quel che supponevo: una miriade di piccole segherie taglia e trasforma direttamente i tronchi in assi, sottraendoli cosi' ai controlli. In un paese cosi' vasto, l'attivita' di taglio illegale  della foresta sfugge ad ogni controllo. L'unico metodo per fare verifiche e' controllare i permessi di trasporto dei tronchi, che devono riportare i dati relativi al luogo e alle condizioni del prelievo. Ma basta segare i tronchi nella regione, e il controllo diventa impossibile: le assi di legno non sono tronchi, sono ormai una merce come qualsiasi altra.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://lh5.google.com/sergio.baffoni/R0ExQhLpx4I/AAAAAAAAA9c/9yj-_qpIufw/tronchi.jpg?imgmax=640"&gt;&lt;img style="cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px;" src="http://lh5.google.com/sergio.baffoni/R0ExQhLpx4I/AAAAAAAAA9c/9yj-_qpIufw/tronchi.jpg?imgmax=640" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In questa regione, lontana dalla citta', dal turismo, dalla produzione, ma vicina alla frontiera boliviana, l'economia sembra seguire strade proprie. Strade lastricate dalla diffidenza. Ovunque vai ti chiedono chi sei e cosa vai cercando. Oppure ti guardano fisso, con quello sguardo muto e pesante, che ti fa capire di essere nel posto sbagliato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dietro la sottile linea delle case, sopra la foresta, piccoli aerei militari volteggiano in cerchi ripetuti gettandosi in picchiata fin quasi alle cime degli alberi: e' la quotidiana guerra della coca.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/569643677970321498-7383704855844110377?l=sergiobaffoni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/feeds/7383704855844110377/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=569643677970321498&amp;postID=7383704855844110377' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default/7383704855844110377'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default/7383704855844110377'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/2007/11/jay-parana.html' title='Jaçy Parana&apos;'/><author><name>Sergio Baffoni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13873605405503264369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='28' src='http://lh5.google.com/sergio.baffoni/R0aQhRLpyiI/AAAAAAAABLU/IQ9N_pvWIdY/kalimantan-sergio.jpg?imgmax=640'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-569643677970321498.post-7810426709660804260</id><published>2001-04-15T22:41:00.000-07:00</published><updated>2007-11-21T18:57:11.411-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Amazzonia'/><title type='text'>Nemica foresta.</title><content type='html'>&lt;a href="http://lh3.google.com/sergio.baffoni/R0ExKBLpx2I/AAAAAAAAA9M/u7jBaoIwuZ8/foresta1.jpg?imgmax=720"&gt;&lt;img style="cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px;" src="http://lh3.google.com/sergio.baffoni/R0ExKBLpx2I/AAAAAAAAA9M/u7jBaoIwuZ8/foresta1.jpg?imgmax=720" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;La pioggia cade ormai da ore. La piccola barca a motore fende l'acqua del fiume, affrontando le raffiche di vento zuppo. Non parliamo. Intorno c'e' solo il frastuono del motore, l'acqua e il vento che penetrano fino alle ossa, e l'enorme foresta che scorre scura tra il grigio del cielo e il grigio del fiume.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Appena percepibile nel suo nuotare elegante, un'anaconda attraversa il fiume. Qui la chiamano sucuri, parola dal suono terribile. Tornano alla mente storie di seringueiros, raccontate alla luce tremolante di una candela, che ingigantisce le ombre lungo il tetto di paglia. Racconti di orribili mostri acquatici che ti aspettano dietro ogni ansa del fiume, per ingoiarti con tutta la canoa. Ma l'anaconda ha i fatti suoi a cui pensare. La pioggia invece, con le sue raffiche, toglie il coraggio, la forza, la voglia di andare avanti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cerco di immaginarmi di essere foresta, per accogliere questa pioggia come una linfa di vita, cerco di pensare che il la visiera del mio berretto, da cui zampilla un ricco rivolo di acqua, sia una roccia coperta di muschio. Che la maglietta che mi sventola addosso schizzando, sia la fronda di un albero che ondeggia al vento. Ma non funziona: sono fradicio e ho freddo, la foresta mi e' estranea, cosi' come io sono estraneo a lei. E vorrei soltanto un letto caldo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La foresta ha vinto la mia battaglia, ha fiaccato in poche ore tutta la mia volonta', ha riportato al suo posto questo piccolo moscerino invasore.&lt;br /&gt;La sua ombra oltre il fiume incombe sempre piu' nera. Vedo i pinnacoli che si ergono fino al cielo attorcigliandosi per poi ricadere in cascate di fronde e liane, fin nel profondo intrigo buio di umida decomposizione, di malattie bizzarre e di tempi dilatati dal lento e precipitoso ritmo del regno vegetale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ed e' in questa dimensione estraniata, che non e' piu' del mio mondo, che la foresta mi accoglie. Con gentilezza allevia il peso che mi opprime le reni, e mi conduce per mano nel Paese senza domande e senza risposte, dove l'aria spessa squaglia sogni e ragioni.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/569643677970321498-7810426709660804260?l=sergiobaffoni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/feeds/7810426709660804260/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=569643677970321498&amp;postID=7810426709660804260' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default/7810426709660804260'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default/7810426709660804260'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/2001/04/nemica-foresta.html' title='Nemica foresta.'/><author><name>Sergio Baffoni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13873605405503264369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='28' src='http://lh5.google.com/sergio.baffoni/R0aQhRLpyiI/AAAAAAAABLU/IQ9N_pvWIdY/kalimantan-sergio.jpg?imgmax=640'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-569643677970321498.post-4450663435649563537</id><published>2001-04-14T22:40:00.000-07:00</published><updated>2007-11-21T18:59:05.134-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Amazzonia'/><title type='text'>Seringua</title><content type='html'>&lt;a href="http://lh4.google.com/sergio.baffoni/R0ExNRLpx3I/AAAAAAAAA9U/PCfUW4vYukk/seringueiros2.jpg?imgmax=640"&gt;&lt;img style="cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px;" src="http://lh4.google.com/sergio.baffoni/R0ExNRLpx3I/AAAAAAAAA9U/PCfUW4vYukk/seringueiros2.jpg?imgmax=640" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La riserva estrattiva di Jaçy Parana' copre novantamila ettari di foresta. Le riserve estrattive sono aree esclusive affidate ai raccoglitori di gomma e alle comunita' che abitano lungo il fiume. Sono il risultato della lotta dei seringueiros, i raccoglitori di gomma, contro i signori del legno.&lt;br /&gt;Quando taglialegna e latifondisti, assediavano le foreste con le motoseghe e con il fuoco, chiamati dal governo ansioso di creare "sviluppo" nell'Amazzonia profonda, i seringueiros raccolsero attorno a se i "popoli della foresta" con un'alleanza che andava dalle nazioni indigene alle comunita' di pescatori. Chi viveva nella foresta  e della foresta, sentiva di doversi unire in gruppo per proteggerla dall'assalto. "Empate", si chiamava, quando una cinquantina di uomini e donne si mettevano davanti agli alberi per proteggerli dalle motoseghe. Diversi leader sindacali, diversi seringueiros morirono sotto i colpi dei pistoleros mandati dai latifondisti. Ma oggi le riserve estrattive coprono un dieci percento dell'intera foresta amazzonica brasiliana, e assieme a un altro venti percento di riserve indigene rappresentano il centro di qualsiasi strategia di protezione della foresta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una protezione ancora troppo fragile, erosa dalla altrettanto fragile economia della foresta. La gomma rende una miseria: 80 centesimi di real al chilo. Il mercato per altri prodotti forestali e' ancora debole: l'olio di copaiba, il dolce ed energetico frutto di açai, la noce brasiliana, di incredibile valore nutrizionale, sono prodotti che potrebbero assicurare vita alla foresta e alle genti che la abitano, e potrebbero impedire che quelle stessi genti, assediate dalla fame, si trasformino, allargando poco a poco gli orticelli di manioca e di riso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Liuz Vidal dirige dell'associazione che gestisce la riserva, e fa un po' di tutto: tiene i contatti, cerca acquirenti, porta i pochi rifornimenti ai seringueiros sparsi lungo il fiume: una decina di munizioni a testa, strumenti di lavoro, del sale e carne secca. Carica tutto nella canoa a motore per il giro consueto e non dimentica di prendere la sua amaca, il machete e il fucile. E' un viaggio di ore, attraverso la spessa pioggia tropicale. La prima capanna dei seringueiros si intravede a meta' giornata, in una collinetta dietro la riva. Un uomo e una donna ci vengono incontro. Sono giovani, ma i loro corpi paiono curvati da un peso invisibile, i volti scavati. Un giocattolo di legno buttato dietro la capanna rivela la presenza silenziosa di un bambino.&lt;br /&gt;L'uomo conta le cartucce, la donna ci porta un caffe' caldo e dolce. Poche parole essenziali, poi il viaggio riprende. Di nuovo ore di fiume, di pioggia, di rumoroso silenzio.&lt;br /&gt;Una nuova capanna, piu' grande: vi abitano in quattro. Le facce sono sempre scavate, ma gli sguardi allegri. Una delle due donne e' giovanissima, forse sedici anni. Bellissima, dall'espressione ingenua e scanzonata su un bellissimo corpo appena addolcito dalle curve della maternita'. Il quinto ospite della capanna nascera' a luglio.&lt;br /&gt;Ci offrono pesce di fiume cotto in brodo di limone, e dolce di zucca e manscavo, mentre si parla di dove trovare açai, di quanto olio da un buon albero di copaiba, di qual'e' l'anno giusto per raccogliere la noce brasiliana. Strane riunioni di economia forestale, lezione tenute da agronomi scalzi e senza camicia.&lt;br /&gt;Quando ci accingiamo a ripartire, un problema al motore ci ferma. Siamo quasi a una giornata di navigazione dal paese. A remi, almeno quattro giorni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://lh3.google.com/sergio.baffoni/Rz0U6BLpxDI/AAAAAAAAAz0/YIrNEXWZDVU/seringueiros%20beatriz.jpg?imgmax=640"&gt;&lt;img style="cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px;" src="http://lh3.google.com/sergio.baffoni/Rz0U6BLpxDI/AAAAAAAAAz0/YIrNEXWZDVU/seringueiros%20beatriz.jpg?imgmax=640" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli agronomi si trasformano in meccanici e rovistano nella ferraglia, mentre un esercito di insetti ci cala addosso, attratto dall'aria umida ed elettrica della pioggia in arrivo e dal tramonto ormai prossimo. Enormi farfalle screziate, vespe gialle e grosse, calabroni neri, libellule azzurre e rosse, zanzare di tutte le dimensioni e fattezze, tutti a ronzare dentro una spessa nuvola di microscopici moscerini succhiasangue che ci avvolge senza pieta', e che mi lasceranno due giorni gonfio e febbricitante. Quando il motore riprende a scoppiettare rauco, mando un ringraziamento a tutti gli dei di cui ho mai sentito parlare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'ultima sosta e' presso un sito abbandonato. La capanna e' trasandata ma qualcuno vi abita. Qualcuno che e' via da giorni: un gattino di un mese reclama la sua razione, e saltellando di speranza ci segue fino alla barca dove trova anche lui un po' di riso.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/569643677970321498-4450663435649563537?l=sergiobaffoni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/feeds/4450663435649563537/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=569643677970321498&amp;postID=4450663435649563537' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default/4450663435649563537'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default/4450663435649563537'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/2004/04/seringua.html' title='Seringua'/><author><name>Sergio Baffoni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13873605405503264369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='28' src='http://lh5.google.com/sergio.baffoni/R0aQhRLpyiI/AAAAAAAABLU/IQ9N_pvWIdY/kalimantan-sergio.jpg?imgmax=640'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-569643677970321498.post-6725903884953539299</id><published>2001-04-10T18:39:00.000-07:00</published><updated>2007-11-21T19:02:42.957-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Amazzonia'/><title type='text'>Porto Velho</title><content type='html'>&lt;a href="http://lh6.google.com/sergio.baffoni/R0D4RBLpxJI/AAAAAAAAA1s/ZyCTgnIgV7o/rio%20branco.jpg?imgmax=720"&gt;&lt;img style="cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px;" src="http://lh6.google.com/sergio.baffoni/R0D4RBLpxJI/AAAAAAAAA1s/ZyCTgnIgV7o/rio%20branco.jpg?imgmax=720" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vie squadrate e case basse. Citta' di polvere e di merci povere esposte con insistenza ripetitiva, sempre uguali. Che sia il centro del traffico della coca si vede dalle insegne, ben dipinte a vernice sui muri di legno, con cui gli avvocati vantano la loro specializzazione in cause per narcotraffico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La citta' sembra non curarsene, con la stessa gentilezza un po' indifferente e un po' fatalista con cui guarda i pochi stranieri di passaggio. A sera, quando cala il caldo che avvampa gli occhi, il sole tramonta sul Rio Madeira facendo esplodere l'immenso cielo in alte vampate di fuoco. Poi, dopo aver passato in rassegna tutte le tonalita' del rosso, del viola, dell'azzurro e del grigio, la luce alla fine se ne va. Resta solo il puntino luminoso di una barca che si allontana silenziosa, contro la sagoma nera della foresta, oltre il fiume.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dietro il porto riposa in pace la stazione. La ferrovia doveva essere la vittoria della civilta' sulla foresta selvaggia. E, per inciso, via di mercato per i signori della gomma boliviana.&lt;br /&gt;Come al solito partirono per primi gli inglesi, evangelizzatori ed inventori dell'imperialismo ferroviario. Ma due anni di febbri della foresta bastarono a sgominare l'impresa. Ci riuscirono quaranta anni piu' tardi gli americani, al prezzo di centinaia di vite cubane e giamaicane.&lt;br /&gt;Poi gli inglesi riempirono di piantagioni di gomma il Sud-est asiatico e gli imperi amazzonici crollarono in pochi anni. La ferrovia, la grande civilizzatrice, e' morta di inedia, e le antiche e potenti locomotive troneggiano coperte di liane, con ciuffi di verdi canne che sbuffano dalle ciminiere.&lt;br /&gt;L'intera stazione, in solido liberty industriale, e' ora una serra senza vetri, vendicativo monumento alla foresta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Appena calano le tenebre la  citta' si trasforma. Il rospo diventa principe. O forse viceversa. Scompaiono le facce stanche, le merci povere,  le vecchie Volkswagen polverose. Perfino la polvere sembra scomparire, nel luccichio dei fuoristrada di lusso, delle macchine lunghe, dei taxi miracolosamente moltiplicatisi. Il centro si riempie di gente per bene, forse un po' troppa per una citta' che importa da Sao Paulo tutto quello che consuma.&lt;br /&gt;Non sono i trafficanti dai capelli impomatati, che bevono sempre il whisky sbagliato. E' un ceto medio pulito, spendaccione e spensierato. Forse anche i film dovrebbero cambiare cliche'.&lt;br /&gt;Sulla parete bianca appare ironica una grande scritta a caratteri cubitali blu e rossi: "Droga Center". Ma qui, vuol dire soltanto farmacia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Del selvaggio west e' rimasto solo il nome dell'albergo dove mi sono rifugiato: Hotel Sonora. Qui godo di una cella di un metro per due, trenta centimetri di finestra, lampadina a vista e materasso senza lenzuola. Sudando come una fontana e combattendo con le zanzare, mi godo quel che rimane dell'antica citta' selvaggia.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/569643677970321498-6725903884953539299?l=sergiobaffoni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/feeds/6725903884953539299/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=569643677970321498&amp;postID=6725903884953539299' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default/6725903884953539299'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default/6725903884953539299'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/2007/11/porto-velho.html' title='Porto Velho'/><author><name>Sergio Baffoni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13873605405503264369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='28' src='http://lh5.google.com/sergio.baffoni/R0aQhRLpyiI/AAAAAAAABLU/IQ9N_pvWIdY/kalimantan-sergio.jpg?imgmax=640'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-569643677970321498.post-4983333421009370055</id><published>2001-04-07T22:37:00.000-07:00</published><updated>2007-11-21T19:02:19.103-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Amazzonia'/><title type='text'>Carga Pesada</title><content type='html'>&lt;a href="http://lh3.google.com/sergio.baffoni/Rz0VpBLpxGI/AAAAAAAAA0Q/gAVnEmJvv6c/sem%20terra1.jpg?imgmax=512"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px;" src="http://lh3.google.com/sergio.baffoni/Rz0VpBLpxGI/AAAAAAAAA0Q/gAVnEmJvv6c/sem%20terra1.jpg?imgmax=512" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un campo arido, invaso dalle canne, tra due latifondi recintati.&lt;br /&gt;Una tettoia, alcune capanne, una bandiera: i contadini senza terra hanno piantato un nuovo campo.&lt;br /&gt;Una cinquantina tra uomini e donne, capelli arruffati dalla polvere, sandali di gomma e bermuda stinti. Volti resi scuri dal sole, segnati dalle malattie e dalla fatica di vivere. Ma il sorriso e' aperto e sincero, e lo sguardo ospitale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il movimento dei Sem Terra e' nato una decina di anni fa, da una costola della pastorale della Terra. La riforma agraria era rimasta sulla carta, e il Brasile ha tuttora il record mondiale del latifondo: su tre milioni di fondi registrati, la oltre la meta' della terra si concentra nel tre percento dei proprietari, alcune delle quali sono piu' vaste della Svizzera, molte delle quali si basano su documenti contraffatti. E quasi tutte sono improduttive.&lt;br /&gt;I Sem Terra hanno cominciato ad occupare latifondi abbandonati, chiedendone l'espropriazione, come prevede la mai applicata riforma agraria.&lt;br /&gt;Come prima risposta hanno avuto il piombo. Pistoleros dei latifondisti o polizia militare hanno segnato il paese di eccidi, tra Rio Grande do Sul, Santa Catarina, Parana',. Anche la Rondonia ha pagato il suo tributo di sangue quando nel 1996 a Corumbaria decine di occupanti furono uccisi a colpi di arma da fuoco.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Chiusa l'epoca dei massacri si e' passati all'intimidazione giudiziaria, all'arresto dei leader del movimento, con pretesti piu' o meno credibili. Ma i Sem Terra si sono moltiplicati, strani evangelisti della terra continuano a battere citta' e villaggi predicando il diritto a un campo, raccogliendo nuove leve di diseredati in cerca di una vita da costruirsi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E' un campo, e' provvisorio. Contano di insediare duemila famiglie in un latifondo a cento chilometri da qui. Cercano le parole con sforzo, non sono abituati a raccontarsi. Eppure sotto le frasi incerte, dietro l'aria impacciata, si nasconde gente che tratta col governatore, con i funzionari dell'amministrazione, analfabeti che negoziano mappe catastali alla mano, per ottenere l'assegnazione di terre, investimenti e infrastrutture. Per ora si tratta solo di promesse tracciate su carta, ma loro restano li e non si muovono, fino a quando la carta non si trasformera' in una opportunita' di vita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Carga Pesada si chiama l'accampamento, carico pesante. Perche' la vita qui non e' facile.  Una trentina di capanne di foglie di palma, coperte di plastica nera, un grande tavolo comune, una cucina da campo montata su un rudimentale forno a legna. Nella grande pentola cuociono riso e manioca. L'elettricita' non esiste, e neppure l'acqua potabile. Da un pozzo scavato nel terreno affiora un po' di acqua fangosa. Il bucato si fa al ruscello, qualche centinaio di metri oltre la strada.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il caldo e' opprimente. Il sole sembra bruciare la terra e le speranze. Ma le mani continuano a intrecciare con rapida precisione foglie di palma per costruire capanne. Il riso bolle nella grande pentola. E fino a quando ci sara' del riso, si va avanti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Forse non tutti: alla stazione dei pullman (una baracca di legno e un baretto al lato della lunga strada) un uomo piu' anziano aspetta l'autobus. Il volto bruciato, i capelli ormai bianchi, lo sguardo appesantito. Ha lasciato l'accampamento dei Sem Terra, se ne torna a casa a Porto Velho. Perche' qui si batte, si batte, ma non si conclude niente, e ogni volta che si ottiene qualcosa, serve soltanto a complicare di piu' le cose: carte, registri, ma niente che risolva. Povero popolo brasiliano! Saluta e prende il pullman, che lo riporta verso la rassegnazione quotidiana, il sapore piu' autentico di questo paese e della sua sconfinata provincia.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/569643677970321498-4983333421009370055?l=sergiobaffoni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/feeds/4983333421009370055/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=569643677970321498&amp;postID=4983333421009370055' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default/4983333421009370055'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default/4983333421009370055'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/2001/04/carga-pesada.html' title='Carga Pesada'/><author><name>Sergio Baffoni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13873605405503264369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='28' src='http://lh5.google.com/sergio.baffoni/R0aQhRLpyiI/AAAAAAAABLU/IQ9N_pvWIdY/kalimantan-sergio.jpg?imgmax=640'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-569643677970321498.post-6672538440227982103</id><published>2001-04-05T22:31:00.000-07:00</published><updated>2007-11-21T19:02:19.103-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Amazzonia'/><title type='text'>Amazonas</title><content type='html'>&lt;a href="http://lh3.google.com/sergio.baffoni/Rz0SXBLpw7I/AAAAAAAAAy0/guFdcWqiyEA/amazonas3.jpg?imgmax=576"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px;" src="http://lh3.google.com/sergio.baffoni/Rz0SXBLpw7I/AAAAAAAAAy0/guFdcWqiyEA/amazonas3.jpg?imgmax=576" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sembra incredibile che un quinto di tutta l'acqua dolce del mondo si trovi racchiusa in Amazzonia. Sembra incredibile fino a quando non si vede con i propri occhi l'estensione imponente del fiume-mare, il Rio delle Amazzoni, dove fiumi diversi scorrono fianco a fianco nello stesso letto, senza mescolare le proprie acque. La corrente e' appena percettibile eppure l'enormita' di quella massa d'acqua in movimento e' spaventosa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'acqua disegna l'intero paesaggio, le estensioni di foreste alluvionate dove la barchetta plana di ramo in ramo come uno strano uccello, l'orizzonte tagliato dalle strisce scure di  temporali improvvisi e dalle immense colonne di vapore che si levano da foreste lontane a creare nuove nubi, un ammassarsi in strati infiniti, uno dopo l'altro, di un cielo che sembra non voler finire.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un'acqua nera come la notte, che ha strappato alle foreste sommerse gli umori piu' segreti. Lungo l'acqua, dentro l'acqua, intorno all'acqua cresce la foresta. L'intrigo di tronchi e steli glabri che si perdono verso il cielo verde scuro, sotto il quale e' sera dodici ore al giorno. E poi sara' notte. Un'immensa estensione di alberi vivi e morti, rumori e richiami. Tutta diversa e tutta uguale: ogni angolo assomiglia agli altri, e diventa diverso da se stesso appena un istante piu' tardi. Un immenso caleidoscopio incantato, in cui solo i popoli della foresta sanno muovere piu' di un passo senza perdersi irrimediabilmente, fino a lasciarsi cadere nella profondita' della notte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una notte densa, fatta del rumoroso silenzio di mille animali e piante che si muovono a passi felpati sulle foglie fosforescenti, si incontrano, si contorcono, si inseguono, si stringono. Una notte che e' la piu' fonda e la piu' viva di tutte le notti. E' facile immaginare che per gli uomini europei, il caos vivo dell'Amazzonia fosse un immenso niente. Al centro di questo niente, sorge Manaus, citta' di confine. Citta' di avventurieri e marinai,  trafficanti e prostitute.&lt;br /&gt;E come in tutte le frontiere perdute, brulicanti di uomini perduti, a Manaus si cristallizzano come impure gemme i sogni smarriti degli orfani di una Europa troppo lontana.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una di queste gemme contraffatte e' il Teatro Amazonas, che sfoggia il lusso sproporzionato dell'epoca dei baroni della gomma: cristalli, legni e marmi portati dall'Europa fino a questo finis terrae, per celebrare con sfarzo l'inarrestabile avanzata della cultura e del progresso sulle forze oscure della foresta. Ma la foresta si e' difesa, e la febbre gialla ha sterminato i raccoglitori, il tempo che bastava perche' fosse inventata la gomma artificiale. Imperturbabili, i signori della gomma hanno spostato altrove le loro fortune, lasciando la foresta amazzonica quasi intatta e Manaus in fastosa decadenza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Piu' lontano ecco il Palazzo Rio Negro: edificio candidamente neoclassico, voluto da un barone della gomma prontamente ritornato alla terra natale, in Germania, e trasformato in palazzo dal governatore dell'Amazzonia. In una saletta foderata di legni pregiati, si tiene un concerto di musica da camera, e le note dei Brademburghesi si diffondono oltre i vetri di un irrealistico tramonto equatoriale. Al lato, un cartello in bella calligrafia, riporta in ordine cronologico i nomi di governatori militari, costituzionali o rivoluzionari, di dittatori e commissari federali che si sono succeduti governando l'Amazzonia ciascuno per qualche settimana, alcuni per non piu' di due giorni. L'arrivo della sera e' annunciato da un'Ave Maria barocca, nella voce cristallina di una ragazza dai dolci occhi di india.&lt;br /&gt;Una voce triste, che evoca esistenze trasparenti e perfezioni astratte, mentre qualche centinaio di metri piu' in la', le spazzine di Manaus, dai cappelli dalle larghe falde, rimestano tra i fetori densi del mercato, mentre gli scaricatori del porto bevono birra gelata e ballano canzoni contadine cantate da orribili ceffi armati di pianola elettrica. Da un buco nel selciato, un topo di fogna sporge il suo muso, attratto dall'allegra festicciola, e scambia qualche occhiata furtiva con gli sguardi gentili e giocosi di questo strano popolo perduto al confine del nulla.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lungo il fiume scorrono buffi battelli tondeggianti e piccole canoe. Vanno lentamente verso il nero scuro della notte senza luna, la notte di tutte le foreste del mondo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/569643677970321498-6672538440227982103?l=sergiobaffoni.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/feeds/6672538440227982103/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=569643677970321498&amp;postID=6672538440227982103' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default/6672538440227982103'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/569643677970321498/posts/default/6672538440227982103'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sergiobaffoni.blogspot.com/2001/04/amazonas.html' title='Amazonas'/><author><name>Sergio Baffoni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13873605405503264369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='28' src='http://lh5.google.com/sergio.baffoni/R0aQhRLpyiI/AAAAAAAABLU/IQ9N_pvWIdY/kalimantan-sergio.jpg?imgmax=640'/></author><thr:total>0</thr:total></entry></feed>
